Con lo stesso slogan Veltroni ha fatto la campagna elettorale nel 2008 (Ansa)
Con lo stesso slogan Veltroni ha fatto la campagna elettorale nel 2008 (Ansa)

MILANO - Non c’è nulla di casuale, nell’addio di Matteo Renzi al Pd. A partire dal nome del nuovo partito, Italia Viva, "scelto con grande attenzione comunicativa e di marketing". A spiegarlo è Massimiliano Panarari, sociologo della comunicazione e docente di Marketing politico alla Luiss di Roma. 
Professore, il primo riferimento che viene in mente è a Forza Italia, il partito di Berlusconi. È quella l’area che Renzi vuole occupare?
"Innanzitutto è un’ulteriore conferma che la parola ‘partito’ non compare più nelle nuove formazioni politiche. L’assonanza con Forza Italia c’è, quello è anche il gruppo parlamentare cui si rivolge sperando di essere attrattivo. Ma soprattutto l’ex premier punta a un centrismo postmoderno". 
In che senso?
"Per come si è configurato lo scenario politico, il tema del centro c’è tutto. Ma, come sottolinea lo stesso Renzi, non ci si può proporre con un centro statico, occupato il quale si governa la società, modello Dc. Oggi in Italia i moderati sono meno numerosi e dunque quello spazio va occupato in termini dinamici, come risposta ai populismi di destra e di sinistra".
Scelta delle parole: perché proprio «Italia Viva»?
"Da un lato c’è il ‘Partito della nazione’, la grande stella polare di Renzi, anche se probabilmente ridimensionato nei numeri. Il richiamo alla vita, è la dinamicità dei ceti produttivi del Paese, in particolare quelli del Nord, che avranno, probabilmente, un problema di interlocuzione con il governo giallorosso, che è percepito come legato a politiche stataliste e redistributive. Ma c’è dell’altro". 
Cioè?
"L’assonanza col progetto di Macron, ‘En Marche’, in cammino, in marcia. Anche qui c’è dinamicità. Un partito in movimento, che si propone di essere una forza di centro post moderno, che sostituisce la contrapposizione destra-sinistra con quella conservazione-innovazione, di cui è portatrice. La stessa idea di terza via del blairismo e del clintonismo, quando erano in ascesa". 
Renzi dice di «non voler fare una cosa in politichese, noiosa, antipatica». Sarà per questo che viene in mente la canzone di De Gregori ‘Viva l’Italia’?
"Questa è un’idea molto renziana, ovvero c’è la narrazione improntata all’ottimismo. Anche qui vedo un filo diretto con Berlusconi. In tempi cupi, complicati e complessi, Renzi riprende l’immagine dell’Italia del fare, del rimboccarsi le maniche. Un partito del sì, insomma, contrapposto alle politiche assistenzialistiche di destra e sinistra, il luogo politico dei ceti produttivi. Poi vedremo come si muoverà". 
Renzi ha usato spesso la parola ‘casa’, tanto che si era pensato a ‘Casa Italia’...
"Il messaggio, anche se un po’ in contraddizione con la dinamicità, è che i moderati italiani hanno bisogno di un nuovo luogo che sia loro, di una forza politica stabile. Il problema però è che questo è il partito personale di Renzi, mentre il Pd aveva una sua autonomia. È una sfida, vedremo come va a finire".