Beppe Grillo (Newpresse)
Beppe Grillo (Newpresse)

Roma, 27 febbraio 2019 - E venne il giorno del terzo "vaffa". Dagli esordi del Movimento nelle piazze dei "vaffa day" a Gianroberto Casaleggio, ormai malato, (correva il febbraio 2016) che ci mandò Beppe Grillo senza tanti complimenti per ragioni legate alla separazione dei blog. Ed ecco, ora siamo alle porte di un nuovo, poderoso, "vaffa", pronto a segnare ancora la storia del Movimento 5 Stelle. Quello di Beppe Grillo nei confronti nel Movimento di Luigi Di Maio. Nelle ore della sconfitta e della lacerazione, il Garante è sempre più oggetto di pressioni da parte di una consistente fetta di parlamentari, attivisti, amici e devoti che gli chiedono, nel nome del suo ruolo, di "far fuori Luigi Di Maio". "Tu sei il garante – lo tirano per la giacca – sei l’unico che per statuto può sfiduciare il capo politico; te lo consentono le nostre norme, fallo o siamo perduti". 

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L'abbraccio con la Lega sta stritolando le ossa di parecchi, è ormai plastica la decisione di Di Maio di abbandonare al suo destino la parte di sinistra del Movimento per continuare a stare al governo senza l’ala ortodossa che lo contesta e ne chiede la testa, come già deciso con Davide Casaleggio e la sua Rousseau (che così macina fatturato con le votazioni on line e le ‘donazioni’ degli eletti). E Grillo è l’unico che "può", potrebbe, "fermare questa deriva". Lui, invece, è alla saturazione. 

Non ne può davvero più. E il suo spettacolo, il palcoscenico, gli serve spesso per riversare all’esterno il malessere che ha dentro e che lo ha portato, giusto ieri, ad una critica pubblica senza sconti verso la sua creatura politica dopo la sconfitta sarda: "Non siamo all’altezza...". Grillo, stanco e deluso, sta ora meditando un "vaffa" clamoroso, un addio polemico al Movimento che non riconosce più. E che per giunta lo infastidisce. Perché gli provoca ancora guai giudiziari e, soprattutto, contestazioni continue durante i suoi spettacoli, roba che lo fa imbestialire. 
La sua rivoluzione, quella sognata con Casaleggio senior, che avrebbe dovuto cambiare radicalmente il Paese, "è diventato un mostro" – si sfoga il Garante –, un mostro da cui vuole prendere le distanze, schiacciato dal peso della responsabilità e del fallimento.
 
La "presunzione" ed il "dilettantismo", mostrato negli ultimi tempi proprio da Di Maio, lo ha insolentito fino a farlo sbottare. "Basta, uno dei due è di troppo...", ha detto ad una persona a lui molto vicina dopo l’ennesima ‘rivelazione’ sulle mosse di avvicinamento di "Giggino" alla Lega, cosa che il suo pubblico, quello dei teatri, comprende fino ad un certo punto. E contesta. Lo fischia. Gli chiede conto, dalla platea, degli errori che non sono suoi. Il suo ruolo di Garante, prima, riempiva le poltrone, oggi le fa disertare. Lo insultano anche per strada. Ma, soprattutto, i suoi parlamentari di riferimento, quelli più ‘vecchi’ delle stanze della politica e per lo più legati a Roberto Fico, come Paola Nugnes, lo "massacrano di telefonate" chiedendogli il gesto per eccellenza: "Devi sfiduciare Luigi, fallo!! Per noi il leader dovresti essere ancora tu...". 
Grillo non ne vuole sapere. Sarebbe come dichiarare di voler tornare sulla scena politica, da dove è scappato a gambe levate, per contendere a Di Maio la leadership. Di volere, insomma, la ‘rifondazione’ del Movimento. Niente da fare, manco a parlarne. Meglio la fuga. Ma eclatante. Presto, molto presto. Dopo le Europee, per non essere accusato di aver danneggiato il Movimento di Luigi e di Davide. Una porta sbattuta e un altro "vaffa" che vola. L’ultimo.