Pasquale Salzano con l'emiro del Qatar
Pasquale Salzano con l'emiro del Qatar

Roma, 26 maggio 2018 - Esteri e Difesa, ma anche Giustizia. Lavoro&Sviluppo ma anche Interni. Come in un gioco del domino dagli effetti esplosivi tutto ruota intorno alla casella dell’Economia. Se Lega e M5S non riusciranno a far passare il nome di Paolo Savona allo scrupoloso vaglio del Colle, «salta tutto». Il governo stesso, forse, di certo la sua composizione. Al Colle, dopo aver ‘digerito’ molte cose, in teoria, indigeribili (dal programma di governo prima che ci fosse un premier al nome del premier), ora si pongono dubbi e obiezioni su metà compagine ministeriale.

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Il casus belli è, come si sa, Savona all’Economia, nome «inaccettabile» per il Colle («Ne va del prestigio dell’istituzione», si spiega), ma anche il resto dei ministeri da sempre, per prassi, ritenuti chiave (oltre all’Economia, sono Interni, Esteri, Difesa e Giustizia) non va giù. Si parte da Esteri e Difesa: due dicasteri che fanno la politica estera dell’Italia, ma la fa anche il capo dello Stato che presiede il Consiglio della Difesa ed è il supremo garante delle nostre alleanze internazionali.

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Tramontato il nome del diplomatico di lungo corso Giampiero Massolo perché «all’ala ortodossa dei 5 Stelle non piace» (motivazione che al Colle giudicano risibile), è spuntato quello di Pasquale Salzano. Peccato che l’ambasciatore italiano in Qatar, molto sponsorizzato da Di Maio che lo conosce sin da quando erano bambini (sono entrambi di Pomigliano d’Arco), abbia appena iniziato la sua carriera diplomatica e che, per poterlo considerare all’altezza di un ministero, ancora molti ne deve salire di gradini, notano al Colle. Alternative? Per ora, nessuna. Anche perché promuovere alla guida degli Esteri l’ex ministro del governo Monti, ed europeista convinto, Enzo Moavero Milanesi, andrebbe bene ai 5 Stelle, oltre che al Colle e alle cancellerie europee, ma non va affatto bene alla Lega.

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Anche la Difesa, altro ministero chiave (Mattarella è il capo delle Forze armate), balla. La nomina di Elisabetta Trenta, sponsorizzata da Di Maio, fa storcere il naso al Colle. Potrebbe finire alla Lega? Possibile. Ma Mattarella, conscio dei suoi poteri («Il presidente del Consiglio propone, il presidente della Repubblica nomina», articolo 92 della Costituzione), ha da eccepire anche su un’altra casella delicata, la Giustizia.

I pentastellati vogliono affidare a un loro uomo, l’avvocato Alfonso Bonafede. Ma al Quirinale, premesso che Mattarella presiede le riunioni del Csm, si chiedono: «quale esperienza ha» per fare da Guardasigilli? Scarsa. Infine, al Quirinale nutrono dubbi anche sul mega-accorpamento che Di Maio vuole promuovere mettendo insieme il Lavoro e lo Sviluppo economico. Troppe cose assieme mai state assieme, è l’obiezione. È finito qui il cahier de doléances del Colle? No. Si punta l’obiettivo grosso, Matteo Salvini. «Il ministero dell’Interno – si dice al Quirinale – ha grandi, enormi, poteri. Può emettere ordini e circolari amministrative con valore di legge senza neppure dover passare né dal Parlamento né dal premier o dal Cdm». Tanti, troppi, poteri, per uno come Salvini.

Risultato? Mezza squadra di governo stilata da Conte bocciata. Ah, già, Conte. Il Quirinale ne vorrebbe difendere l’autonomia, se solo Conte mostrasse di averla.

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