Draghi al Colle? Decisamente no, dicono, praticamente all’unisono, tutte le forze politiche. "L’uomo (anzi, il nonno…) delle istituzioni" ha parlato e ha fatto capire che, volendo, al Colle, ci andrebbe. Ora, però, tocca parlare ai partiti e ai loro leader. I quali, una volta compreso il punto, in via definitiva, devono dire la loro, farsi capire. E le sirene, incantatrici come quelle di Ulisse, un unico spartito: Draghi deve restare dov’è ora. La parola d’ordine di tutti i partiti è ‘continuità’. "Condividiamo il giudizio positivo sul bilancio del governo e anche l’auspicio che la legislatura...

Draghi al Colle? Decisamente no, dicono, praticamente all’unisono, tutte le forze politiche. "L’uomo (anzi, il nonno…) delle istituzioni" ha parlato e ha fatto capire che, volendo, al Colle, ci andrebbe. Ora, però, tocca parlare ai partiti e ai loro leader. I quali, una volta compreso il punto, in via definitiva, devono dire la loro, farsi capire. E le sirene, incantatrici come quelle di Ulisse, un unico spartito: Draghi deve restare dov’è ora. La parola d’ordine di tutti i partiti è ‘continuità’.

"Condividiamo il giudizio positivo sul bilancio del governo e anche l’auspicio che la legislatura vada avanti in continuità con l’azione di governo fino al suo termine naturale" dicono al Nazareno. Il M5s parla in fotocopia: "Il Movimento ha apprezzato le parole di Draghi e l’operato del governo che sta rispettando, con il sostegno fondamentale del Parlamento, i punti programmatici su cui è nato. Ma c’è ancora tanto lavoro da fare". Il riferimento è alla pandemia che non molla la presa e al Pnrr. "Pertanto, il M5s ritiene necessaria una continuità dell’azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di vacatio, senza un governo, che comporterebbe problemi per tutti".

Antonella Coppari pone una domanda al premier Draghi

Solo che il centrosinistra ‘giallorosso’ (Pd-M5s-LeU) per quanti vertici voglia e possa fare, non ha, almeno stavolta, il boccino del Colle in mano. Il problema è tutto in casa del centrodestra, dove Silvio Berlusconi non nasconde le sue ambizioni: il suo unico, temibile, avversario nella sua ascesa al Colle è proprio Draghi. "Se c’è lui, non ci sono io – ripete, da giorni, ai suoi, facendo il ‘cavaliere’ –, ma solo se tutti lo votano alla prima votazione, altrimenti, a partire dalla IV, io ci sono e posso farcela". "Draghi deve continuare a governare il Paese fino alla scadenza naturale di questo Parlamento" dice, in modo netto, il Cavaliere agli europarlamentari.

Fonti della Lega fanno sapere, a stretto giro, che "c’è preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità". Salvini, capito che Draghi si tiene aperta la porta del Quirinale, torna a blindarlo dove sta, come ripete da giorni. Certo, da via Bellerio ribadiscono il "grande apprezzamento per il lavoro del governo", ma è Salvini stesso a dire: "Draghi è Draghi. L’autorevolezza ce l’ha solo lui. Chiunque non sia Draghi avrebbe molta più difficoltà. Senza, del doman non v’è certezza".

Tradotto: la mia Lega non reggerebbe nessun governo ‘alternativo’ con nessun altro premier (si fanno i nomi di Daniele Franco e Marta Cartabia) e non potrebbe continuare a stare in maggioranza col Pd e i grillini se, al governo, non ci fosse Draghi. Giorgia Meloni – che pure era, fino a ieri, la main sponsor dell’ascesa di Draghi al Colle per averne, in cambio, elezioni politiche anticipate – si sfila: "Dal premier due ore e mezza di auto celebrazioni, senza ammettere gli errori fatti sulla pandemia", è il j’accuse della leader della destra. Fosse per i maggiori partiti italiani, dunque, Draghi, il Quirinale, può anche scordarselo.