Alfonso Bonafede e Giuseppe Conte
Alfonso Bonafede e Giuseppe Conte

Giuseppe Conte si mette di traverso all’accordo sulla riforma della giustizia raggiunto in cdm, e in contrasto con quanto votato (anche) dai ministri 5S esprime pubblicamente il proprio disappunto già fatto filtrare per vie traverse. Le riflessioni da questo ulteriore sviluppo della Dynasty grillina sono più di una. La prima è che alla fin fine, almeno per quanto riguarda la rappresentanza 5S al governo, chi dà le carte è sempre Grillo. E’ bastata una telefonata dell’Elevato durante la trattativa con Draghi e Cartabia, e tutto si è sbloccato. Per adesso e per quanto riguarda il fronte governativo, Conte raccoglie le briciole. La seconda è che la vicenda-prescrizione dimostra ancora di più l’impossibilità di una riconciliazione interna a quel che resta del Movimento. Non tanto per una questione di idee. Le idee da quelle parti non hanno mai contato niente (Conte ha guidato governi di segno opposto, Di Maio ha fatto carriera all’ombra del manettarismo spinto e poi si è scoperto garantista, Grillo ha sostenuto tutto e il contrario di tutto) quanto di interessi e di prospettive immediate.

Grillo è alla testa di un drappello di cinquestelle che vuole sostenere Draghi perché così salvano la loro poltrona ministeriale e il loro scranno da parlamentare, rimandando il più possibile la triste prospettiva di doversi cercare un lavoro vero; Conte al contrario vuole far traballare la poltrona del premier. Un po’ per motivi che poco hanno a che fare con politica (da che mondo è mondo si detesta sempre quello che ha preso il tuo posto), un po’ perché vuole tornare in gioco e riscuotere quanto prima la cambiale di consenso popolare tuttora in suo possesso. Non è un caso che con lui ci sia gente rimasta fuori dagli ultimi giochi (Bonafede) o ansiosa di rientrare in ballo (Di Battista). Ultima considerazione delle tante possibili è sullo spettacolo buffo a cui stiamo assistendo, con un ex comico beffardamente antisistema e «vaffanculista» che diventa la quinta colonna governativa dell’ex presidente della Bce e della sua svolta garantista, e dall’altro lato un famoso avvocato, giurista affermato, l’uomo dalla pochette facile, espressione o per lo meno frequentatore del deep state che per convenienza e ripicca personale si fa alfiere del giustizialismo manettaro estraneo, almeno in teoria, alla sua cultura. La commedia degli equivoci grillina ci riserva ogni giorno una nuova puntata, spesso più esilarante di quella precedente. Applausi.