Il sottogoverno come cura. Appare così la partita che sarà definita, con grande probabilità entro venerdì, per il completamento della squadra con viceministri e sottosegretari. Maldipancia, arrabbiature, mosse tattiche: tutto è in gioco in questi giorni in cui i partiti più che lo stesso premier, che ha scelto uno per uno i ministri, tenteranno di rimediare. I posti sono tra i 37 e i 42 (tanti erano nel governo Conte II), gli appetiti tanti, la contrattazione aperta, ma il timing certo: dopo che tra mercoledì e giovedì l’esecutivo Draghi avrà incassato la fiducia a Camera e Senato sarà la volta del sottogoverno. Biden si congratula con Draghi su Twitter...

Il sottogoverno come cura. Appare così la partita che sarà definita, con grande probabilità entro venerdì, per il completamento della squadra con viceministri e sottosegretari. Maldipancia, arrabbiature, mosse tattiche: tutto è in gioco in questi giorni in cui i partiti più che lo stesso premier, che ha scelto uno per uno i ministri, tenteranno di rimediare. I posti sono tra i 37 e i 42 (tanti erano nel governo Conte II), gli appetiti tanti, la contrattazione aperta, ma il timing certo: dopo che tra mercoledì e giovedì l’esecutivo Draghi avrà incassato la fiducia a Camera e Senato sarà la volta del sottogoverno.

Biden si congratula con Draghi su Twitter

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Lo schema dovrebbe essere della composizione della squadra dei ministri: alcune figure tecniche con deleghe delicate (non si escludono altri tecnici, come Ernesto Ruffini all’Economia) e altre politiche (girano tantissimi nomi, a cominciare da quello del ‘responsabile’ Bruno Tabacci). Non ci sarà una compensazione numerica tra i partiti, ma alcune deleghe più pesanti potrebbero arrivare per chi, come Forza Italia, ha avuto solo ministeri senza portafoglio (per il vice Guardasigilli sono favoriti Paolo Sisto e Giacomo Caliendo mentre Stefania Prestigiacomo potrebbe andare all’Ambiente). La Lega, rappresentata da Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia e la veneta Erika Stefani, ha chiesto più peso, con sottosegretari vicini a Salvini e deleghe importanti come ad esempio il ritorno di Nicola Molteni al Viminale.

Tra gli scontenti c’è il Pd (tre ministri in sella, Franceschini, Orlando e Guerini). Anzi, le donne del Pd, assenti al governo e con poche dichiarazioni di sostegno da parte dei colleghi di partito. "Una ferita", ha commentato a caldo Cecilia D’Elia, portavoce della Conferenza nazionale delle donne, lanciando la proposta di una vice segretaria del partito e un capogruppo donna. Pare che il segretario Nicola Zingaretti, silente in pubblico, si sia impegnato a "fare di tutto" per riequilibrare il rapporto di genere nella nuova partita. Magari con una proposta tutte donne: girano il nome dell’ex viceministra all’Istruzione Anna Ascani per la riconferma e di Alessia Morani, ma anche quello di Antonio Misiani per il Mef.

C’è poi il caso Italia Viva che esce molto ridimensionata nel passaggio al governo Draghi dove è presente con la sola delega alla Famiglia e la riconferma di Elena Bonetti. L’ex ministra Teresa Bellanova sottolinea che Iv "non ha chiesto posti per i ministri e non li chiederemo per i sottosegretari", ma per il ruolo di sottosegretario agli Esteri è insistente il nome di Maria Elena Boschi, per la Giustizia quello di Gennaro Migliore e di Ettore Rosato per l’Interno.

Ribolle il M5s con molti che lamentano, tra l’altro, la scarsa presenza del Sud nell’esecutivo. "Bisogna fare di meglio con i sottosegretari – osserva il questore di Montecitorio Francesco D’Uva –, nel Meridione abbiamo avuto tanti voti, speriamo ci sia una rappresentanza". Il M5s vorrebbe peraltro un ritorno di Vito Crimi alla delega all’Editoria (ma secondo alcune fonti potrebbe anche finire alla Giustizia con Marta Cartabia). Una poltrona da vice potrebbe scattare anche per gli ex ministri Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e Vincenzo Spadafora, ma anche per Laura Castelli, Luigi Gallo e Giancarlo Cancelleri.