La figlia di Pinelli: "Grazie a lui il nome di papà uscì dal silenzio"

Citò l’anarchico tra le vittime di piazza Fontana "Così mia madre e la vedova Calabresi si trovarono".

La figlia di Pinelli: "Grazie a lui il nome di papà uscì dal silenzio"
La figlia di Pinelli: "Grazie a lui il nome di papà uscì dal silenzio"

Il ricordo di Silvia Pinelli torna al 9 maggio del 2009, quando la madre, Licia Rognini, incontrò al Quirinale Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi ucciso da Lotta Continua il 17 maggio 1972. Esistenze che si sono incrociate grazie all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che rese onore alla figura del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli morto in Questura a Milano la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969 in circostanze mai del tutto chiarite, "diciottesima vittima della strage di Piazza Fontana". Prima di dimettersi, Napolitano compì un altro gesto nel segno della pacificazione, nominando le due vedove, Licia e Gemma, commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica. Si spese, così, per chiudere una stagione d’odio.

Silvia Pinelli, che cosa ha rappresentato per la vostra famiglia la figura di Giorgio Napolitano?

"Quello che ha fatto nel 2009, riconoscendo mio padre come diciottesima vittima della strage di piazza Fontana, è stato un gesto di grande coraggio e rettitudine. È stato un gesto importante perché per quarant’anni della vicenda di mio padre non si voleva più parlare, dopo che è stata messa a tacere con la decisione del giudice D’Ambrosio (il 27 ottobre 1975 il giudice istruttore archiviò le denunce di Licia Rognini Pinelli escludendo il suicidio e l’omicidio di Giuseppe Pinelli, e motivando la morte con la discussa formula del "malore attivo", ndr). Giorgio Napolitano ha avuto il coraggio di rompere il silenzio, di fare quello che andava fatto anche per rendere onore alla battaglia per la giustizia che ha portato avanti la nostra famiglia".

Come avvenne l’incontro del 2009 con la vedova di Luigi Calabresi?

"Mia sorella Claudia accompagnò nostra madre a Roma, in occasione del Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo. Erano partite da Milano la mattina presto, mia madre era molto emozionata anche perché non sapevamo come si sarebbe svolta la cerimonia. La sua emozione crebbe quando ascoltò il discorso di Napolitano. Furono parole inaspettate e improvvise che fecero il giro del mondo, un gesto per niente scontato dopo tanti anni di silenzio. L’incontro con Gemma Capra al Quirinale è stato sicuramente un passaggio positivo per entrambe le famiglie, e negli anni successivi ci sono state altre occasioni di dialogo. In seguito c’è stato un secondo incontro con Napolitano, a Milano".

Che cosa ricorda del secondo incontro?

"Io ero presente e mia madre disse a Napolitano, stringendogli la mano: “Sono onorata di conoscerla“. Lui rispose: “Sono onorato io“. Ho avuto l’impressione di avere di fronte un politico d’altri tempi, coerente con i valori in cui crede, di grande dignità e rettitudine. Ci siamo rese conto che esiste uno Stato giusto".

Il vostro impegno per la memoria, dopo tanti anni, non si ferma.

"Tra le iniziative c’è il progetto “Non dimenticarmi“, in collaborazione con il Comune di Milano, per il Memoriale che entro il prossimo 12 dicembre sarà collocato in piazza Fontana. Quest’opera riconosce nostro padre come 137esima vittima della strategia della tensione. Un altro riconoscimento significativo e non scontato, utile per riaffermare la verità".