Matteo Renzi con Teresa Bellanova (Ansa)
Matteo Renzi con Teresa Bellanova (Ansa)

Roma, 22 settembre 2019 - Il partito di Renzi nella realtà esiste dal 25 novembre 2012, cioè da quando l’allora sindaco di Firenze si presentò per la prima volta alle primarie del Pd e raccolse il 35,5% dei consensi. Molti leader riescono a catalizzare voti personali indipendentemente dalla forza del partito in cui militano. Bisogna però far notare che al momento più che un partito Renzi ha creato un gruppo parlamentare. Generalmente la procedura è diversa, le nuove organizzazioni politiche nascono nelle piazze e poi si creano i gruppi di riferimento alle Camere. Italia Viva, così è stato battezzato il partito di Renzi, è venuta alla luce in modo diverso. Ma a Renzi le sfide lo esaltano. È anche vero che il quoziente elettorale che si raccoglie alle elezioni è il frutto delle azioni di marketing politico che si mettono in campo e quindi bisogna attendere per comprendere quale sarà il contenuto del progetto. 
 
Però abbiamo già a disposizione alcuni dati che ci possono chiarire quali sono i rapporti di forza allo start, cioè il giorno dopo l’annuncio. Italia Viva parte con il 5%. Per analizzare se questo è un valore alto o basso bisogna confrontarlo con un dato pregresso. Il primo a nostra disposizione è quello testato nel gennaio 2017, cioè dopo che Renzi si dimise da premier in seguito alla sconfitta sul referendum. Già allora si iniziò a parlare della possibilità che Matteo potesse far nascere un suo partito, proprio in risposta al fuoco amico che a suo dire fu la causa della debacle. 
In quella occasione l’allora ipotetico partito di Renzi valeva il 10%, quindi in quasi 3 anni ha perso circa la metà dei voti. Adesso però che il nuovo soggetto politico è diventato realtà le cose possono cambiare. Il nome Italia Viva tuttavia non attrae in maniera significativa. I suoi supporter non si dichiarano affascinati visto che solo al 44% piace mentre un ulteriore 50% avrebbe preferito un’altra scelta. 

Inoltre Renzi ha voluto dare, almeno pubblicamente, il messaggio di una scissione non traumatica con il Pd e questo concetto è stato metabolizzato dai suoi elettori. Infatti il 67% pensa che comunque valga la pena allearsi con i democratici, solo il 10% invece sostiene l’alleanza con il M5S mentre si riduce al 5% quelli che ritengono che si possa stringere rapporti con Forza Italia. 

Però gli italiani non si fidano delle parole rassicuranti del neo leader di Italia Viva, forse è ancora troppo forte il ricordo del suo ‘stai sereno’ . È così che il 60% della popolazione pronostica che Renzi farà cadere il governo, anche se non a breve termine. Il problema reale però che questa nuova organizzazione politica deve risolvere è quello di avere una classe dirigente che possa riscuotere alti apprezzamenti dagli italiani, visto che al momento non è così. Infatti l’ex premier fa registrare un livello di fiducia del 20%, pari a quello di Berlusconi mentre per esempio Conte è al 43%, 23 punti in più. Non va meglio per Maria Elena Boschi il cui livello di fiducia è al 13%. Un po’ superiore Giachetti che arriva al 25% mentre Teresa Bellanova, ministra dell’agricoltura, raggiunge il 40%, doppiando Renzi, il suo leader.