Cinghiali ‘al pascolo’: mamma con 4 cuccioli in una aiuola spartitraffico a Roma
Cinghiali ‘al pascolo’: mamma con 4 cuccioli in una aiuola spartitraffico a Roma
Più che una campagna elettorale, quella per il comune di Roma sembra diventata una caccia. All’ormai infinita querelle di accuse reciproche e scaricabarile tra la sindaca Raggi e il governatore Zingaretti si è aggiunta la guerra dei cinghiali. Perché la prima cittadina di Roma, passando al contrattacco per le accuse che la vedono da anni responsabile del degrado della Capitale, ieri ha presentato un esposto in Procura contro la Regione Lazio, proprio sulla gestione degli ungulati nelle aree urbane "ricadenti nel territorio di Roma Capitale". In poche parole, la sindaca grillina riconosce che Roma è invasa dai...

Più che una campagna elettorale, quella per il comune di Roma sembra diventata una caccia. All’ormai infinita querelle di accuse reciproche e scaricabarile tra la sindaca Raggi e il governatore Zingaretti si è aggiunta la guerra dei cinghiali. Perché la prima cittadina di Roma, passando al contrattacco per le accuse che la vedono da anni responsabile del degrado della Capitale, ieri ha presentato un esposto in Procura contro la Regione Lazio, proprio sulla gestione degli ungulati nelle aree urbane "ricadenti nel territorio di Roma Capitale".

In poche parole, la sindaca grillina riconosce che Roma è invasa dai cinghiali, ma dà la colpa di tutto alla Regione. A detta della Raggi, "la presenza massiccia e incontrollata dei cinghiali in città sarebbe conseguenza della mancata previsione eo attuazione da parte della Regione Lazio di efficaci piani di gestione: secondo l’articolo 19 della legge nazionale 15792 – spiega nell’esposto – sono le Regioni a dover provvedere al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia".

E pensare che un paio di settimane fa proprio Zingaretti ha firmato il decreto che disciplina la caccia al cinghiale, "in braccata e in girata, per raggiungere e mantenere sul territorio una presenza della specie compatibile con le esigenze di salvaguardia delle colture agricole e forestali, di sicurezza delle persone e di tutela della biodiversità". "Un provvedimento – specificava la Regione Lazio – che interviene per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, specie cinghiale, a salvaguardia degli agricoltori e della sicurezza pubblica nel Lazio". A Roma, per la verità, la guerra del cinghiale è cominciata da tempo, con confronti anche accesi tra le forze politiche locali, gli esperti e le associazioni animaliste, ma ora che la campagna elettorale sta entrando nel vivo, ecco che la Raggi, secondo un’opinione assai diffusa nella Capitale, alza il tiro sulla Regione per la questione degli ungulati per distogliere l’attenzione da quello che è il vero problema della Capitale e vero motivo della massiccia presenza di cinghiali, la ‘monnezza’, che la Raggi (in cinque anni di governo) non è mai stata capace di risolvere. Neanche con un’idea. Il suo esposto in Procura arriva peraltro dopo che nei giorni scorsi Zingaretti era sbottato contro la sua mala gestio in fatto di rifiuti: "I cittadini di Viterbo, di Frosinone, di Albano, dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, dell’Abruzzo, della Puglia – era sbottato – si sono rotti. di prendere la monnezza che Roma non riesce a mettere sul proprio territorio. Ci sono sorci grossi così e cinghiali enormi perché la città non riesce più a essere pulita, è una vergogna".

Ma per la Raggi la colpa è sempre degli altri, tanto che Carlo Calenda, l’altro candidato al comune, ha pensato di approfittarne, per colpire due avversari con un colpo solo. Sempre nel nome dei cinghiali. "Basta – ha twittato – depositeremo in Senato una mozione per commissariare Comune e Regione e far intervenire la Protezione civile; chiederemo a tutte le forze politiche di sostenerla". Nel nome del cinghiale, ovviamente.