Roma, 16 aprile 2018 - Giorni decisivi per la formazione del nuovo governo. Dopo il secondo giro di consultazioni, andato a vuoto come il primo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oggi a Forlì per ricordare Roberto Ruffilli, senatore democristiano ucciso 30 anni fa dalle Br, ha richiamato i principali leader politici alla collaborazione. Se non ci saranno novità, Mattarella deciderà entro mercoledì se dare un pre-incarico o un incarico esplorativo. Al momento, però, non sembrano esserci aperture. Anzi. Di Maio ieri ha ribadito il suo no a un accordo con il centrodestra ed è tornato a parlare con il Partito Democratico. E se Calenda oggi lancia l'ipotesi governissimo, è Salvini a gelare l'apertura dem: "Mai con il Pd". Il leghista poi alza il tiro: "Sia chiaro a tutti, anche alle orecchie di chi non vuole intendere, che se vinciamo in Friuli e in Molise nel giro di 15 giorni si fa il governo". Di Maio non ci sta e lancia un ultimatum: "Aspetterò ancora qualche altro giorno, dopodiché uno di questi due 'forni' si chiude". La replica del leghista: "Vuole il forno di Renzi? Si accomodi"

Governo, svolta vicina. Le opzioni di Mattarella

BOTTA E RISPOSTA SALVINI-DI MAIO -  "E' chiaro che se in Molise e in Friuli verrà premiata la forza e la chiarezza delle battaglie della Lega, nell'arco di 15 giorni chi deve capire capisce e ci sarà un governo", ha detto Salvini nel corso di un comizio a a Montenero di Bisaccia. Sbotta il segretario dem Martina: "Trovo veramente assurda l'idea per cui il Paese deve aspettare i suoi tornaconti elettorali. Avvisatelo che il Paese ha già votato e adesso chiede risposte, non propaganda. Questo uso delle elezioni regionali di Molise e Friuli come fossero cavie da laboratorio è quanto di più irrispettoso possibile verso gli elettori di quelle regioni oltre che di tutti gli italiani".

Ma la replica più attesa è quella di Di Maio. "Salvini si assume una responsabilità storica nel legarsi a Berlusconi: ci sta dicendo che per aspettare i comodi di Matteo Salvini avremo il governo il 15 maggio? Aspetto qualche altro giorno, poi uno di questi due forni si chiude", ha avvertito a 'Otto e mezzo' su La7. C'è tempo in giornata anche per la controrisposta del leghista, intervistato a Telemolise. "Noi vogliamo un Governo che rispetti il voto degli italiani, centrodestra e M5s. Se Di Maio preferisce il forno di Renzi si accomodi, temo che sia un pane muffo". 

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SCHERMAGLIE SULLA SIRIA - Di Maio ha anche dato dell'"irresponsabile" a Salvini per le sue dichiarazioni sulla Siria "anche perché fatte da un palco elettorale". "Bene ha fatto Gentiloni a non partecipare all'attacco, crediamo nella diplomazia a oltranza", ha aggiunto l'ex presidente della Camera parlando della crisi mediorientale. "Per me il faro rimane l'articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerra - ha aggiunto il leader del M5S -. Mi troverà sempre contrario chi vuole approfittare della Siria per sganciarci dagli alleati storici. Non devono essere casus belli per riposizionare Italia". Ed ecco come ribatte Salvini: "Certo che in questo suo novello amore per il Pd a favore dei lanciatori di missili mostra un volto decisamente sconosciuto. Noi abbiamo altri obiettivi e lavoriamo per l'Italia". 

CALENDA E SALVINI - Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, in un'intervista a "Repubblica", ha lanciato l'ipotesi di un accordo Pd-Lega-M5S. “Data la situazione di stallo e il peggiorare delle crisi internazionali occorrerebbe proporre un governo di transizione appoggiato da tutte le forze politiche e una commissione bilaterale per rimettere mano alla legge elettorale e alle altre riforme incompiute”, ha sostenuto il ministro. Che è stato subito 'rimpallato' dal leader della Lega, Matteo Salvini. “Io dialogo con tutti, ma l'unico punto fermo è che con il Pd non si può fare nulla", ha detto il numero uno del Carroccio. E ha aggiunto: "A Calenda dico, mamma mia! Un governo con chi ha approvato la Fornero o vuole gli immigrati che cosa potrebbe fare?”. 

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PD - Ma l'apertura di Calenda non trova grandi consensi neanche all'interno del suo partito. A contraddirlo è il sottosegretario alle Politiche europee Sandro Gozi che pensa non possa esserci un “punto d'incontro possibile” tra le tre forze politiche. Perplessità anche dal senatore Dario Parrini che ha ribadito che "non è il Pd a dover proporre la nascita di un governo appoggiato da tutti i partiti. In base ai risultati elettorali sono il primo partito e la prima coalizione ad avere il dovere di dire in tempi rapidi al presidente della Repubblica e ai cittadini se sono o meno capaci di formare un esecutivo. E' evidente che un loro fallimento sarebbe un fatto di primario rilievo e non eludibile. Ma adesso abbiamo bisogno di chiarezza, non di scorciatoie".