Giancarlo Giorgetti e Giuseppe Conte (Ansa)
Giancarlo Giorgetti e Giuseppe Conte (Ansa)

Roma, 15 maggio 2018 - "Se siamo d’accordo sul programma? Siamo d’accordo per andare a votare...". Sarà anche una battuta quella del numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, ma rivela la difficoltà di una trattativa, quella tra M5S e Lega, che si è arenata su tutti i fronti: nome del premier terzo e contratto, alla tedesca o meno.

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Cos'è, ieri è stato il giorno del totonomi non dei ministri (sono sempre gli stessi da giorni i papabili), ma direttamente del premier. L’intesa, appunto, manca e Salvini non fa nulla per nasconderla, Di Maio finge di più. Il professore di Economia Giulio Sapelli, invece, è il primo caso in Italia di auto-candidato (con annessa smentita) al ruolo di presidente del Consiglio. Lui assicura che, nella notte di domenica scorsa, emissari di M5S e Lega lo hanno sondato e che lui, graziosamente, ha accettato di bere l’amaro calice, ponendo, però, diverse condizioni ai due. Peccato che i 5Stelle fanno sapere, appena Sapelli parla, che di promuovere premier il professore (ex comunista, di formazione, poi keynesiano, in ogni caso anni luce da loro) non ci avevano mai pensato. Invece, l’altro nome che gira, quello di un professore, a sua volta, Giuseppe Conte, giurista esperto in diritto amministrativo e, da tempo, vicino all’M5S, sembra essere assai più solido. Non a caso il professore, ieri, a differenza di Sapelli, che si faceva intervistare in lungo e in largo, è rimasto muto.

Ma al Quirinale hanno alzato più di un sopracciglio chiedendo uno standing, per la poltrona di palazzo Chigi, ben diverso, più alto e riconoscibile in Italia e, soprattutto, all’estero. E se sulla squadra e sul nome del premier Lega e M5S sono ancora in alto mare lo sono, del resto, anche sui programmi.