Mario Draghi al Quirinale (Ansa)
Mario Draghi al Quirinale (Ansa)
"Obama, quando c’era un problema, diceva ai suoi 'Chiamate Mario'". L’aneddoto di Bruno Tabacci, il costruttore di Giuseppe Conte diventato a strettissimo giro supporter dell’ex numero uno della Bce, la dice lunga sulla percezione nazionale e internazionale del presidente incaricato: come "uomo che risolve i problemi". Governo, Draghi al secondo giorno di consultazioni. La diretta E, del resto, è il diretto interessato a essere consapevole che la sua missione-chiave sarà quella di mettere mano ai dossier più complessi e terribilmente gravi della stagione: "La drammatica crisi sanitaria con i suoi gravi effetti sulla vita delle persone, sull’economia e sulla società. Nella...

"Obama, quando c’era un problema, diceva ai suoi 'Chiamate Mario'". L’aneddoto di Bruno Tabacci, il costruttore di Giuseppe Conte diventato a strettissimo giro supporter dell’ex numero uno della Bce, la dice lunga sulla percezione nazionale e internazionale del presidente incaricato: come "uomo che risolve i problemi".

Governo, Draghi al secondo giorno di consultazioni. La diretta

E, del resto, è il diretto interessato a essere consapevole che la sua missione-chiave sarà quella di mettere mano ai dossier più complessi e terribilmente gravi della stagione: "La drammatica crisi sanitaria con i suoi gravi effetti sulla vita delle persone, sull’economia e sulla società. Nella consapevolezza che l’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione", avvisa nelle poche parole pronunciate all’uscita dal Quirinale. Risposte che avranno come fulcro la riscrittura (su cui è già al lavoro) del Recovery Plan sul modello francese: più investimenti, per salvare il futuro dei giovani e il presente delle imprese, più spesa per la sanità, bonus azzerati o quasi, meno assistenzialismo (anche con revisione del reddito di cittadinanza) e più politiche attive, e poche grandi opere infrastrutturali. Insomma, più "debito buono e meno debito cattivo".

Sul tavolo del nuovo possibile premier si incastrano urgenze immediate e nodi strutturali mai sciolti: "vincere la pandemia", "completare la campagna vaccinale", "offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini", "rilanciare il Paese", gestire il debito pubblico gravato dai nuovi deficit. Dunque, nel concreto: mettere mano subito ai nuovi indennizzi per le attività economiche devastate (a cominciare dal decreto Ristori cinque), rifinanziare la cassa integrazione, ma anche definire il percorso per uscire dal blocco dei licenziamenti e dalla stagione degli aiuti alle imprese a fondo perduto. Il tutto avendo come premessa la rielaborazione immediata del Recovery secondo uno schema semplificato e asciutto. Pochi punti di azione, scanditi da un cronoprogramma preciso e coperture puntuali, per avere quanto prima a disposizione "le risorse straordinarie della Ue", con l’opportunità "di fare molto per il Paese con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale".

Certo è che urgenze e carenze antiche si dovranno comporre secondo i criteri e le priorità di quella che è stata ribattezzata da mesi 'Agenda Draghi', almeno da quando l’uomo del 'whatever it takes' ha scritto sul Financial Times, nella scorsa primavera, una sorta di manifesto o vademecum per affrontare la pandemia ("una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche") e le disastrose conseguenze sociali ed economiche.

Spetta allo Stato e alle banche – spiegava – intervenire in maniera "forte e veloce" per evitare che una "profonda recessione, inevitabile" si trasformi in una "depressione prolungata" causata dai "danni irreversibili di una pletora di bancarotte". Lo Stato deve intervenire e "mettere il bilancio pubblico a protezione dei cittadini" aumentando il debito pubblico per farsi carico di tutte le perdite delle aziende, "salvare i posti di lavoro" e mettere le banche nella condizione di dare tutta la liquidità necessaria alle imprese. Un investimento massiccio, anche a finanziamento in deficit e garanzia dell’Europa e delle banche centrali, che però si traduca in salvataggio di posti di lavoro e non in metadone assistenziale.