Lavoro, combo tra  Renzi e Fassina
Lavoro, combo tra Renzi e Fassina

Roma, 20 settembre 2014 - Sulla riforma del Lavoro il premier Renzi gioca ormai su due fronti: quello con i sindacati e quello dello scontro interno al Pd. Come spesso usa fare, il segretario si rivolge direttamente agli iscritti, scrivendo una lettera aperta pubblicata sul sito del partito. (LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA)

LE TENSIONI CON I SINDACATI - "Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone". Dopo l'affondo di ieri di Matteo Renzi contro i sindacati, la Cgil di Susanna Camusso oggi reagisce con forza, ma al tempo stesso offre spazio al confronto, affidando un primo messaggio a Twitter. Cui  segue anche il monito: "Mandare tutti in serie B non è estendere i diritti e le tutele".  E ancora: "Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione #fattinonideologie". 

Intanto la Cisl si sfila. attraverso le parole del suo segretario Raffaele Bonanni, sia criticando la Cgil alla luce dello scontro con il premier, sia cercando una strada percorribile sulle riforme. "Io sono quasi imbarazzato perché non si è arrivati davvero ad una discussione" laddove la tensione "tra Renzi e la Cgil è tutta una vicenda di partito. Camusso ha sbagliato, un sindacalista non si deve mettere nei meccanismi di partito. Questa storia ci sta portando alla rovina, non va bene", afferma il segretario della Cisl.  Non è finita: per Bonanni l'art. 18 è "diventato un'ossessione" ma "agli imprenditori non frega nulla, il 95% aziende italiane sta sotto i 15 dipendenti e le poche migliaia di controversie sono risolte per la stragrande maggioranza attraverso la conciliazione". Bonanni insiste: "A me interessa che si faccia qualcosa per sostenere i più disagiati del mondo del lavoro". "A me interessa discutere le vicende nel complesso e capire le intenzioni del Governo. Cioè se quest'ultimo ha intenzione di finirla con l'area precaria più pesante che abbiamo nel Paese - continua -. Un esercito di giovani truffati, che non risolveranno i loro problemi con il contratto a tutele crescenti se non si aboliscono le false partite iva, i co.co.co nella pubblica amministrazione e i co.co.pro. Gente che non possiede un salario, non ha previdenza, non ha nulla. La Cisl è pronta a ogni soluzione - anche a una rimodulazione dell'articolo 18 - pur di arrivare a questo". 

DEL RIO ATTACCA - Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio, fa da spalla a Renzi: "Non ridurremo i diritti e supereremo i vecchi tabù, abbiamo avanzato una proposta organica del lavoro: la legge delega ha trovato il consenso in commissione ed auspicabilmente lo troverà anche al Senato. Le polemiche potrebbero lasciare il posto a riflessioni più di merito, invece che a battaglie ideologiche". 

GRILLO CONTRO LANDINI - Anche il blog di Beppe Grillo 'solidarizza' (involontariamente) con Renzi e nella rituale caccia al sindacalista si incarica di criticare Maurizio Landini, leader della Fiom (in realtà grande avversario della Camusso). In un post, con tanto fotomontaggio del segretario della Fiom che pedala 'a cavallo' dell'euro, Lalla M. di Arezzo scrive: "Landini dunque sembra svegliarsi di fronte all'attentato all'articolo 18, ma l'attentato al mondo del lavoro, alla produttività delle aziende italiane, ai rapporti indeterminati di lavoro, alla sicurezza del posto di lavoro, alla tenuta del potere d'acquisto dei salari è già avvenuto da tempo, semplicemente con l'introduzione dell'euro, perché secondo una legge chiave delle politiche monetarie 'Se non svaluti la moneta devi svalutare per forza i salari'. E in un sistema di cambio fisso, in cui la Bce si preoccupa di controllare solo l'inflazione (bassa per la Germania che fa protezionismo, poco più alta per noi) la moneta non può essere svalutata. Dov'era Landini quando è stato introdotto l'euro?" attacca il leader pentastellato.

VENDOLA A RENZI - "Caro Matteo Renzi, ti accingi a realizzare il grande sogno della destra politica ed economica, abbattere tutte le regole che danno dignità e diritti a chi è nel mondo del lavoro". Commenta così Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e leader di Sel, in una video-lettera al premier la riforma del lavoro del governo.

AUSPICI INTERESSATI - ''Voglio sperare che la sinistra politica e sindacale non voglia ripetere gli errori del passato. Se succederà, fra un paio di anni nessuno si ricorderà del ferro vecchio che è stato difeso con tanta veemenza e nessuno proporrà di tornare indietro'', considera Pietro Ichino, giuslavorista planato in politica e da sempre sostenitore di una riforma del mercato del lavoro. 

VECCHI ASSUNTI 'SALVI' - L'articolo 18 tiene banco, ma Ichino lo ridimensiona. "La regola introdotta nel disegno di legge - osserva il senatore Ichino - si applica solo ai nuovi rapporti e chi oggi ha questa protezione se la tiene e non ha nulla da temere, ma per tutti i nuovi rapporti si inaugura un sistema di protezione nuovo, più moderno che possa applicarsi veramente a tutti".

MADIA STUPITA - "La reazione del sindacato mi stupisce", dice il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. "Se parliamo di quello che c'è nel disegno di legge ci accorgiamo che abbiamo il salario minimo, le tutele per le madri, gli ammortizzatori sociali. Noi siamo contro lo spezzatino di contratti a cui sono sottoposti i giovani. Noi abbiamo dato subito 80 euro netti in busta paga a chi guadagna meno di un certo tetto. Queste sono le cose che il sindacato avrebbe dovuto chiedere no avversare".

NCD COL PREMIER - "La legge delega sul lavoro è un progetto ambizioso ed organico. Tiene insieme la universalizzazione degli ammortizzatori sociali, la riforma delle politiche attive di accompagnamento al lavoro. Lo scopo è di incoraggiare ad assumere, quanto più con contratti a tempo indeterminato, e di non lasciare solo chi cerca lavoro", dichiara il capogruppo al Senato del Nuovo Centrodestra, Maurizio Sacconi. "Chi è ideologico a questo punto?- sottolinea l'ex ministro di Forza Italia - Chi guarda solo all'articolo 18 e non ha occhi per altro. Il Nuovo Centrodestra non accetterà mai di tornare indietro e si fida del modo con cui il presidente del Consiglio segretario del Pd e il Ministro del Lavoro iscritto al Pd eserciteranno la delega".

'E' RENZI IL PROBLEMA' - Paolo Ferrero, segretario di Rc, alza il tiro:  "Nel 2003, Rifondazione Comunista con la Fiom e il sindacalismo di base hanno fatto il referendum per l'estensione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori a tutti e tutte.  Cosa faceva Matteo Renzi nel 2003? Faceva il segretario provinciale della Margherita ed era contro l'estensione dei diritti a tutti e tutte. Renzi con ogni evidenza fa parte del problema e non della soluzione. Lui vuole l'eguaglianza nella miseria".

RABBIA UGL - "L'Italia non può farsi dettare le regole politiche ed economiche dall'agenda del Fondo Monetario Internazionale, che oltre a plaudire alle novità del Jobs Act, rilancia addirittura sulla necessità di un ulteriore taglio alle nostre pensioni" considera il Segretario confederale Ugl con delega alle politiche del lavoro Stefano Conti, secondo il quale Renzi sta tradendo il futuro: "Fino a qualche giorno fa annunciava di avere come riferimento il modello tedesco, invece nel pacchetto di riforme previste manca ogni accenno alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, il vero motore del rilancio economico della Germania". Quella Germania che il premier tanto dice di apprezzare. 

"GRADUALITA' " - Il socialista Bobo Craxi invoca gradualità e rispetto:  "Nello scontro politico che avanza sul mondo del lavoro, il compito dei riformisti è sempre quello di evitare di aprire un solco irreversibile col sindacato. Per noi socialisti, che portiamo il merito storico dell'approvazione dello Statuto dei lavoratori, resta fondamentale un approccio gradualista anche alle sue modifiche sostanziali, che spingeranno anche il sindacato a una profonda riflessione, ristrutturazione e rifondazione. Ma questa non può mai scaturire da un 'braccio di ferro' o da una sconfitta".

CONFINDUSTRIA ALLA FINESTRA - ''La soluzione migliore è un contratto a tempo indeterminato che sia conveniente per le imprese e i lavoratori'', sta sul punto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a chi gli chiede quale sia la ricetta giusta per la riforma del lavoro.

 Sondaggio Ixé: art.18, il 64% dice no all'abolizione

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