Mercoledì 24 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Turbolenze al centro, Iv e Azione fanno quadrato attorno ai loro leader. "Renzi e Calenda stiano lì"

Continua il dibattito su una possibile federazione a destra dei dem. Si cerca un papa straniero e c’è chi azzarda: Gentiloni a capo della coalizione

Roma, 15 giugno 2024 – “I capi sono due e quei due restano", sbottano dalle parti di Azione e confermano all’ombra di Italia Viva. Ovvero Matteo Renzi e Carlo Calenda. E nessun congresso, convention o invenzione può modificare questa realtà "politica". Iv e Azione, insomma, restano due partiti con due leadership indiscusse, quali che siano le soluzioni formali che potranno essere adottate.

I tre ex premier Mario Draghi, Paolo Gentiloni e Matteo Renzi
I tre ex premier Mario Draghi, Paolo Gentiloni e Matteo Renzi

È il messaggio che arriva da più parti in risposta ai retroscena trapelati in questi giorni. Non ci sono figure terze in grado di federare o dimostrarsi capaci di far ombra ai due leader: non il sindaco di Milano Giuseppe Sala né l’ex commissario alla spending reviw Carlo Cottarelli, figurarsi Luigi Marattin, che si candida al congresso di Iv.

Alle iniziative in campagna elettorale ti chiedono chi sia Calenda, figuriamoci altri", rivela suo malgrado un parlamentare di Azione. A suffragare il fatto che dalla leadership di Renzi e Calenda non si può arretrare, se non per finta. Non potrà quindi che venir da fuori la personalità in grandi di ridurre a più miti consigli il dispotismo dei due condottieri centristi. Qualcuno in grado di unificare non il centro, ma il tutto centrosinistra. E un nome ci sarebbe. Uno solo. L’ex commissario europeo ed ex premier dem Paolo Gentiloni: cattolico, progressista, democratico e in quanto tale solo in grado di ricomporre e allargare il campo progressista, del cui litigioso perimetro si è più volte dichiaro insoddisfatto.

Ma questo è un altro discorso, che chiama in causa in primo luogo il Pd, dove si continua a vagheggiare la possibilità che Elly Schlein sia in grado di contendere il governo a Giorgia Meloni, che non a caso la preferisce come contendente non solo per cortesia di genere.

Per stare al centro, "il problema è che ci sono sofferenze interne a Iv che si ripercuotono direttamente su Azione", sostengono i calendiani. L’intenzione di fare un passo di lato dichiarata da Renzi viene infatti evocata per esortare una mossa analoga da parte di Calenda. Ma i calendiani, prima ancora di Calenda, non ci stanno. Obiettando che l’ex premier non può che rimanere il dominus indiscusso di Iv, come giusto. E come Calenda in Azione. Inutile quindi "mettere prestanome", contestano i supporter dell’ex ministro. Per quanto nella stessa Azione si registri l’insofferenza di esponenti di spicco come le ex ministre berlusconiane Maria Strella Gelmini e Mara Carfagna.

La sirena di Forza Italia in effetti si fa sentire su una parte di esponenti dei due partiti centristi. In particolare, insieme alle due ex ministre, sono da sempre sensibili al pifferaio azzurro anche l’azionista Enrico Costa e il Benedetto Della Vedova di +Europa. Ma questo è il meno. Il punto è la capacità dei centristi di darsi un profilo politico unitario e comprensibile. E non si può dire che il mix tra centrismo confessionale e estremismo liberista radicale, tra antiabortisti e sostenitori dell’utero in affitto, risulti comprensibili agli elettori solo in nome del finanziamento all’Ucraina nella guerra contro l’invasione russa. Gli elettori hanno anzi dimostrato di non capire.

Se per la componente laica post-radicale rimane all’orizzonte un possibile approdo nel Pd, che almeno è meno clericale di molti centristi terzopolisti, per l’area cattolico-democratica invece si potrebbe porre un problema più serio di unificazione. Anche se al momento prevalgono le appartenenze partitiche. Perché "i partiti, sono partiti con le loro logiche", fa presente un parlamentare. E questo significa che né il partito di Renzi né quello di Calenda per il momento son disposti a rinunciare alla propria dimensione politico-organizzativa.