Esterno di Palazzo Montecitorio (Ansa)
Esterno di Palazzo Montecitorio (Ansa)

Roma, 29 aprile 2018 - Le trattative per la formazione di un nuovo governo sembrano essersi ridotte a un gioco a tre: Lega, Movimento 5 Stelle e Pd (con Forza Italia sullo sfondo). Tutti i partiti, e i rispettivi elettorati, sono alle prese con la scelta delle alleanze, più o meno gradite. E quello che emerge è un cortocircuito: da una parte i leader faticano a trovare un accordo con gli altri partiti, mentre dall’altra gli elettori preferirebbero un’alleanza di governo anziché il ritorno anticipato alle urne. Un’opzione, quella delle elezioni anticipate, che riscuote effettivamente un consenso marginale: ad auspicarla è il 35% degli elettori del Carroccio, il 20% dei Cinquestelle e appena il 9% di chi vota Partito democratico.

Ma che cosa vorrebbero di preciso gli elettori dei tre attori in campo? Partiamo dalla Lega, partito capofila della coalizione di centrodestra arrivata prima alle Politiche del 4 marzo. Un terzo, appunto, preferirebbe tornare alle elezioni, sperando di capitalizzare il proprio primato; ma la maggioranza degli elettori, il 53%, chiede di formalizzare un’alleanza con il Movimento 5 Stelle. Non basta. Perché, pur di fare un governo con i Cinquestelle, la Lega dovrebbe staccarsi dall’alleato Forza Italia e dal suo leader Silvio Berlusconi: la pensa così il 53% dell’elettorato leghista, esattamente la stessa percentuale di chi spera che Salvini e Di Maio trovino un’intesa. Ma il 53% non è una maggioranza bulgara, anzi: il 42% dei leghisti è infatti contrario ad abbandonare Forza Italia (un residuo 5% non ha un’opinione precisa a riguardo). Dunque questa possibilità spaccherebbe in due il partito di Salvini.

Così come rischia di spaccarsi, anche più degli altri partiti, il Movimento 5 Stelle. La sua base è già di per sé molto composita: il 40% circa proviene da posizioni di centrosinistra, il 25% dal centrodestra, il 35% non aderisce a una ideologia precisa. E questa composizione influisce sulla capacità del Movimento e dei suoi leader di convincere o meno gli elettori. Altrove, per esempio nelle fila del Pd, anche le scelte inizialmente non condivise possono diventarlo (come accadde ai democratici con il sostegno al governo Monti). Il M5S avrebbe invece difficoltà a giustificare qualsiasi alleanza al proprio elettorato: se va con la Lega, scontenta i sostenitori ‘di sinistra’, e viceversa. Il 44% dei pentastellati vorrebbe infatti l’intesa con Salvini, il 30% con il Pd – eventualmente senza Renzi; il 20% preferirebbe tornare al voto. Solo il 3% accetterebbe l’opzione del governo del Presidente, presa a sua volta in considerazione dal 5% dei leghisti.

Sono molti di più invece gli elettori Pd disposti a una soluzione ‘istituzionale’, di responsabilità: ben il 30% è per il governo del Presidente, solo qualche punto in meno di chi – il 35% – trova percorribile la tanto discussa alleanza con il Movimento 5 Stelle. I dubbi degli elettori riflettono il dibattito interno al partito: un 20% dei sostenitori dem, pur di risolvere la crisi post elettorale, accetterebbe anche un’alleanza che non contempli il Pd. L’importante è dare un governo al Paese.

di ANTONIO NOTO - Direttore Noto Sondaggi

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