Roma, 17 maggio 2018 - Non c'è l'uscita dall'euro, ma resiste la critica all'impianto economico dell'Ue. C'è un piccolo accenno all'obbligo vaccinale, persino un capitolo dedicato allo sport. Negli oltre venti punti del contratto di governo fra Lega e Movimento 5 Stelle si spazia dai temi più battuti della campagna elettorale a quelli che finora non avevano trovato grande spazio nel dibattito politico. Un lungo lavoro di limatura, per trovare un punto di contatto fra i due partiti, così simili eppure così diversi. Un lavoro ancora non concluso, però: il programma che verrà presentato a militanti e iscritti dei due movimenti verrà sottoposto ad altri ritocchi, per superare le divergenze che restano sul campo. Su alcune tematiche, infatti, persistono differenze ancora da ricomporre, o più semplicemente la mancata definizione delle coperture finanziarie rende complicata l'applicazione di alcune misure.
Ecco alcuni dei punti più critici.

PENSIONI - Entrambi i movimenti hanno sempre battuto il tasto sul superamento della legge Fornero sulle pensioni e dunque sull'agevolazione dell'uscita dal lavoro dei lavoratori bloccati dalla riforma previdenziale del 2011. Su questo tema c'è dunque l'accordo. Quello che invece manca è una definizione precisa delle risorse necessarie a ripristinare le pensioni d'anzianità e render epiù flessibile l'uscita dal lavoro. Il contratto di governo prevede uno stanziamento di 5 miliardi. Una cifra che in realtà potrebbe essere insufficiente, stando alle simulazioni dell'Inps: secondo l'Istituto di previdenza, il costo della cancellazione della Fornero potrebbe oscillare tra i 15 e i 20 miliardi almeno. E secondo Stefano Patriarca, a lungo consulente di Palazzo Chigi per la previdenza e ora responsabile della società di consulenza e ricerca Tabula, consentire l'accesso alla pensione con la cosiddetta quota 100 (somma di età anagrafica e contributi) e insieme prevedere la quota 41 (possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall'età anagrafica) potrebbero comportare una spesa cumulata in 10 anni pari a 150 miliardi di euro.
Lega e M5S non escludono che parte delle coperture possa arrivare dalla ridiscussione dei patti con l'Europa. Ma c'è anche lo spettro di nuove clausole di salvaguardia che comporterebbero in futuro ulteriori aumenti dell'Iva.

IMMIGRAZIONE - L'argomento è da sempre cavallo di battaglia della Lega, ancor più da quando è passata dalla dimensione territoriale di movimento del Nord a partito nazionale. Sul contrasto all'immigrazione irregolare, Salvini e i suoi hanno costruito buona parte della campagna elettorale. Al contrario, il Movimento 5 Stelle ha nel corso degli anni mutato più volte la propria posizione, dagli albori in cui auspicava addirittura lo ius soli agli ultimi tempi in cui si è allineato a posizioni di maggiore chiusura. Entrambi i partiti sembrano convergere ora sul superamento del regolamento di Dublino sull'accoglienza dei richiedenti asilo: ma nel novembre scorso, in sede europea, il M5S ha votato contro la proposta di riforma (poi comunque passata: "Non era molto ambiziosa", la giusitificazione dei pentastellati a Bruxelles) su cui la Lega si è invece astenuta. Il tema immigrazione è ancora dunque sub judice, ma le parole d'ordine messe nero su bianco nell'ultima bozza sono quelle della Lega, che non a caso chiede per sé (cioè per Salvini) il ministero dell'Interno: rimpatri obbligati, ripristino dei controlli al confine, respingimenti, normative ad hoc per la predicazione nelle moschee. Su almeno un punto, comunque, c'è una convergenza dichiarata: contrasto al "business dell'accoglienza".

SICUREZZA E GIUSTIZIA - Il tema si intreccia ovviamente al capitolo immigrazione, ma non solo. La road map è ancora in via di definizione, probabilmente perché si tratta di uno dei settori tra i più divisivi. Gli unici punti certi: aumentare i fondi per le forze dell'ordine e incentivare la cyber security. Per il resto, il Movimento 5 Stelle ha acconsentito, sulla carta, alle parole d'ordine legaliste del Carroccio: più carceri e meno misure alternative, estensione della legittima difesa. Dall'altra parte, il Movimento 5 Stelle ha strappato alla Lega, riluttante fino a poco tempo fa, l'impegno a contrastare il conflitto d'interesse, argomento sul quale si è in pratica consumata la rottura tra il Carroccio e Forza Italia.

INFRASTRUTTURE - Nell'ultima bozza presentata da Lega e M5S spunta una voce che finora non era emersa nelle trattative: "sospensione dei lavori esecutivi" e "ridiscussione completa" del progetto della linea Tav Torino-Lione, storico cavallo di battaglia dell'ala più movimentista dei pentastellati. Le penale per lo stop ai lavori dell'alta velocità tra Piemonte e Francia ammonta a 2 miliardi di euro (anche se i legali degli attivisti No Tav sostengono che non ci siano penali da pagare). Ma nella bozza questo passaggio è segnato in rosso. Cioè: su questo punto decidono i due capi politici. E non sarà un caso che le maggiori critiche arrivino dagli altri partiti della coalizione di centrodestra, "stupiti" da questa svolta anti grandi opere del Carroccio.