Roma, 21 aprile 2018 - Dopo la sfuriata contro i 5 stelle e le conseguenti frizioni con il leader della Lega, Silvio Berlusconi fa marcia indietro, riconoscendo a Salvini la leadership del centrodestra e smentendo di aver mai aperto ai dem. Ma da parte sua Matteo Salvini conserva la tentazione di rompere col Cavaliere.

Intanto a Milano, al Salone del mobile, sono presenti sia il leader pentastellato Luigi Di Maio che il reggente dem Maurizio Martina. Ma, come è successo al Vinitaly per Salvini e Di Maio, i due non si incontrano. Anche perché il capo politico di M5S continua a guardare soprattutto a destra, nello specifico alla Lega: "Con Salvini si può fare un buon lavoro, rispetta i patti - ha detto - Questo è il momento in cui possiamo fare grandi cose ma c'è bisogno di venirsi incontro. Io ce la metterò tutta per andare incontro alle esigenze di chi ci può dare una mano a cambiare le cose".

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Nello stesso tempo Di Maio non chiude il forno col Pd, sul quale potrebbe dover indagare da lunedì l''esploratore' Fico. Sulla possibile apertura dem il leader pentastellato rileva: "Mi fa piacere"

Il metodo Mattarella - di PIERFRANCESCO DE ROBERTIS

DI MAIO -  "Credo fortemente nel fatto che con la Lega di Matteo Salvini si possa fare un buon lavoro per questo Paese - ha detto Di  Maio al Salone del mobile - Possiamo fare cose molto importanti, so che momento sta passando la Lega ma ho avuto modo di testare la sua affidabilità e sono sicuro che se firma un contratto di governo tiene fede ai patti".

E sul confronto dei programmi: "Ieri ho incontrato il professor Giacinto della Cananea che ha pronto il lavoro istruttorio per passare ai contratti di governo, questo lavoro ha gia individuato i punti di contatto tra le forze politiche - rivela Di Maio - Tra noi e la Lega e noi e il Pd. Al centro ci sono i grandi temi dei diritti sociali, della sicurezza, della disoccupazione e su questi temi specifici avvieremo la contrattazione, a breve renderemo pubblico questo lavoro istruttorio". E spiega: "Da diverse settimane siamo al lavoro per creare un governo fatto bene. Il M5s vuole mettere in piedi un governo con al centro i cittadini e una maggioranza di governo in grado di cambiare tutto".

E sul possibile mandato esplorativo a Roberto Fico: "Deciderà il presidente Mattarella ma se mi chiedete di Fico, ho solo cose buone da dire - dice Di Maio - Guardiamo a lui come una figura di garanzia che è stata in grado in questo momento di assicurare la sua imparzialità nella gestione di questo incarico prestigioso". Insomma non è il caso di puntare solo su Salvini. "Il Pd ha detto che le distanze con i 5 stelle non sono incolmabili. A me fa piacere - gongola Di Maio - Ho sempre detto che la nostra proposta era a due forze politiche. È evidente che queste aperture sono passi in avanti: anche per questo non avevo mai chiesto ai leader delle forse Politiche di venire subito al tavolo perché so che ci sono delle evoluzioni in corso in entrambi gli schieramenti. Lo so che gli italiani hanno fretta di dare un governo al Paese ma deve essere fatto bene" ha concluso Di Maio.

BERLUSCONI - "Siamo sempre assolutamente convinti della necessità di fare governo col centrodestra unito e Matteo Salvini è la persona che deve esprimere il leader", dice il leader di FI. E ancora: "Non ho mai detto di voler fare un governo coi voti del Pd. Non c'è nessun contatto in atto con il Pd. Ho solo detto che avremo dovuto presentarci in Parlamento con il nostro programma e raccogliere i voti di tutti coloro che non ritenessero cosa buona per l'Italia e per loro andare a nuove elezioni".

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IN CASA PD - Il reggente Maurizio Martina resta fermo sulla sua linea e alla domanda se il Pd sarebbe pronto ad aprire un dialogo con il M5S risponde: "Adesso noi dobbiamo fare una cosa, aspettare le indicazioni del presidente Mattarella e capire quale sarà lo scenario da lunedì - dice - Noi vogliamo essere assolutamente rispettosi di questo passaggio che il presidente sta facendo". E lancia qualche frecciata ai 'vincitori' del 4 marzo: "Siamo al 48mo giorno di stallo, di polemiche veti e controveti. Diciamo che siamo passati da 'prima gli italiani' a 'prima i fatti loro' e questo è inaccettabile per il Paese", ha aggiunto. 

Da parte sua il ministro della Giustizia Andrea Orlando, parlando a margine di una iniziativa della minoranza Pd a Firenze, nega la possinilità di una convergenza Pd-M5S: "non mi sembra che sia un argomento dell'oggi: nel senso che mi sembra che oggi il M5S stia alacremente lavorando per costruire un asse con la destra, ed è una cosa sulla quale è giusto che anche i molti elettori di centrosinistra che hanno votato per il M5S riflettano". E affonda: "I loro voti, dati spesso anche come elemento di critica al centrosinistra e al Pd, oggi saranno utilizzati per costruire un rapporto con Salvini". Insomma, "stiamo soprattutto assistendo a un tentativo di convergenza fra Lega e M5s, è evidente che noi non siamo interessati".   

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Ad aprire a un rapporto con i 5 stelle è Francesco Boccia, capogruppo Pd in Commissione Speciale alla Camera: "La posizione della prima direzione, dell'opposizione a prescindere e del 'tocca a loro', ha esaurito ogni ragione. È toccato a loro, M5S e centrodestra hanno fatto un gran caos. Ora serve la politica. Non si può tenere in un congelatore il partito e un Paese per tattica politica", ha detto a sussidiario.net.

Mattarella prepara l'apertura del forno Pd - di A.COPPARI

IL COMMENTO Di Maio all'angolo - di B.VESPA

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