Roma, 15 maggio 2018 - Lega e Movimento 5 Stelle non trovano la quadra (premier, programma e squadra) per riuscire a fare il nuovo governo? Le opposizioni – vere o presunte che siano al futuro governo – gongolano. Le reazioni più dure arrivano da Forza Italia. L’ex capogruppo, Renato Brunetta, sogghigna: "Mi sembrano in un mare di guai. Mi spiace per Salvini, ma si è messo con una banda di buoni a nulla come i grillini. Noi non voteremo la fiducia, ma a questo punto dubito che ci sarà un governo".

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La capogruppo attuale, Mariastella Gelmini, infierisce: "Siamo preoccupati e scettici. Tra Lega e M5S regna ancora molta confusione, le distanze restano ben visibili e al momento non si intravede la luce in fondo al tunnel. Avevamo messo in guardia l’amico Salvini". Solo il portavoce azzurro, Giorgio Mulé, ribadendo che FI voterà contro in Parlamento, si limita a parlare, in modo sportivo, di "strada in salita", ma poi paragona la nascita del possibile governo – durante lo speciale del Tg3 che va in onda mentre sono in corso le consultazioni – "a un’opera di Schubert, l’ Incompiuta". A tarda sera anche Berlusconi fa sapere come la pensa: "Questo tirar per le lunghe non fa bene a nessuno, soprattutto al Paese, ma era nelle cose... L’irrefrenabile voglia di Di Maio di andare a palazzo Chigi – si sfoga il Cavaliere con i suoi – sta costringendo Salvini ad arrampicarsi sugli specchi e a calpestare la sua dignità".

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"Se Matteo non si sfila, rischia di bruciarsi e di danneggiare tutto il centrodestra", dice un big azzurro. Il Cavaliere, dunque, sarebbe molto preoccupato per il suo alleato Salvini. I due si sono sentiti al telefono più volte e l’ex premier avrebbe suggerito al ‘Capitano’ di aprire gli occhi: "Attento a quello che fai, i 5 Stelle sono inaffidabili, degli irresponsabili...", mettendolo in guardia dal rischio di uscire con le ossa rotte. E se la linea dura di FI (no alla fiducia) è confermata, tra gli azzurri molti scommettono sul fallimento dell’esecutivo giallo-verde. Sestino Giacomoni, fedelissimo di Berlusconi, dice: "A 70 giorni dal voto i 5 Stelle sono andati da Mattarella a chiedere ancora tempo, ma il tempo è scaduto e gli italiani non possono continuare a guardarli giocare alle istituzioni".

Naturalmente, anche dal Pd il giudizio che arriva è duro. Il segretario reggente, Maurizio Martina, spiega la notizia del giorno: "Lega e M5S sono paralizzati tra di loro in uno scontro di potere sulle persone che va a danno del Paese". Il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, parla invece di un "accordo di potere già fatto, stanno solo litigando sulle poltrone". Ma nel Pd si discute e ci si divide, come al solito, su come gestire l’Assemblea nazionale di sabato: se bisogna eleggere un segretario in Assemblea, come chiede Martina, o di andare al congresso, come vuole Renzi.

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