IL RENZI-Telemaco in trasferta a Strasburgo, di fronte al Parlamento europeo appena eletto e al gran completo, non ha deluso. Chi si aspettava, come molte altre volte, un premier con il cappello in mano a elemosinare qualche aiuto per la sua patria sfortunata, si è dovuto ricredere e molto in fretta. Dicono che Renzi abbia steso di persona il suo discorso, senza aiuti. Ed è anche possibile: lo stile era il suo, diretto, immediato. Solo qualche citazione colta, qui e là, giusto per far vedere che in fondo siamo un paese di grande civiltà. Chiarito questo, ha avuto il coraggio di dire che se oggi l’Europa facesse un selfie (cioè un autoscatto) che immagine verrebbe fuori? Il volto della stanchezza, in qualche caso della rassegnazione, e della noia. 
In sostanza, siamo dei dinosauri addormentati. I numeri sono tutti dalla sua parte. Se l’Italia va male, l’Europa nel suo complesso non è certo un’oasi di benessere. Le previsioni più ragionevoli dicono che nei prossimi otto anni crescerà mediamente dell’1,1 per cento, tranne gli ultimi in cui si spingerà fino all’1,7 per cento. Troppo poco, percentuali da continente sfiatato.

E INFATTI le stesse previsioni dicono che, nel suo complesso, nel 2022 la disoccupazione in Europa (media) sarà ancora vicina al 10 per cento. 
E quindi ha fatto molto bene Renzi a spiegare che la crescita non è solo un problema italiano (o francese), ma in realtà è un problema dell’Europa nel suo complesso. Dobbiamo ritrovare il gusto di essere un continente di frontiera. Cioè dove accadono delle cose e dove si guarda al futuro. E per la crescita è indispensabile che sia concessa un po’ di flessibilità rispetto alle rigide regole europee. Su questo è scoppiato il finimondo. Uno scontro di una violenza mai vista, probabilmente, a Strasburgo. Alcuni deputati hanno manifestato preoccupazione per questa storia della flessibilità. Ma il premier olandese li ha tranquillizzati: nell’ultimo vertice, Olanda e Germania hanno bloccato il tentativo di Francia e Italia di mandare a monte il rigore, fidatevi. Al leader del Ppe (il tedesco Manfred Weber) schierato sulla stessa linea della non-flessibilità, Renzi ha ricordato che proprio in quella sala, anni fa, alla Germania fu consentito non un po’ di flessibilità, ma proprio di violare i limiti imposti da Maastricht. A questo punto gli elementi della partita che si giocherà nei prossimi mesi in Europa sono molto chiari.

L’ITALIA (e la Francia, ma anche la Spagna) vogliono la possibilità di sforare un po’ dai rigidi limiti imposti dalle regole comunitarie perché pensano che senza questa flessibilità non riusciranno a avere una crescita consistente e senza crescita non c’è futuro. La novità introdotta da Renzi sta nel fatto che anche l’Europa, a conti fatti, ha gli stessi problemi. E quindi allentare le maglie di ferro di Maastricht è indispensabile se non si vuole assistere al progressivo spegnimento di un intero continente. Va detto, però, che se nei giorni scorsi la signora Merkel aveva fatto qualche timida apertura verso le necessità italiane e francesi, a Strasburgo gli esponenti della sua area hanno invece mostrato la faccia cattiva, lasciando intendere che non sarà tanto facile convincerli a accettare un po’ di flessibilità. Dall’alto del loro benessere considerano il non-rigore come un’eresia, una malattia.
Renzi ha risposto loro a muso duro. E ha fatto bene.
Ma la battaglia non finisce qui. È appena cominciata.

di Giuseppe Turani