I due presidenti. Putin passa all’incasso: a marzo si ricandida. Zelensky in difficoltà

Il congresso americano boccia una nuova tranche di aiuti a Kiev con la controffensiva in stallo. I problemi interni del governo ucraino. A Mosca lo zar corre per il quinto mandato: sarà l’unico a candidarsi.

I due presidenti. Putin passa all’incasso: a marzo si ricandida. Zelensky in difficoltà
I due presidenti. Putin passa all’incasso: a marzo si ricandida. Zelensky in difficoltà

Ottaviani

Chi va alle elezioni e chi spera di superare l’inverno, dentro e fuori il campo di battaglia. Il prossimo 17 marzo i russi si recheranno alle urne per scegliere il nuovo capo dello Stato. La decisione è pressoché obbligata, visto che il presidente uscente, Vladimir Putin, che corre per il quinto mandato, sarà con molte probabilità l’unico candidato.

Ma, se le possibilità di scelta non sono molte, va detto che è un fine d’anno fin troppo positivo per il capo del Cremlino, con la consueta dose di argomenti scomodi che non compaiono sui quotidiani nazionali, nascosti come la polvere sotto il tappeto. Il rublo arranca nei cambi con il dollaro e l’euro e, nonostante l’intervento massiccio sui tassi di interesse da parte della banca centrale di Mosca, è sempre più difficile tenere a bada l’inflazione, adesso che le entrate derivanti dalle materie energetiche iniziano a diminuire.

Sul fronte diritti umani, è il consueto disastro, con la Corte Suprema russa che ha deciso di bollare come ‘estremisti’ le organizzazioni Lgbt attive sul territorio russo. Un provvedimento al quale sono seguiti, nel fine settimana scorso raid in locali della comunità Lgbt a Mosca e San Pietroburgo. Ma i media nazionali sono intenti a celebrare quello che viene definito come un vero e proprio trionfo diplomatico del Presidente. Nelle ultime 48 ore, Putin è volato nella Penisola del Golfo, dove ha incontrato il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, e il principe ereditario saudita, Mohammad Bin Salman. Sul tavolo, la guerra fra Israele e Hamas, ma non solo.

La Russia, insieme con l’Arabia Saudita, è il membro più importante dell’Opec e ha tutto l’interesse a mantenere il prezzo del petrolio sotto pressione. Ieri, poi, è stata la volta della visita del presidente Ebrahim Raisi a Mosca. I due non hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa dopo l’incontro, ma la sinergia fra Mosca e Teheran è più forte che mai, visto che, nell’attuale conflitto in Medioriente, l’Iran ha contribuito a colpire con violenza Israele, seppure indirettamente, mentre la Russia, che ha un rapporto diretto con Hamas, ha messo in difficoltà e non poco l’amministrazione Biden.

Finisce così l’isolamento diplomatico di Putin, che fino a inizio settimana poteva contare solo sulla Cina e che adesso ha dalla sua parte una cordata di Paesi non allineati, ma di certo non filo occidentali. È certo che il presidente russo cercherà di capitalizzare questo momento di gloria diplomatica per vincere le elezioni del prossimo marzo con la percentuale più alta possibile.

Oltre confine, in Ucraina, tira tutt’altra aria oltre a quella, gelida, che sferza i campi di battaglia. La controffensiva dell’esercito di Kiev va avanti molto più lentamente di quanto promesso al suo inizio. E questa guerra in Medioriente ha fatto passare il capitolo Ucraina in secondo piano nell’opinione pubblica, ma soprattutto nelle cancellerie internazionali. Il presidente Zelensky, poi, ha dovuto mandare giù il boccone più amaro di tutti: il Congresso americano, perla precisione il Partito repubblicano, ha bocciato una tranche di aiuti a Kiev, proprio ora che Kiev ne ha disperatamente bisogno per sopravvivere. Un messaggio a Biden, per il quale la campagna elettorale per la presidenza parte in salita. E una notizia ferale per Zelensky, che teme per il suo esercito, sulla soglia del secondo inverno di guerra.

Il presidente, per non saper né leggere né scrivere, ha fatto votare un provvedimento d’emergenza per il quale in Ucraina non si andrà alle urne fino a quando il conflitto non sarà finito.