Roma, 14 maggio 2018 - Cinque miliardi per cominciare a rendere meno dura la riforma Fornero. Come? Attraverso la possibilità di uscire prima delle soglie di età e di contributi attuali con quota 100 e quota 41. Con l’aggiunta di un ulteriore sconto sui requisiti per chi svolga lavori usuranti e con la riapertura della cosiddetta opzione donna, che permette alle lavoratrici di lasciare l’attività già a 59-60 anni, ma con una penalizzazione sull’importo dell’assegno. 

Il contratto per il cambiamento, come è stato definito, verrà chiuso oggi tra Lega e 5 Stelle nella Capitale dopo la full immersion di due giorni al Pirellone. Ma i capitoli più delicati sono stati sostanzialmente definiti. Oltre al pacchetto previdenza, sono stati messi a punto anche quelli relativi al reddito di cittadinanza (che partirà, però, solo dopo la riforma dei centri per l’impiego), alla flat tax a due aliquote, e al salario minimo per legge intorno ai 9-10 euro come paga oraria di base. Senza dimenticare le misure per le famiglie: dagli asili nido gratuiti all’Iva zero sui prodotti per l’infanzia, fino al piano di ristrutturazione e riqualificazione della rete idrica per l’acqua bene pubblico, e ai fondi per il rimpatrio dei migranti. 

Pensioni, la sission: "A casa prima"

Governo, c'è l'accordo sul nome. Spunta il ticket Giorgetti-Fraccaro

image

Rimangono distanze non secondarie su tre capitoli: le grandi opere (per le quali vale la contrarietà dei grillini), l’atteggiamento verso l’Europa e i suoi vincoli (e qui è la Lega a puntare i piedi) e il dossier banche (sul quale i 5 Stelle insistono per la creazione della Banca pubblica per lo sviluppo). In via di chiusura le partite sulla sorte dell’Ilva, sul rapporto con la Russia (meno sanzioni) e sul condono fiscale, ma quest’ultimo nella versione della tregua o della pace tributaria finirà per essere parte delle coperture delle ingenti risorse previste per finanziare l’intesa: si parla di circa 70 miliardi, ma si partirà da una base più bassa il primo anno.

Ma torniamo al superamento della legge Fornero. In primo piano la quota 100: i lavoratori dovrebbero poter lasciare il lavoro raggiungendo quella somma di età e contributi. Si tratta di vedere se verrà confermata o no la partenza da un’età anagrafica minima di 62 anni e da un requisito contributivo minimo di 35 anni di contributi. 

image

Il secondo pilastro sulle pensioni riguarda la cosiddetta quota 41. In sostanza, si prevede che i lavoratori che raggiungono i 41 anni di contributi possano andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica. 

image

Il tutto, secondo i tecnici dei due partiti, costerebbe circa 5 miliardi il primo anno. Ma per Stefano Patriarca, a lungo consulente di Palazzo Chigi per la previdenza e ora responsabile della società di consulenza e ricerca Tabula, il conto non scenderebbe sotto i 12 miliardi.