Beppe Grillo (ANSA)
Beppe Grillo (ANSA)

Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Così in uno dei momenti più difficili della breve vita politica del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo cerca di riprendersi in mano la sua creatura. Di fronte ai maldipancia dei parlamentari che si trovano di fronte all’atroce dubbio se dare retta alla propria coerenza e tornare nell’anonimato in cui erano oppure appoggiare il governo del principe dei banchieri, Grillo scende a Roma. Capisce che il movimento è sbandato, che una scissione da parte dei duri e puri alla Di Battista è di fatto già in atto e che lo stesso Casaleggio junior rema contro l’ala poltronista dei Di Maio e Patuanelli. In più c’è l’incognita Conte, che ancora non si è compreso se per il movimento possa essere un problema o una risorsa.

Ecco quindi il guru cinquestelle passa due ore al telefono con Draghi e annuncia di voler guidare personalmente la delegazione nell’incontro con il presidente incaricato. La scelta da parte di quelli che contano è già stata fatta, i grillini staranno al governo, adesso è il momento di dar vita a una rappresentazione scenica che giustifichi agli occhi dell’elettorato e dei gruppi parlamentari l’adesione a un governo in cui c’è anche Berlusconi ("lo psiconano") e che per di più sarà guidato da uno degli elementi di spicco di quegli ambienti che i grillini hanno sempre guardato con orrore ("i dracula dell’alta finanza"). Ma si tratterà di una marcia rapida, ed entro due o tre giorni ogni cosa andrà a posto. La poltrona è un gran richiamo per tutti, per quelli che andranno al governo e per chi resterà fuori. Si, anche per loro, quelli che erano rimasti senza poltrona nel Conte II (Lezzi, Toninelli, Di Battista, Giulia Grillo) e che guardacaso sono i più accaniti contro i governisti. Loro credono che proprio dando vita a una scissione riusciranno a riconquistarsi una poltrona. Diversa, di minoranza, ma sempre poltrona.