Roma, 19 aprile 2018 - Lo spiraglio annunciato da Matteo Salvini dopo la seconda consultazione con la presidente Casellati sembra rimanere aperto anche dopo il colloquio con i 5 stelle. Di Maio ha dato la sua 'disponibilità' a discutere di programmi, e ha ventilato la possibilità di un appoggio esterno di Forza Italia e FdI in un governo M5S-Lega.  Anche se ha avvertito: "Oltre certi limiti non possiamo andare". In ogni caso non c'è stata una chiusura netta dei 5 stelle, e quindi per il momento tramonta l'idea di un accordo dei grillini col Pd, che del resto ha sempre negato di voler trattare.

La via è stretta ma le diplomazie di M5S e Lega non sono mai state così attive: contatti fittissimi per tutto il giorno, proposte, controproposte. Una giornata che potrebbe preludere a un'ulteriore accelerazione con un pre-incarico a Di Maio o a Salvini che costringerebbe i due protagonisti in un angolo della trattativa ancora più stretto di quello odierno. Non a caso al Quirinale sottolineano l'importanza di superare la notte, chiudendosi al momento in un ferreo silenzio, nell'attesa di un accordo che viene dato tutt'altro che morto.

Ma che traballa in serata, almeno a sentire le parole di Matteo Salvini che da Isernia, in collegamento con 'Quinta Colonna', sbotta: "Ho sostanzialmente perso la pazienza. Spero che la notte porti consiglio ma credo che ci sia chi punta a un governo tecnico, o che voglia riportare il Pd al governo, o voglia qualcuno alla Monti che faccia delle riformette che vogliono Parigi o Berlino". E ancora: "Usciamo presto da questa situazione perché altrimenti provo io, mi metto in prima fila. Mi vien da pensare che c'è qualcuno che non vuole un governo del cambiamento che smonti le riforme di Renzi, ma vuole invece delle riformette dicendo signorsì agli amici di Berlino". Salvini si dice "tra il frustrato e lo spazientito. O c'è un accordo centro destra-5 stelle per fare un governo che rispetti il voto degli italiani o si torna alle urne", ha concluso Salvini.

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SALVINI - "Nutriamo la fondata speranza che si riesca finalmente a superare la politica del no che in molti hanno portato avanti fino a oggi", ha affermato Matteo Salvini al termine delle consultazioni con la Casellati per la formazione di un governo. Il leader del Carroccio lascia intravedere importanti novità: "Oggi si può partire, finalmente si può costruire qualcosa". Nella delegazione unitaria del centrodestra a Palazzo Giustiniani erano presenti anche Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni.  Poi è toccato al Movimento 5 Stelle.

Salvini insiste sulla linea: "Confidiamo che il secondo partito superi i veti e accetti finalmente di sedersi al tavolo parlando di programmi e non dai posti". Il centrodestra lancia al Movimento 5 stelle "un ultimo appello alla responsabilità". E ricorda: "Per noi è improponibile un governo con chi ha perso". La sintesi delle parole di Salvini: "Abbiamo riportato al presidente Casellati la speranza che" si riesca a fare un governo "che rappresenti il voto degli italiani dopo tanti governi non rappresentativi" e che ci sia quindi "un accordo fra i primi e i secondi, fra il centrodestra votato dagli italiani e i 5 Stelle che sono il secondo partito". Davanti a Palazzo Giustiniani dice ai cronisti: "Ieri siamo usciti di qui con gli schiaffoni, se oggi usciamo con i sorrisi metà dell'opera è fatta, il resto lo facciamo la prossima settimana. Speriamo che oggi sia il giorno buono: confidiamo che si possa fare un governo di chi ha vinto le elezioni. Se cadono i veti, se cadono i 'no' si può iniziare a lavorare". E ancora: "Non ho sentito direttamente Di Maio, ma ci sono contatti in corso con i Cinque stelle, perciò sono ottimista".

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DI MAIO -  "E' chiaro che ci sia una disponibilità a discutere di programmi. Stamattina ci siamo sentiti e ci siamo detti che siamo disponibili a parlare di programma - ha detto Di Maio uscendo dall'incontro con la Casellati poco prima delle 19,30 -  Ma oltre determinate barricate e limiti non possiamo andare. Noi abbiamo detto che eravamo disponibili a firmare un contratto di governo con Matteo Salvini". "Abbiamo anche detto che quel contratto, quel governo, poteva essere sostenuto da FdI e Fi, ma era chiaro ed evidente che oltre non si potesse andare", aggiunge. 

Di Maio assicura che "con Matteo Salvini abbiamo avuto sintonia su vari temi", e aggiunge: "Ce la stiamo mettendo tutta, ho detto chiaramente che c'era disponibilità a firmare un contratto con Matteo Salvini a formare un governo. Sulla base di quel governo ho detto a Matteo Salvini che siamo disposti ad accettare che quel contratto e quel governo firmato con lui fosse sostenuto da Fi e Fdi, ma era chiaro ed evidente che l'interlocuzione è tra noi due".

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Poi il capo politico di M5S argomenta: "Nulla per me è perduto e nulla si chiude ma non possiamo andare oltre certi limiti". E spiega meglio: "se poi mi si chiede di sedermi a un tavolo con tre forze politiche, Di Maio, Salvini, Berlusconi e Meloni per concordare un programma di governo e personalità che vengono dalle singole forze politiche, voi capirete che è molto complicato per noi digerire questo scenario". A un certo punto Di Maio sbotta: "Non ci si può chiedere di ricominciare da capo con tavoli che non abbiamo condiviso. Non si può pensare che tre forze politiche contrattino ministri e sottosegretari, immaginate a che era politica si torna...".

RENZI: TOCCA A LORO -In mattinata si era assistito a nuovi messaggi incrociati tra i partiti. Negli stessi minuti in cui la presidente del Senato riceveva la delegazione unita di Centrodestra a Palazzo Giustiniani, il Pd si tirava ufficialmente fuori da questa seconda tornata: "Ora è il momento della verità per il centrodestra e i Cinque stelle, dopo settimane di veti e scontri a danno del Paese", riferiscono fonti dal Nazareno. I dem mantengono dunque la linea "coerente di minoranza parlamentare e proposta al Paese", aggiungono le stesse fonti. E proprio mentre I 5 stelle erano a colloquio con la Casellati, sulla sua enews l'ex leader Pd Matteo Renzi scriveva: "Come abbiamo detto dal primo giorno, tocca ai vincitori delle elezioni. E vediamo se saranno in grado di farcela. Tocca a loro, come diciamo da sempre". 

A tendere la mano al Pd, stamattina, era stato  il Movimento 5 stelle: "Noi parliamo solo della Lega perché il presidente Mattarella ha dato alla Casellati un mandato specifico, ma noi non è che non stiamo parlando ai dem", dice Danilo Toninelli, capogruppo pentastellato alla Senato. Al Pd i 5 stelle rinnovano  "la proposta di sedersi a un tavolo e scrivere un contratto di governo" e auspicano "che su sollecitazione anche del presidente della Repubblica facciano un passo avanti". Oggi Piero Fassino, in un'intervista al nostro giornale, ha detto che, se il tentativo della Casellati dovesse fallire, "si apre una fase nuova" dove "noi ci saremo". Pur speficando che "non è automatico un governo Pd-Cinquestelle" ha sottolineato che "il punto da cui ripartire sono i temi su cui trovare un'intesa". Toninelli, dal canto suo, ribadisce la proposta di "contratto alla tedesca" sul programma di governo. Fatto quello "a me che ci sia Matteo Renzi o meno importa poco perché lui sarà obbligato a votare quelle proposte in Parlamento". Insomma, nessun veto sull'ex premier. Per Toninelli l'intesa col Pd è possibile: "Noi abbiamo il reddito di cittadinanza e loro hanno il reddito di inclusione, troviamo una via di mezzo e combattiamo la povertà".

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MA DAL PD C'E' LO STOP - "Nelle prossime ore staremo a vedere se e quando il presidente Mattarella incaricherà una nuova figura. Il Pd starà a quel tavolo. Ciò non vuol dire che faremo un governo con il M5S o che ci sia un dialogo aperto", aveva detto Debora Serracchiani del Pd, parlando a Circo Massimo su Radio Capital. "Il Pd ha sintetizzato in tre punti le proposte. Non è stata assolutamente un'apertura. Poi posso capire che loro l'abbiano colta come tale perché sono in difficoltà". E su twitter Ettore Rosato, vicepresidente della Camera, chiude: "Caro Danilo Toninelli non siamo la ruota di scorta di nessuno, nemmeno delle mancate vostre intese con la Lega. Non è sufficiente sbianchettare il programma elettorale per farci dimenticare che per anni avete considerato le riforme del Pd il male assoluto".

MARTINA: NOI SEMPRE RESPONSABILI - Se il presidente della Repubblica chiedesse un atto di responsabilità al Pd? Il reggente del Pd, Maurizio Martina, dice - in un'intervista registrata ieri in Molise - che "anche in queste ore, in questi giorni, abbiamo sempre fatto passaggi di responsabilità. Siamo gli unici a essere saliti al Quirinale con delle proposte concrete. Ancora ieri abbiamo proposto tre precisi punti programmatici, concreti. Così il Pd può fare bene il suo mestiere per l'Italia". Martina aggiunge: "Credo che il Paese non abbia bisogno di un voto anticipato che riproporrebbe una dinamica come questa: c'è una grande responsabilità dei cosiddetti vincitori del 4 marzo e mi spiace constatare che non siano all'altezza del mandato che hanno".

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