L’avanzata della destra . Grandi manovre Ue della premier. Orban e Le Pen verso i conservatori

Sul piatto l’adesione di Fidesz, il partito del premier ungherese, alla ’casa’ di FdI a Bruxelles. E in Francia Rn prende le distanze dagli estremisti tedeschi di Afd per schivare le polemiche. .

L’avanzata della destra . Grandi manovre Ue della premier. Orban e Le Pen verso i conservatori

L’avanzata della destra . Grandi manovre Ue della premier. Orban e Le Pen verso i conservatori

"Qualcuno crede davvero che Marine Le Pen possa concorrere per l’Eliseo da alleata in Europa con l’Afd?", dà per scontato un senatore emerito del centrodestra riguardo alla defezione prossima ventura del Rassemblement National dal gruppo delle Identità (Id) per approdare a quello dei Conservatori europei (Ecr) guidato dalla premier italiana. Che la leader della destra francese si stia "lentamente melonizzando", del resto, non è una supposizione nostrana. "Marine Le Pen si avvicina a Giorgia Meloni e prende le distanze da Afd", si legge su Le Monde. Pur definendo "al momento irrealistica" la confluenza nel gruppo conservatore, secondo l’autorevole quotidiano francese "i segni di apertura tra Rn e Fratelli d’Italia pongono la questione dell’eventuale alleanza post elettorale tra i due partiti".

"Al momento non c’è niente di formale", fanno sapere dal gruppo meloniano di Bruxelles. Dove confermano invece l’apertura della pratica per l’adesione all’eurogruppo conservatore chiesta dal partito del premier ungherese Vikton Orban, Fidesz, che dopo l’esclusione dal Ppe afferisce ai non iscritti come i 5stelle. Se il partito di Giuseppe Conte punta a compensare la flessione dei Verdi, la quindicina di eletti nelle file del partito di Orban potrebbero invece consolidare il ruolo di terza forza degli Ecr, ridimensionando le aspirazioni in questo senso da parte delle destre identitarie nazional-sovraniste di Id. Una prospettiva che allarma soprattutto la Lega di Matteo Salvini, che per non rimanere schiacciato nell’ininfluenza non esclude a priori un voto alla prossima Commissione.

I dati son quelli resi noti dall’European Council on Foreign Relations, per conto del quale i politologi Simon Hix e Kevin Cunningham hanno redatto uno corposo studio sulla "brusca svolta a destra" delle prossime elezioni. Stante il fatto che i due pilastri storici del Parlamento europeo, ovvero Ppe e Pse, "vedranno diminuire ulteriormente la loro rappresentanza" (rispettivamente da 178 a 173 e da 141 a 131 seggi), seguiti a ruota dai liberali di RenewEu (da 101 a 86) e i Verdi (da 71 a 61), dal lavoro emerge i "veri vincitori" saranno i partiti di destra. E in particolare quelli delle destre identitarie: con i conservatori di Ecr in crescita da 67 a 85 seggi e i nazional-sovranisti di Id da 58 a 98. In particolare Afd passerebbe dagli attuali 9 a 19 eletti, con la trentina di eletti dal partito di Le Pen a compensare il drastico calo della Lega da 27 a 8. Un dato che fa tremare gli establishment europeisti.

In questo contesto, i possibili riposizionamenti nell’alveo delle destre europee risulterebbero tutt’altro che accessori. Rinsaldare i conservatori di Ecr come terza forza, retrocedendo Id al livello di quarta o addirittura quinta, avrebbe un’effettiva rilevanza politica non solo per Meloni, ma anche nell’ottica di una riconferma di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione. Posto che ad Orban possa esser data licenza liberal-democratica, i conservatori potranno contare anche sulla mezza dozzina di eletti con Reconquête che, guidata da Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen, raccoglie consensi soprattutto nella base gollista senza intaccare quella del Rn.

La grande novità sarebbe comunque l’eventuale approdo del partito di Le Pen. Dalla Francia hanno accolto con favore l’endorsement di Meloni in occasione della conferenza stampa di inizio anno. E pochi giorni fa la leader francese ha praticamente rotto con Afd a seguito dell’ipotesi di deportazione dei migranti prospettata in una conferenza a Posdam; per non dire del referendum sulla Dexit paventato dalla leader del partito tedesco, Alice Weidel. La questione sarà oggetto di un chiarimento tra i dirigenti dei due partiti martedì prossimo. Ma nel Rn si fa ormai strada l’ipotesi di interrompere la collaborazione col gruppo delle identità. Tanto che il capogruppo di Rn a Bruxelles, l’ex gollista Jena Paul Garraud, rilava che sulla permanenza in Id che "ci sono molte ragioni tattiche ma poche politiche", affermando di non escludere la formazione di "nuovi partiti o anche nuovi gruppi con un nuovo nome". E il giovane astro nascente Jordan Bardella guarda proprio in questa direzione.