Milano, 13 maggio 2018 - Non arriva nemmeno oggi il tanto atteso nome del premier che scaturirà dall'accordo di governo tra M5S e Lega. La corsa a Palazzo Chigi resta un rebus: la trattativa non è ancora chiusa. "Nomi non ne facciamo", dice in via ufficiale Luigi Di Maio dopo il colloquio con Sergio Mattarella. "Abbiamo chiesto al presidente ancora qualche giorno per discutere dei temi - aggiunge -, ne abbiamo bisogno per far partire la Terza Repubblica e governare 5 anni". Poi assicura: "Faremo presto". "Non stiamo questionando sui nomi - sottolinea invece Matteo Salvini al termine dell'incontro con il capo di Stato -. Discutiamo su un'idea di Italia". "Si parte se saremo in grado di trovare una quadra. Non voglio prendere in giro nessuno, il governo parte se si possono fare le cose. Ad oggi gli accordi un tanto al chilo non fanno per me: speriamo di vederci presto o perché si comincia o perché ci si saluta", prosegue.

Insomma 5 Stelle e Carroccio chiedono altro tempo, che il capo dello Stato non intende negare loro proprio per non impedire la nascita di un governo politico che avvii finalmente la legislatura. Saranno dunque - da quanto si apprende - le stesse forze politiche a far sapere al presidente quando saranno pronte.

DI MAIO - "Stiamo scrivendo un contratto di Governo non di locazione, serve tempo, il premier non c'entra nulla", dichiara Di Maio uscito dallo Studio alla Vetrata. "Si tratta di un contratto di governo sul modello tedesco che mette insieme i punti programmatici dei due movimenti. Noi lo sottoporremo ai nostri iscritti con un voto online che deciderà se far partire questo governo. Sono molto orgoglioso delle interlocuzioni e soddisfatti del clima che si respira, ma soprattutto dei punti che si stanno portando a casa su temi come la legge Fornero, la lotta agli sprechi, la lotta alla corruzione, il carcere per chi evade, il fisco", aggiunge il leader del Movimento che si dice tuttavia "molto ottimista".

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SALVINI - Più duro il tono di Salvini che rivendica più volte il suo diritto alla "schiettezza". "Stiamo facendo uno sforzo enorme, perché se ragionassimo per convenienze politiche, partitiche e e personali non saremmo qua da tempo", dice Salvini una volta uscito dallo Studio alla Vetrata. E rimarca ancora una volta che la sua "precondizione" è che "non si rompesse l'alleanza di centrodestra e quindi ringrazio il presidente Berlusconi e Giorgia Meloni", poi spiega i punti su cui c'è ancora divergenza. Sulle "infrastrutture ci sono ancora visioni diverse - dice -. Il tema giustizia è centrale: processi più brevi, anche su questo partiamo da posizioni differenti". "Se io vado al governo voglio fare quel che ho promesso di fare su cui gli italiani mi han votato, sulla Fornero, evitare l'aumento dell'Iva, ridurre le accise sulla benzina, sull'immigrazione su cui Lega e M5s partono da notevole distanza: nel rispetto dei diritti umani e dei trattati mi rifiuto di pensare all'ennesima estate e autunno del business dell'immigrazione clandestina in saldo. Se andiamo al governo vogliamo mano libera per tutelare la sicurezza degli italiani, anche con la legge legittima difesa". Quindi la conclusione: "Il governo parte, e sarebbe una bellissima avventura, se può fare le cose, se ci rendiamo conto che non siamo in grado di farle non cominciamo neanche. Per questo abbiamo chiesto qualche altra ora". 

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TAVOLO TECNICO - Sul programma congiunto M5s e Lega sono al lavoro anche oggi nell'ennesimo tavolo tecnico a Montecitorio. Prima delle consultazioni informali al Quirinale, si è tenuto il nuovo incontro tra i due leader negli uffici parlamentari. Con loro Giancarlo Giorgetti e Vincenzo Spadafora.  

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I RUMORS - In pole per Palazzo Chigi sembravano l'economista Giulio Sapelli e l'avvocato e docente universitario Giuseppe Conte. Sapelli ha rivelato di essere stato contattato, ma il portavoce dei Cinquestelle ha negato che sia lui la proposta da portare al Colle. La notizia non trova conferme neppure in ambienti del Carroccio. I due profili circolati in queste ore sono 'tecnici' e non coincidono col "premier politico" annunciato ieri da Salvini e Di Maio.  

SAPELLI - "E' tutto vero. Sono stato contattato da entrambi le parti politiche e ho dato la mia piena disponibilità". Giulio Sapelli risponde così ai cronisti sulla sua possibile candidatura a premier nel prossimo (eventuale) governo M5S-Lega. "Mi hanno spiegato che stanno valutando anche un altro profilo, quello di Conte, e non mi hanno ancora detto chi hanno scelto", dice l'economista che, a quanto si apprende, sarebbe il nome proposto dalla Lega. E aggiunge: "Ho detto loro che vorrò dire la mia sui ministri, ho parlato con il collega Domenico Siniscalco, che spero di avere al mio fianco come ministro del Tesoro". Per Sapelli il programma di governo gialloverde, che sta vedendo al luce in queste ore non è solo "fattibile, ma auspicabile".  E questo anche se non fosse possibile modularlo nell'ambito di una revisione dei trattati europei. 

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TECNICO O POLITICO? - Il punto cruciale, comunque, resta uno: chi, tra il M5S e la Lega cederà il passo sulla scelta del premier. Non ci sono soluzioni facili: affinché Di Maio e Salvini arrivino a un'intesa occorre che uno dei due dica sì alla proposta dell'altro. Anche per questo rimane in pista la carta del premier politico, visto che una figura tecnica continua a non convincere né il M5S né la Lega. Eppure forse è proprio la scelta di individuare un tecnico l'unica strada per uscire da un impasse che si sbloccherà solo nel pomeriggio sebbene Paolo Becchi, filosofo e ideologo del M5S, già in mattinata abbia parlato di "fumata bianca".

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