Roma, 15 maggio 2018 -  Un conto salato. Il contratto tra Lega e M5s vale circa 70 miliardi di euro. Ma la cifra potrebbe lievitare fino a 100 miliardi, quasi il triplo rispetto alle manovre varate nell’era Renzi, più del doppio rispetto a quella «lacrime e sangue» di Dini. Certo, il saldo per i cittadini dovrebbe essere positivo: il nuovo governo, più che prendere soldi dalle tasche dei contribuenti, dovrebbe offrire vantaggi in termini di minori tasse e di nuovo welfare. Ma il condizionale è d’obbligo, almeno finché non si definirà in che modo l'esecutivo farà fronte alle nuove spese. Tre le voci più dispendiose: flat tax , reddito di cittadinanza e la cancellazione della legge Fornero. Più altri interventi, dal bonus asili alla riforma dei centri dell’impiego, che potrebbero far lievitare di qualche miliardo l’intera manovra. Per ora, invece, il capitolo dei tagli è tutto concentrato sulla spending review e sulla revisione dell’attuale sistema delle agevolazioni fiscali. Saranno davvero sufficienti?

Testi a cura di ANTONIO TROISE

Flat tax, due aliquote nel contratto Lega-M5S. Il fact checking

FLAT TAX - Per trovare i fondi si guarda al condono.

Il calcolo definitivo si potrà fare solo quando si conosceranno nel dettaglio le aliquote previste. Ma, secondo le stime più prudenti, la versione della flat tax riveduta e corretta costa circa 40 miliardi di euro. Il sistema fiscale diventerà più semplice, con due sole aliquote: una al 15% per i redditi familiari sotto gli 80mila euro e l’altra fra il 20 e il 23% per quelli oltre questa soglia. Nella prima fascia, ci sarà una deduzione di 3mila euro che fino ai 35mila euro di reddito scatterà per tutti i familiari, fra i 35mila e i 60mila solo per quelli a carico per poi azzerarsi oltre questa soglia. Una parte della flat tax dovrebbe autofinanziarsi: gli italiani avranno più soldi in tasca, consumeranno di più e pagheranno l’Iva. Un’altra parte ancora dall’emersione del sommerso. Ma oltre il 50% dovrebbe essere coperto da due misure ad hoc: la riapertura dei termini per la rottamazione delle cartelle e una sorta di ‘pace fiscale’, un condono per le pendenze accumulate con il Fisco fino al 2015. Si pagherebbe solo una parte delle cartelle, senza interessi o sanzioni, con percentuali variabili a seconda del reddito e delle difficoltà economiche del contribuente. La restante parte arriverà dal taglio di detrazioni e deduzioni. Salvo quelle sulla casa e sulle ristrutturazioni immobiliari.

Governo, M5s e Lega chiedono altro tempo. "Al lavoro sui programmi"

LEGGE FORNERO - La misura più ostica. Confronto con la Ue

E' uno dei capitoli dove i calcoli sono effettivamente più difficili. Ma Lega e 5 Stelle sono fortemente intenzionati ad andare avanti. Obiettivo: cancellare la legge Fornero, ripristinare di fatto le pensioni di anzianità e rendere più flessibile l’uscita dal mondo del lavoro. Nel contratto si sarebbe trovata una prima intesa sull’introduzione della cosiddetta quota 100, la somma di età anagrafica e contributiva. Ma, per limitare l’impatto sui conti dell’Inps, viene anche fissata un’età minima per lasciare il lavoro, 64 anni. In ogni caso, tre anni in meno rispetto alla soglia attuale. Si potrà andare in pensione indipendentemente dall’età solo con 41 anni di contributi. In questo caso, però, sono ancora allo studio delle clausole che possono limitare il ricorso ai contributivi figurativi, come la laurea. Con queste premesse, il pacchetto pensioni dovrebbe costare non meno di 5 miliardi. Ma la cifra prevista potrebbe essere insufficiente. Del resto, secondo le simulazioni Inps, la cancellazione della Fornero potrebbe costare fra i 15 e i 20 miliardi all’anno. Anche in questo caso, una parte delle coperture potrebbe arrivare dalla ridiscussione dei patti con l’Europa. Ma non è escluso neanche il ricorso a nuove clausole di salvaguardia.

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REDDITO DI CITTADINANZA - La spending review deve essere pesante

E' la misura che al Sud ha fatto la differenza e ha ingrossato i voti dei pentastellati. Il reddito di cittadinanza, l’assegno di 780 euro al mese per le persone in difficoltà, dovrebbe riguardare circa 7 milioni di persone, una cifra che comprende tutti gli italiani che secondo l’Istat rientrano nella fascia della povertà assoluta e circa il 50% degli 8 milioni di cittadini che si trovano nel limbo della cosiddetta ‘povertà relativa’. Il costo della misura, ovviamente, dipenderà dai criteri che saranno utilizzati per definire la platea dei beneficiari. Ma, nella versione più accreditata, il reddito di cittadinanza può arrivare a costare 16-17 miliardi. Ai quali occorre aggiungere i 2 miliardi previsti per riformare i centri dell’impiego. In tutto, quindi, mancherebbero all’appello circa 20 miliardi. Un quinto della cifra dovrebbe arrivare dalla cancellazione del reddito di inclusione e delle misure di assistenza al reddito distribuite attualmente dagli enti locali. La restante parte, invece, dovrebbe essere finanziata ricorrendo a una massiccia dose di tagli alla spesa: dalle auto blu ai vitalizi dei parlamentari. Ma una parte potrebbe anche essere finanziata aumentando il deficit dell’1,6%, un’operazione che vale fra i 10 e i 15 miliardi di euro.