Discussione in Senato (Ansa)
Discussione in Senato (Ansa)

Roma, 12 agosto 2019 - Crisi di governo, cerchiamo di tracciare un 'timing'. Sia nella Conferenza dei capigruppo di oggi che in Aula, conterà il 'peso' di ogni singola forza politica e conteranno, tanto più, le eventuali 'alleanze'. 

Cosa si decide in capigruppo

Ma cosa decide la capigruppo di oggi? In primis su cosa dovrà dibattere l'Aula e quindi votare: comunicazioni di Conte e conseguente voto su risoluzioni, mozione di sfiducia a Conte, mozione di sfiducia a Salvini. Quindi, step successivo, la capigruppo dovrà decidere la data di convocazione dell'assemblea. 

In entrambi i casi, conteranno i numeri. E non è affatto escluso che l'ultima parola spetti proprio all'Assemblea di Palazzo Madama. Come ha chiarito proprio oggi la presidente Casellati, il regolamento del Senato (articolo 55) recita: "Il calendario, se adottato all'unanimità, ha carattere definitivo e viene comunicato all'Assemblea. In caso contrario, possono essere avanzate proposte di modifica da parte di un senatore per Gruppo. Sulle proposte di modifica decide l'Assemblea con votazione per alzata di mano". Dunque, senza unanimità in capigruppo sarà l'Aula a essere sovrana. E qui scatta anche la questione tempi: quando sarà possibile convocare l'assemblea consentendo a tutti i senatori ora in ferie di essere presenti?

Le ipotesi (e i numeri) 

Fondamentali, poi, sono i numeri: sono 7 i capigruppo al Senato. M5s, Lega, Pd, FI, FdI, Misto e Autonomie. Il voto di ciascun capigruppo 'pesa' in base alla percentuale ottenuta alle elezioni. Ne consegue che la Lega da sola non ha alcuna speranza di incidere sulle decisioni della capigruppo. Non solo. Anche se al voto della Lega dovesse unirsi quello dei capigruppo di FI e FdI, se tutti gli altri presidenti di gruppo si 'coalizzassero' contro, avrebbero la meglio. 

E ancora: se in capigruppo dovesse registrarsi uno scontro e un conseguente stallo, sarà appunto l'Aula ad avere l'ultima parola. E anche in questo caso, Lega con FdI e FI, che possono contare su un totale di 138 voti (sempre che FdI e FI si schierino compatte con la Lega), non avrebbero i numeri sufficienti per imporre il proprio timing alla crisi di governo, contro i circa 170 voti di M5s (107), Pd (51), Autonomie (8) e circa 8 del Misto (che conta in tutto 15 senatori).