Roma, 22 maggio 2018 - Mattarella ferma l’orologio. L’incarico che sarebbe dovuto arrivare stamattina o, secondo le previsioni più rosee, addirittura ieri sera arriverà se tutto va bene fra 24 ore. Al posto del futuro premier sentirà i presidenti delle Camere, Fico e Casellati: uno si domanda come mai? La ragione di questa pausa di riflessione è spiegata con queste parole sul Colle: il time-out non serve per stoppare il governo giallo-verde, ma per rimetterlo sul giusto binario costituzionale. Quello che assegna al capo dello Stato il compito di nominare il presidente del Consiglio e discutere con lui pedina per pedina la squadra che governerà il Paese.

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LA LETTERA Partitocrazia di ritorno - di A.CANGINI

Di Maio: "Conte premier". Salvini: "La Ue non si preoccupi"

L'idea di essere un mero esecutore degli ordini di due capi di partito non l’ha neppure sfiorato. Del resto: Di Maio e Salvini hanno impiegato due mesi e mezzo prima di dargli il nome del candidato comune per Palazzo Chigi, lui può benissimo ritagliarsi un pochino di tempo per pensarci su. Questo non significa che abbia seri dubbi sulla figura di Giuseppe Conte, per quanto è noto che avrebbe preferito un nome più forte. Il suo vero cruccio è la prospettiva di uno scontro frontale con l’Europa (e le sue ricadute pesantissime sull’economia nazionale) che tra moniti del Ppe, avvertimenti dell’agenzia di rating Fitch e verdetto sconsolante dello spread sull’esecutivo nascente ha iniziato a divampare ieri. Chi prenderà possesso della stanza dei bottoni a Palazzo Chigi avrà il compito di maneggiare una situazione delicata, il ragionamento: non può essere un prestanome, un mero esecutore di ordini, un pupazzo. Casomai il contrario, dice Mattarella, visto che questa persona, una volta ottenuta la fiducia dal Parlamento, dirigerà la politica generale del governo e ne sarà responsabile. Perché il concetto arrivi forte e chiaro, legge l’articolo 95 della Costituzione che disciplina i compiti del premier alle due delegazioni, leghiste e cinquestelle, quando le riceve nello Studio alla vetrata. Non era mai successo, a quanto risulta. Da notare che tanto Di Maio quanto Salvini gli danno ragione: «Ma certo, Presidente. Il capo dell’esecutivo deve essere assolutamente autonomo dai partiti».

Un premier mediatore - di P.F. DE ROBERTIS

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Ma non si ferma qui. Perché i segnali negativi che arrivano dai mercati rendono la situazione quanto mai delicata. Dunque, il capo dello Stato segnala – con il consueto garbo – alla Lega e a M5S, caso mai gli fosse sfuggito, le preoccupazioni per i segnali di allarme sui conti pubblici e sui risparmi dei cittadini. Un modo indiretto, ma molto chiaro di parlare di un programma di governo che, se non fosse gestito con la dovuta cautela, potrebbe rivelarsi la miccia che innesca una bomba potenzialmente devastanti. Guai dunque a proporre strane ricette – il sottotesto del discorso – come quelle emerse in una delle prime bozze del contratto di governo che hanno causato l’aumento dello spread, altrimenti saranno guai.

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Nei due colloqui sul Colle non si entra nel merito della squadra di ministri ma l’accenno alla Costituzione chiarisce tanto a Salvini quanto a Di Maio che d’ora in poi si devono ritenere ‘congedati’. Di questo Mattarella discuterà col premier incaricato. A cominciare dalle due caselle più delicate: quella degli Esteri e dell’Economia. Negli ultimi giorni è cresciuta a dismisura sul Colle l’apprensione per le mosse di Lega e M5S attorno a quest’ultimo dicastero. Dove entrambi i partiti vedrebbero bene il professor Paolo Savona. Economista di lunga e provata esperienza, ma con posizioni anti-euro che non piacciono affatto al Quirinale. Il mondo ci guarda, non c’è dubbio che dall’identikit del successore di Padoan dipenderà il giudizio dei mercati finanziari, della Bce e delle istituzioni europee sul nostro paese. Ragion per cui non è difficile immaginare che lo scoglio Mef rischia di occupare l’intera settimana. Assieme ai tasselli più delicati del rebus ‘esecutivo’.

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