Conte bisbis, ter, larghe intese ed elezioni anticipate. Dietro ognuno di questi termini si nasconde un diverso scenario del futuro politico dell’Italia. Dopo quasi 3 anni dall’inizio della legislatura, si profila un terzo governo e sebbene i primi due sono stati guidati dall’attuale presidente del consiglio, non è dato per scontato che l’avvocato del popolo riuscirà a superare indenne anche questo secondo giro di boa. Una crisi politica che nasce esclusivamente nel Palazzo e che è seguita con diffidenza e distanza dalla popolazione. Basti pensare che il giorno prima del voto al Senato il cui il Governo...

Conte bisbis, ter, larghe intese ed elezioni anticipate. Dietro ognuno di questi termini si nasconde un diverso scenario del futuro politico dell’Italia. Dopo quasi 3 anni dall’inizio della legislatura, si profila un terzo governo e sebbene i primi due sono stati guidati dall’attuale presidente del consiglio, non è dato per scontato che l’avvocato del popolo riuscirà a superare indenne anche questo secondo giro di boa. Una crisi politica che nasce esclusivamente nel Palazzo e che è seguita con diffidenza e distanza dalla popolazione. Basti pensare che il giorno prima del voto al Senato il cui il Governo si è scoperto ’di minoranza’, solo il 13% dei cittadini era consapevole che si stava per consumare una crisi di governo, il giorno dopo questa stessa percentuale è aumentata appena al 20%, se fosse un dato Auditel diremmo che il programma non è stato seguito.

Adesso la frittata è fatta e tutti i partiti sono rimasti con il cerino acceso senza che nessuno abbia la soluzione in tasca. Per uscire dal pantano, nel caso in cui Conte non dovesse trovare l’accordo con gli altri esponenti per proseguire con il suo governo, gli italiani preferiscono nettamente un governo delle larghe intese ad un esecutivo ’tecnico’. Nel ballottaggio tra i due possibili scenari prevale nettamente l’opzione politica del ’governo di tutti’ che raccoglie ben il 61% dei favori.

È interessante notare due cose: per questa ipotesi tifa anche una parte dell’elettorato del centrodestra ed al contempo si riconferma la ritrosia degli italiani a prendere in considerazione un governo non politico, dopo l’ultima esperienza di Monti del 2011. Anche se la classe politica non gode di alta reputazione, gli stessi italiani quindi ritengono che la ’politica’ si deve prendere la responsabilità di governare l’Italia senza lasciare lo scettro ai ’tecnici’.

Altra indicazione che scaturisce dalle risposte dei cittadini è che le regole del voto in vigore siano la causa dello stallo dell’esecutivo. Infatti tra maggioritario e proporzionale addirittura il 62% vorrebbe un ritorno al precedente sistema elettorale. È da notare che questa opinione dei cittadini si contrappone a quanto invece viene proposto da quasi tutti i partiti e dallo stesso presidente Conte, cioè una nuova legge che preveda un proporzionale puro, senza coalizioni, quello che era in vigore nella prima repubblica. Anche in questo dunque si coglie il divario che oggi esiste tra attese della popolazione e la Realpolitik. Non si registra alcuna nostalgia nei confronti dei partiti che hanno fatto la storia dell’Italia dal dopo guerra al 1994, quando si votò per la prima volta con il maggioritario. In un gioco che è stato sottoposto ai cittadini, presupponendo la scelta del voto con in campo la DC, PCI, PSI, MSI, ben il 54% afferma che non andrebbe a votare ed un ulteriore 25% che non si riconoscerebbe in nessuno di questi. Però il dato da evidenziare è un altro e che potrebbe sembrare in contrapposizione al precedente: il 57% ritiene che i politici di quel tempo erano migliori di quelli di oggi.

*Direttore Noto Sondaggi