Sabato 20 Aprile 2024

Le manganellate fanno male alla democrazia

Manganellate agli studenti: reprimere il dissenso giovanile con la violenza è un grave errore politico ed educativo. La democrazia si fonda sul dialogo, non sulla forza. La Polizia di Stato deve gestire l'ordine pubblico senza ricorrere alla violenza, specialmente con i giovani.

Le manganellate agli studenti liceali e universitari di Pisa e Firenze, come quelle delle scorse settimane a Bologna e in altre città d’Italia, non hanno giustificazione alcuna. E sono anche un enorme errore sul piano politico e – trattando di ragazzi e ragazze – educativo. Che cosa può spingere la polizia in assetto antisommossa ad una reazione così sproporzionata davanti a poche centinaia di giovani disarmati? Il fatto che fossero cortei non autorizzati? Non si vede un equilibrio tra la presunta "minaccia" e una simile prova muscolare dello Stato. Quale sarebbe il pericolo? Il dissenso? Chiaramente vanno difesi eventuali obiettivi (l’ambasciata, la sinagoga), ma c’è modo e modo. E bisogna tenere conto di chi si ha davanti. Non estremisti, ma studenti. C’è poi anche una grammatica della democrazia: si può essere d’accordo o meno con i contenuti di una manifestazione, ma finché chi manifesta lo fa in maniera pacifica, nessuno è autorizzato a picchiare a sangue.

Norberto Bobbio, non proprio un pericoloso rivoluzionario, scriveva che la democrazia è "un sistema fondato non sul consenso ma sul dissenso". Se lo Stato cade nella tentazione di reprimere a forza il dissenso rinuncia alla propria identità democratica. È intollerabile rispondere con i manganelli all’ansia di ragazzi e ragazze spaventati da un mondo sull’orlo di una Terza guerra mondiale, giovani che pacificamente, chiedono di fare cessare il fuoco. E se hanno agito senza chiedere autorizzazione, chi gestisce l’ordine pubblico deve comunque tenere conto di chi fronteggia. L’educazione civica si insegna anche nel modo con cui le istituzioni gestiscono i conflitti: il dialogo prima di tutto, non le fiammate di violenza che rischiano di generare altra violenza. La Polizia di Stato sa benissimo gestire l’ordine pubblico senza usare la violenza. Soprattutto quando si trova davanti i più giovani. Cosa è successo ora?