Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Ansa)
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Ansa)

Roma, 11 marzo 2018 - Nessuna maggioranza dalle urne. Per la seconda volta consecutiva la legge elettorale non restituisce un vincitore e un vinto. Chi è risultato vincente non ha conquistato la maggioranza dei seggi, e chi pur perdendo, al contempo, è diventato basilare per la formazione di un qualsiasi governo. Nel 2013 sotto accusa andò il Porcellum e il sistema politico dovette prendere in considerazione la formazione di una maggioranza anomala. Dapprima tra Pd e l’allora Pdl, e poi sempre Pd, ma coi transfughi del centrodestra. Cambiata la legge il risultato non cambia. Anche il Rosatellum ha generato un Parlamento senza maggioranze.

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Eppure questa volta già i primi sondaggi effettuati dopo l’approvazione della nuova legge elettorale avevano previsto lo stallo post voto. Pertanto, dopo l’esito delle urne, altro giro altra corsa. Nessuno è autosufficiente e anche chi ha conquistato più voti deve trovare nuovi alleati. La questione che il presidente della Repubblica deve affrontare è a chi dare il primo mandato. È da quel momento che si metterà in moto la ‘macchina delle alleanze’. Se questo però è demandato agli eletti e ai leader dei partiti, c’è un altro attore in campo, invece. Chi, col voto nell’urna, ha determinato questo scenario, ma le cui scelte conteranno poco nella definizione del governo: l’elettore. Certo, in una democrazia parlamentare è giusto che a prendere decisioni siano gli eletti, ma le proprie strategie coincidono con quelle dei loro votanti? Dall’analisi dell’Istituto Noto Sondaggi emerge una profonda divergenza tra i voleri degli elettori e quelle che sono le prime indicazioni di posizionamento dei leader. Per esempio, se la Lega chiede un appoggio al Pd, il popolo leghista si dice contrario a un’alleanza coi dem, al contrario se il Pd dice di voler essere all’opposizione in qualsiasi governo i suoi elettori sarebbero favorevoli a un’alleanza con il M5S, non col Centrodestra

Governo di scopo, tecnico o del Presidente. Cosa sono (e le differenze)

SCENARIO 1. Governo M5S con appoggio Pd. Da una parte il 59% dei votanti Pd sarebbe favorevole, ma al contempo i fautori di questa alleanza nel M5S sono solo il 49%. Non pochi, ma neanche la maggioranza assoluta.

SCENARIO 2. Governo Centrodestra con appoggio Pd. Gli elettori dei vari partiti hanno la stessa opinione: il 58% di quelli del Centrodestra e il 72% dei dem si dichiara apertamente contraria a questa ipotesi.

SCENARIO 3. Governo Lega-M5S. La particolarità è che solo la maggioranza relativa degli specifici elettorati sarebbe favorevole a questa ipotetica alleanza, ma non quella assoluta. Tra i votanti di Salvini, il 42% vedrebbe in maniera positiva un governo con il M5S, il 40% è contrario mentre il 18% è senza opinione. Tra i pentastellati i favorevoli scendono al 38%, i contrari sono il 36%, una ampia quota, il rimanente 25% non sa prendere una decisione. Tra i votanti del M5S circa 1/3 proviene dal centrodestra, ragion per cui sembrano essere questi quelli più attratti da un governo con la Lega. 

SCENARIO 4. Governissimo con appoggio da tutti i partiti. Soluzione più estrema che produce il maggiore dissenso. I favorevoli in ogni partito non superano il 30%.

Houston abbiamo un problema, sembrano dire gli elettori.