Irene Pivetti (Marmorino Newpress)
Irene Pivetti (Marmorino Newpress)

Milano, 13 aprile 2019 - Irene Pivetti, ha deciso di candidarsi con Forza Italia. Come mai?

«Appartengo al partito Italia Madre che si è presentato alle scorse elezioni politiche e che ha come temi centrali lo sviluppo economico e le politiche industriali. È un partito vero con una propria struttura. Ma per partecipare alle Europee bisogna ragionare in un’ottica di coalizioni, ed è stato quindi naturale rivolgersi al Ppe. Quando Tajani mi ha proposto la candidatura ne sono stata molto felice».

Impossibile però non ricordare quando la prima Lega di Bossi, nel ’94, voltò le spalle a Berlusconi facendo cadere il governo. Lei apparteneva a quella Lega...

«Ormai sono passati 25 anni, un’intera generazione. Fu un periodo rifondativo, attuammo un grande ricambio e fu esaltante. Ci sentivamo sulla cresta della storia. È vero, la Lega ruppe con Berlusconi, ma poi si trovò una pacificazione col governo Dini e io lavorai molto in questo senso».

Mi racconta il suo primo incontro con Bossi?

«Erano gli anni ’90, la Lega era il primo partito in Lombardia e il quarto in Italia. La stampa ci trattava come bifolchi, ma era chiaro che non poteva essere così. Sostenni questa tesi in un articolo, Bossi lo lesse e mi chiese di incontrarlo. Gli dissi che non ero leghista, però credevo che la Lega meritasse un’analisi più approfondita. Precisai che ero cattolica, e mi rispose: benissimo, allora ti occuperai dei cattolici della Lega. Ci pensai per qualche giorno e poi accettai».

Come le comunicarono che sarebbe diventata presidente della Camera, la più giovane della storia?

«Si diceva che sarei diventata ministro, forse della Pubblica istruzione. Poi un giorno, mentre stavo guidando squillò il cellulare. Era Bossi. Mi disse (qui imita la voce del Senatùr, ndr ): ‘Mi sa che ti tocca di fare il presidente’. ‘Aspetta che accosto’, risposi, ‘il presidente di cosa?’. Siccome alla Lega toccava una presidenza, e Bossi non voleva Speroni al Senato, sarebbe toccato a Maroni, ma lui preferiva fare il ministro dell’Interno. Così venni eletta io».

Poi arrivò il suo periodo televisivo. Come successe?

«Dopo la fine del percorso politico volevo darmi al giornalismo: da quando ho 20 anni sono pubblicista. Costanzo mi propose di entrare a La7 . La tv è stata una grande scuola di semplificazione: ho imparato a dire concetti anche importanti con parole semplici».

Molti ricordano i suoi vestiti sadomaso...

«È una falsità che si tramanda. Indossavo abiti di Gattinoni che erano un po’ aggressivi. E dopo Gattinoni ho indossato Armani».

Perché smise di fare tv?

«Mi sono dedicata alla mia attività di impresa e non avevo più tempo, se non per qualche ospitata come opinionista. Ora trascorro più tempo in Cina che in Italia».

Se dovessero eleggerla al Parlamento europeo, come farà?

«Come tutti gli imprenditori che fanno questa scelta: qualcun altro gestirà la mia società.»

Quali errori rimpiange?

«Ne ho commessi molti nella vita privata, ho avuto dispiaceri».

Si riferisce al suo matrimonio naufragato dopo 13 anni?

«Preferisco non parlarne».

Le piace la Lega di oggi che ha perso la parola Nord?

«La Lega di oggi ha il merito di essersi impegnata su temi come sicurezza e immigrazione. Ha invece trascurato finora temi a me molto cari come quelli della libertà economica. Ma sono passati 30 anni, chi la guida e chi la vota appartiene a un’altra generazione».