Roma, 31 maggio 2018 - Tutti appesi a Matteo Salvini che, pur lasciando aperto uno spiraglio, al momento è orientato a rifiutare la proposta di Di Maio. Il leader della Lega non intende cedere ai ricatti, specie quelli che, a suo giudizio, arrivano dalla Germania. Anzi è piuttosto indispettito dalla retromarcia del leader M5S che «prima chiede addirittura l’impeachment per Mattarella e poi accetta i veti del Capo dello Stato su Savona proponendo di cercare un nome in alternativa».

Da nemico giurato che organizza la contromanifestazione del 2 giugno a leader politico appiattito sulle posizioni del Colle ottenendone il perdono. Da incendiario a pompiere in 72 ore. Salvini impegnato ore nella campagna elettorale per le amministrative del 10 giugno, già in mattinata aveva subito bollato come una «mezza idiozia» l’apertura dei 5 Stelle di dar vita a un governo politico dopo lo scotto della bocciatura di Conte: «Non siamo al mercato abbiamo rinunciato a tutte le poltrone per mantenere la parola data agli italiani, siamo disponibili a accompagnare il Paese al voto prima possibile, ma non a luglio». Sembrava fatta: Cottarelli avrebbe formato il suo governo che sarebbe passato grazie a un’astensione benevola o all’uscita dell’Aula dei parlamentari leghisti. L’economista ex Fmi, oltretutto, si sarebbe occupato di disinnescare l’aumento dell’Iva togliendo le castagne dal fuoco al futuro esecutivo. E la Lega, che secondo i sondaggi viaggia tra il 25 e il 30%, votando a ottobre avrebbe avuto il trionfo assicurato. O alla guida di un centrodestra con Forza Italia ridotta ai minimi termini, oppure come socio di maggioranza di un futuro governo conl’M5S. Solo che, questa volta, Di Maio si è messo di traverso lasciandolo alle prese con una decisione difficilissima: accettare di spostare Savona a un altro ministero o portare il paese alle urne il 29 luglio.

Una data doppiamente pericolosa perché le città del nord, feudo della Lega, iniziano a svuotarsi e perché una campagna elettorale in piena estate sarebbe una responsabilità davvero grande da accollarsi con il rischio spread sempre più forte. In ogni caso una decisione non sarà presa nelle prossime ore tanto più che il Quirinale ha concesso tempo fino al weekend. «Vedremo» è stato il laconico commento di Salvini che oggi sarà a Milano e non ha in programma faccia a faccia con Di Maio a meno che il leader M5S non decida di raggiungerlo per convincerlo a far partire il governo giallo-verde. Per ora continua a essere scettico tanto di dichiarare: «Spostare Savona mi sembra una scelta strana. O partiamo con la squadra concordata, con l’aggiunta di Giorgia Meloni, oppure avrà vinto chi dice sempre no».

Ma molti nel suo partito continuano a pressare per un passo di lato e incassare subito il risultato senza andare a nuove elezioni. Una soluzione potrebbe essere lo spacchettamento del Mef: alle Finanze resterebbe Savona, al Tesoro un’altra figura sempre della Lega, ma meno invisa ai mercati e all’Europa e alcune delle deleghe, come le partecipate, andrebbero al sottosegretario a palazzo Chigi, ovvero a Giancarlo Giorgetti. Ma a Salvini non basta. Il leader della Lega è fermo sul nome di Savona all’Economia e in tarda serata si chiede: «Per quale motivo dovrei cedere al ricatto della Germania? Minacciano il voto il 29 luglio? Io non ho certo paura!».
«La porta non è chiusa» come ha dichiarato in serata da Genova, ma resta solo uno spiraglio per il governo politico con Di Maio.