Roma, 6 luglio 2018 - A un corso di formazione per i giovani magistrati e a due giorni dalle elezioni dei togati del Csm il sottosegretario alla Giustizia, il leghista Jacopo Morrone, esprime l’auspicio che la magistratura "si liberi dalle correnti e in particolare di quelle di sinistra" e scoppia la polemica. Prima brusii dalla platea, poi le reazioni indignate di un consigliere del Csm e di Area, il gruppo che rappresenta le correnti di sinistra della magistratura. "Le dichiarazioni del sottosegretario al corso di formazione organizzato dal CSM sono inaccettabili nel contenuto e gravissime quanto al contesto in cui sono state rese – afferma Antonello Ardituro, togato di Area –  Un incontro di formazione per giovani magistrati non può essere strumentalizzato per finalità politiche da chi è stato invitato per rappresentare il ministero della giustizia nell’ambito della collaborazione istituzionale che la costituzione sollecita e che il Csm ha sempre onorato e continuerà ad onorare. Mi auguro che il ministro della giustizia voglia prendere le distanze da queste dichiarazioni".

Vista la mala parata è lo stesso Morrone che prova ad aggiustare il tiro. "In magistratura – prova a spiegare il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone – non ci sono correnti migliori di altre. E le mie parole pronunciate questa mattina al Csm sono una opinione personale che non rappresenta la posizione del ministro. In questo senso ho avuto un’uscita irruente e infelice rispetto al contesto e alla rappresentanza. Rivendico comunque la posizione politica, la Lega ha sempre criticato le correnti in magistratura perché portano alle storture che sono emerse e a più riprese denunciate in diversi anni. Non era mia intenzione costituirmi al ministro di cui stimo e rispetto la posizione. Così come rispetto la stragrande maggioranza della magistratura che porta avanti la propria missione con abnegazione e imparzialità".

Ma non basta. Anzi. Parole che gettano altra benzina sul fuoco delle polemiche. Come sottolinea David Ermini, capogruppo Pd in Commissione Giustizia della Camera. "La toppa di  Morrone per le sue incredibili dichiarazioni – afferma – è peggio del buco. Dopo le sue precisazioni le dimissioni diventano un gesto inevitabile". "La giustificazione di parlare a titolo personale – spiega ancora Ermini – già di per sé ridicola, diventa quasi provocatoria considerato che la seda scelta da Morrone per le sue esternazioni è stata il Csm. Morrone ha dimostrato di non possedere l’imparzialità minima per ricoprire una carica così delicata e di essere inadeguato al ruolo. Auspichiamo – conclude – dunque che tragga da solo le necessarie conclusioni rispetto a questo episodio e si dimetta".

LEGNINI  - A intervenire è anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini.  "Le parole del sottosegretario della Lega Jacopo Morrone – sottolinea – non possono essere né condivise né accettate. La libertà di associazione è riconosciuta dalla Costituzione a tutti i cittadini e ovviamente anche ai magistrati". Non solo. "Ho già informato – annuncia Legnini – il ministro della Giustizia con una nota sollecitandolo a prendere posizione su quanto accaduto".