Il caso Bologna. Il sindaco ai Verdi: via dalla coalizione

Lepore (Pd): difendete Putin per un pugno di voti

Il caso Bologna. Il sindaco ai Verdi: via dalla coalizione

Il caso Bologna. Il sindaco ai Verdi: via dalla coalizione

L’evento della discordia pro-Putin è stato l’ultimo atto di uno strappo già partito. Così il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha silurato Davide Celli – figlio del noto etologo Giorgio, e unico esponente in Consiglio comunale di Europa Verde – con poche righe che parlano da sole: "Prendo atto che i Verdi sono fuori dalla coalizione di centrosinistra e non avrei mai immaginato che per un pugno di voti avrebbero difeso i pro-Putin. C’è un limite a tutto". La frattura è servita. Risponde Celli: "È il sindaco che mi ha cacciato, sancendo un’insofferenza che andava avanti da tempo, le presunte posizioni filorusse sono un pretesto".

Ma riavvolgiamo il nastro. La polemica è esplosa quando sui social è circolato il volantino di una serata: il 27 gennaio, in un ex centro sociale cittadino, è stata organizzata la proiezione del film ‘Il Testimone’, con la dicitura: "Film russo sul conflitto in Ucraina". Per l’incontro è stata anche annunciata la partecipazione di Vincenzo Lorusso (Associazione Donbass Italia) e il giornalista Andrea Lucidi, peraltro già oggetto di una interrogazione parlamentare per aver preso parte a un evento ospitato dall’ambasciata italiana a Mosca e noto per le sue posizioni anti-Ucraina.

L’iniziativa, additata subito come "filorussa" e "pro-Putin", ha mandato in fibrillazione la giunta bolognese: il sindaco ha subito convocato il gestore di Villa Paradiso, lo spazio in questione, che vede una concessione del Comune per tutto il 2024, e ha chiesto l’annullamento dell’evento. La bufera si è intensificata dopo le dichiarazioni di Celli in Consiglio: "Sono contrario a ogni forma di censura. Tutti siamo grandi abbastanza per poter giudicare e mi spaventa se vengono messe delle censure e viene detto che certi film non devono essere mostrati in pubblico. Io lo andrò a vedere, perché voglio farmi un’idea". Ieri, infine, la decisione del sindaco e l’esclusione del partito dalla maggioranza. "Se tu dici che vai a vedere un documentario pro Putin per capire come fanno la propaganda i russi vuol dire che sei anche tu un putiniano – incalza ancora Celli –. Roba da matti, siamo tornati al maccartismo. Diventerà un caso". Detto fatto.

Se da una parte il Comune di Bologna ricorda la mancata partecipazione di Celli al voto per l’approvazione dell’ultimo Bilancio, a dicembre, il consigliere di Europa Verde parla della "proverbiale goccia che fa traboccare il vaso", in una situazione incancrenita che si trascina da tempo. Celli è riuscito a suscitare persino la solidarietà di Fratelli d’Italia e Lega.

Sul caso è arrivato il commento dei vertici nazionali: "I Verdi non hanno mai espresso posizioni favorevoli nei confronti di Putin – chiariscono i deputati Luana Zanella e Filiberto Zaratti –: siamo fiduciosi che un dialogo aperto tra noi Verdi e il sindaco Lepore sia necessario anche per dissipare ogni malinteso".

"Non riuscendo a giustificare il patto disatteso su temi come urbanistica, consumo di suolo e verde urbano, il sindaco ribalta il tavolo con parole scomposte che hanno l’obiettivo di gettare fumo sulle vere ragioni della contrapposizione", chiosano in coro i bolognesi Danny Labriola e Valentina Marassi e Silvia Zamboni e Paolo Galletti (Europa Verde-Verdi Emilia-Romagna). Un caso, appunto.

Francesco Moroni