Roma, 20 maggio 2018 - Di Maio ci prova. Non ha rinunciato a Palazzo Chigi e nelle prossime ore userà tutti i mezzi per conquistare la postazione più ambita. Ufficialmente, il capo politico del Movimento glissa sulla candidatura, si mostra ambiguo e sfuggente. Con battute più che con dichiarazioni, appare disponibile a fare un passo indietro come quando chiede ai giornalisti di retrocedere, "visto che io già l’ho fatto". Salvo rimettersi implicitamente in campo quando avverte: "Non so se andrò a fare il presidente del Consiglio o entrerò nella squadra di governo, ma di certo ho portato al governo del paese il nostro vero leader che è il programma di governo 5 Stelle". Dalla cena di venerdì con Riccardo Fraccaro e Davide Casaleggio a Ivrea è uscita la decisione di insistere per un premier politico, un modo come un altro per rilanciare l’identikit di Luigi: chi meglio di un segretario di partito per una questione di autorevolezza e peso specifico?

 Di Maio: "Non faremo la Tav, è inutile". Ira di Forza Italia

La Lega è di parere opposto. Salvini, probabilmente con l’intenzione di forzare verso la soluzione per lui più gradita, dà per scontato un altro esito. "Né io né Di Maio saremo premier: sarà una figura che vada bene ad entrambi, con una esperienza professionale incontestabile e che abbia contribuito alla stesura del programma". Puntualizza il suo vice Fontana: "Sarà un uomo equilibrato di area M5S". Se le cose andassero davvero come si augura il Carroccio, in pole position ci sarebbe Giuseppe Conte, giurista con cattedra a Firenze e Roma, al quale già ha accennato Di Maio a Mattarella lunedì scorso. Ma continuano a circolare, in subordine, i nomi di Andrea Roventini e Giuseppe Fioramonti.

L'EDITORIALE / Percorso a ostacoli

Fino a questo punto, la partita tra i due leader non tiene conto del ruolo che il Quirinale intende giocare. Il presidente, sulla base degli impegni assunti pubblicamente dai suoi interlocutori, si aspetta per stasera – sempre che ce la facciano – il nome del presidente del Consiglio e alcune indicazioni per le altre caselle bollenti come Difesa ed Economia, dando per scontato che agli Esteri andrà il diplomatico di lungo corso Massolo. Per Mattarella è indispensabile che il candidato alla premiership abbia l’autorevolezza necessaria per trattare con dei partner Ue che saranno se non ostili certo non amichevoli. Difficile che sia favorevole a un nome sconosciuto in Europa: deve piuttosto trattarsi o di un tecnico di altissimo livello, come furono Monti o Ciampi. Oppure di un leader politico con la forza e il prestigio che gli può dare una maggioranza parlamentare. In questo senso, per quanto Fraccaro sia in ascesa, nessuno avrebbe le caratteristiche adatte più di Di Maio. Ne è consapevole il leader M5S e, se non riuscirà a spuntarla con Salvini, la porta resterebbe comunque aperta se il "professionista incontestabile" fosse contestato da Mattarella.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio al tavolo su contratto di governo e premier (Ansa)