Enrico Letta e Giuseppe Conte
Enrico Letta e Giuseppe Conte
"E ora, che fare?". La domanda di leniniana (e leninista) memoria tormenta i dem in merito, per una volta, però, non ai guai di casa loro ma a quelli di casa altrui. Nello specifico, dei 5 Stelle. Le voci si rincorrono e i dem si attaccano al telefono con gli amici M5s per cercare di capire che succede in casa di un partito alleato e fondamentale nella strategia dem. Letta lo ha detto solo un giorno fa a Milano: "Se vogliamo giocarcela con la destra, alle comunali come alle Politiche, dobbiamo alleare il centrosinistra ai 5 Stelle, non ci sono altre vie". Si profila, però, una totale catastrofe. Se Grillo e Conte rompono, Grillo concede il simbolo ai dissidenti (il simbolo lo ha...

"E ora, che fare?". La domanda di leniniana (e leninista) memoria tormenta i dem in merito, per una volta, però, non ai guai di casa loro ma a quelli di casa altrui. Nello specifico, dei 5 Stelle. Le voci si rincorrono e i dem si attaccano al telefono con gli amici M5s per cercare di capire che succede in casa di un partito alleato e fondamentale nella strategia dem.

Letta lo ha detto solo un giorno fa a Milano: "Se vogliamo giocarcela con la destra, alle comunali come alle Politiche, dobbiamo alleare il centrosinistra ai 5 Stelle, non ci sono altre vie". Si profila, però, una totale catastrofe. Se Grillo e Conte rompono, Grillo concede il simbolo ai dissidenti (il simbolo lo ha lui) – che, soprattutto a Napoli, ma anche in Calabria, già schiumano rabbia e cercano il colpo gobbo contro la doppia candidatura di Manfredi (scelto ben più da Conte che da Letta) e dell’imprenditrice Ventura (idem) – e il risultato è che tali alleanze nascano già morte. Il tifo del Nazareno, proprio come quello del Fatto di Travaglio, dunque, è tutto per Conte e per i big del Movimento che si stringono intorno a lui (Fico, D’Incà, Patuanelli, Bonafede, Di Maio è un’altra storia).

M5s, Conte-Grillo: verso accordo su comunicazione e nomine

I rapporti tra Letta e Conte sono ottimi e l’interlocuzione è costante tra telefonate e incontri riservati. Le candidature di Napoli e della Calabria sono nate così. Anche a Roma e Torino, nonostante Pd e M5s corrano separati, Conte ci ha provato fino all’ultimo, per trovare la quadra dell’alleanza, il Pd non farà campagne anti-M5s e, insomma, l’entente cordiale regge benissimo. Con Grillo, invece, uno come Letta non si piglia (ma neppure Zingaretti prima): i rapporti sono pari allo zero. Il Nazareno tifa perché le truppe seguano Conte, non certo il Garante-Fondatore. Infine, c’è la figura di Goffredo Bettini, ascoltato maître à penser ieri di Zingaretti e di Conte a pari merito, oggi più di Conte che di Letta, ma in ogni caso quinta colonna del contismo dentro il Pd, nonché teorico dell’alleanza progressista Pd-M5s.

Già, ma a ottobre e tra due anni esisterà ancora il M5s? O forse due? Sarà nato il partito di Conte? Nel Pd sono tutti molto preoccupati e i timori corrono sul filo delle chat delle varie correnti. Ovviamente, chi trova in questo ennesimo scontro dentro l’M5s la conferma dell’inaffidabilità degli ex grillini è la minoranza dem di Base riformista, che da tempo chiede al Nazareno di privilegiare le forze moderate e centriste, da Calenda a Renzi. Il senatore, ex capogruppo, Andrea Marcucci lancia la stilettata: "Letta paga anche per colpe non sue", dice riferendosi a Bettini. E poi intigna: "La responsabilità di Letta è di aver continuato a traccheggiare. Noi di Base Riformista ci siamo distinti per la freddezza sull’alleanza strutturale. Non pagheremo il conto del suo fallimento".

Ma pure in Base riformista c’è poca voglia di esporsi e infierire in corpore vili (di Conte e… di Letta). Solo il senatore Tommaso Nannicini invita i dem ad agire, differenziandosi da M5s, specie di Grillo. Chi, tanto per cambiare, si gode lo spettacolo a colpi di popcorn, è Matteo Renzi. "Sta andando tutto bene", scrive nel pomeriggio in un post sibillino il leader di Iv, arcinemico di Conte (e di Letta), che la sua scommessa l’ha già fatta giorni fa: "Non so se i 5 Stelle arriveranno al 2023, sono divisi su tutto, dilaniati. Saranno stelle cadenti". Per una volta, almeno su questo, ha ragione lui.