Roma, 10 giugno 2018 - C'è una data precisa in cui si verificherà se il governo Conte avrà il consenso della maggioranza degli italiani. È il prossimo 31 dicembre. Un giorno non simbolico in quanto è il termine ultimo per approvare la nuova Legge di Bilancio che dovrà contenere i punti del contratto pentaleghista che determinano dei costi, come l’abolizione della Legge Fornero, la Flat tax, il reddito di cittadinanza, il rifinanziamento delle grandi opere, minori spese per la gestione dell’immigrazione e altri provvedimenti. Non solo. Nel frattempo dovrebbero essere realizzati altri interventi del programma a costo zero, come per esempio una nuova legge sulla legittima difesa, l’eliminazione dei vitalizi, ecc. 
Insomma è nei prossimi sei mesi che il governo ‘Conte-Di Maio-Salvini’ si giocherà tutto ed è ancora presto per comprendere se il 2019 sarà l’anno del cambiamento o della delusione. 
Di certo c’è da dire che molti punti frutto dell’accordo M5S-Lega hanno la piena condivisione della maggioranza degli italiani: il 67% è per cancellare la legge Fornero, il 62% è a favore di interventi risolutivi per la gestione dell’immigrazione, il 60% vuole una riforma fiscale, il 56% è a favore della Flat tax, il 53% condivide l’ipotesi di rivedere i vincoli europei. 

Tanti altri punti del contratto giallo-verde, inoltre, superano la condivisione di oltre il 50% degli elettori, tranne il reddito di cittadinanza che si ferma al 30%. Bene, si direbbe. Effettivamente questo è un segnale positivo in quanto si registra che un intervento programmatico è in sintonia con le esigenze dei cittadini. Quindi la scelta del contratto è stato un utile strumento di comunicazione per far digerire ai propri elettori un’alleanza che prima del 4 marzo sembrava impossibile. 

Adesso però il governo ha solo sei mesi per poter rispettare gli impegni. Ormai la storia elettorale recente ci insegna che il voto è fluido, in un’era post-ideologica non si sceglie più per appartenenza politica ma per convenienza personale più che sociale: si abbassano le tasse per la mia famiglia, ho più possibilità di trovare lavoro, ricevo un reddito in attesa di trovare occupazione, estinguo i debiti con Equitalia. 
Pertanto la fidelizzazione ideologica non è più un valore e molti sono stati i tradimenti consumati nell’urna negli ultimi anni. 
Gli elettori vogliono tutto e subito, non sono stati disposti ad attendere le promesse di Renzi, così come non saranno disposti a temporeggiamenti di questo governo se ritardasse a realizzare i punti del contratto. 

L’agenda del governo stilata dagli italiani è chiara e precisa, non si fanno sconti a nessuno. Entro la fine del 2018 il 56% si attende che venga concretizzata la Flat tax ed il 55% la riforma fiscale che prevede anche la ‘pace’ tra contribuenti e Agenzia delle Entrate, e la riforma del lavoro. 
Il 54% è per rifinanziare le grandi opere ed il 48% vuole che diventi reale l’espulsione degli immigrati clandestini. Non è finita qui. Anche se la maggioranza della popolazione non è per l’uscita né dall’Europa né dall’Euro, è anche vero però che il 53% si attende che già nel 2019 l’Italia possa aver ricontrattato con l’Unione Europea i vincoli in modo tale che si possa avere una maggiore possibilità di spesa. 
 
La riforma della legittima difesa, per quanto importante, è prevista come una priorità nell’agenda di governo solo dal 46% dei cittadini mentre l’unico punto di cui gli elettori non percepiscono l’importanza è il reddito di cittadinanza: solo per il 24% è una priorità del 2018. Il governo giallo-verde parte dunque con grande attesa e favori da parte degli italiani, la sfida del cambiamento è stata accettata. Adesso tocca alla squadra del trio Conte-Di Maio-Salvini. 

Antonio Noto *direttore Noto sondaggi