Salvini e Di Maio, prove di governo giallo-verde
Salvini e Di Maio, prove di governo giallo-verde

Roma, 11 maggio 2018 - La questione del premier, paradossalmente, sarà affrontata per ultima. Perché è la più delicata e il capo dello Stato vuole portare il suo contributo alla scelta. Potrebbe essere, però, un nome politico e non tecnico (niente Giovannini, per capirsi), né della Lega né dell’M5S, come annuncia il grillino Alfonso Bonafede in serata. Non sarà cioè uno dei due leader, Salvini o Di Maio. Tramontata definitivamente l’ipotesi della "staffetta", idea costituzionalmente sghangherata e inaccettabile per il Quirinale, il premier sarà quindi "terzo" (rispuntano i nomi di Raffaele Cantone e Carlo Cottarelli). Per il resto, il lavoro tra Lega e 5 Stelle per formare il primo governo giallo-verde della storia patria è già in fase avanzata. 

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I colonnelli dei due leader hanno lavorato gomito a gomito per tutto il giorno. E il faccia a faccia tra Salvini e Di Maio ha smussato gli ultimi attriti, oltre a a chiedere (e ottenere) "più tempo" al capo dello Stato. 

Le due squadre stanno lavorando sui temi, "i nomi verranno individuati successivamente", ha scandito Alfonso Bonafede dei 5 stelle, mentre Spadafora annuncia che "sarà un governo snello, oltre ai 13 ministri previsti, ce ne saranno pochi altri senza portafoglio. In tutto meno di 20". 

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Ed è chiaro che l’individuazione di convergenze porta con sè anche "sinergie" sui possibili nomi. Con Bonafede, al tavolo, anche Castelli, Spadafora, Buffagni, per i grillini, Giorgetti, Molteni, Centinaio, Borghi, Siri e Roberto Calderoli per la Lega. I ministeri sono stati divisi in "fascia A" (tra cui ci sono quelli sui quali il presidente della Repubblica vigilerà con estrema attenzione) e "B". Nella fascia A ci sono tredici dicasteri chiave. La divisione sarebbe questa: cinque ministeri all’M5S (Esteri, Difesa, Sviluppo economico, Cultura, Politiche sociali) e cinque alla Lega (Interni, Lavoro, Infrastrutture, Ambiente e Agricoltura).

Un ministero, quello dello Sviluppo Economico è conteso da entrambi i partiti: controlla le Tlc e il sistema radiotelevisivo. Dunque è un dicastero "sensibile" per i grillini che non si fidano di darlo in mano a un alleato di Berlusconi, ma al contempo non hanno giovato, alle orecchie del Carroccio, le parole di Di Maio sulla prossima, possibile "epurazione" in Rai (dove si rinnova il cda a fine giugno). Per il dicastero di via Veneto Lorenzo Fioramonti (M5S) resta comunque in pole, seguito – in alternativa – da Claudio Borghi (Lega). Per quanto riguarda gli Interni, se non si siederà Salvini, il leghista più quotato, al momento, è quello di Giorgetti. Per la poltrona della Giustizia, la gara è a due: Alfonso Bonafede (M5S) o Giulia Bongiorno (Lega). Per gli Esteri il nome di Di Maio resta il più forte.
 
Per l'Economia, molto probabilmente appannaggio di un leghista, i nomi sono quelli di Armando Siri o Claudio Borghi (Lega). Per la Difesa, i 5 Stelle pensano a Umberto Rapetto. Alle Infrastrutture è pronto Giuseppe Bonomi (Lega) mentre al Lavoro, a seconda di chi avrà in mano il Mise, potrebbe andare o Pasquale Tridico (M5S) o Nicola Molteni (Lega). Il nuovo ministero delle Politiche sociali è già prenotato per Laura Castelli (M5S), alla Cultura si fa largo Vincenzo Spadafora (M5S). La Lega vuole l’Agricoltura, forse con Luca Zaia (che però già governa il Veneto) e l’Ambiente, dove potrebbe finire Lucia Bergonzoni. Alle Riforme e i Rapporti con il Parlamento sono in ballottaggio Calderoli e Toninelli (M5S).

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