Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)
Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Ansa)

Bologna, 27 maggio 2019 - E ora, dopo le elezioni Europee 2019, che cosa succede al governo giallo-verde? I due alleati, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ribadiscono che il governo va avanti. Dalle parole del leader leghista "la golden share del governo non ce l'ha in mano nessuno", ma bisogna "lavorare alla riduzione della tasse e dire sì alle opere pubbliche". In pratica, Salvini punta a imporre la sua agenda dalla flat tax alla Tav, passando per le autonomie. Diversa (e molto più complessa) la situazione del capo politico dei 5 Stelle che ribadisce la volontà di "non mollare" e lascia intendere di non essere contrario alla flat tax. Morale: quale saranno gli scenari possibili?

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1) Il governo regge

Seguendo le dichiarazioni di Salvini e Di Maio, il governo potrebbe non saltare. A questo punto, come ha già anticipato il leader leghista, l'agenda di governo cambierà a favore del primo partito emerso dalle Europee. Se, infatti, dopo il 4 marzo il maggior contraente del contratto era il Movimento 5 Stelle che poteva vantare oltre il 32 per cento dei consensi e la Lega il 17,3 per cento, oggi i rapporti di forza sono ribaltati. Ergo, Giuseppe Conte potrebbe rimanere in sella, ma inevitabilmente Salvini sarà il premier virtuale del governo a trazione leghista. Il Carroccio ha raddoppiato i consensi al 34,3% mentre i grillini sono dimezzati al 17%, cioè alla percentuale del Carroccio alle Politiche. Risultato: se Di Maio non vuole mollare, gli tocca ingoiare il rospo. Tradotto: accettare dossier invisi alla base come la Flat tax, la Tav e le autonomie. Con un rischio grande quanto il successo della Lega: perdere ancora più consensi.  Ma Di Maio potrebbe essere costretto ad accettare questo "dare e avere" per un motivo su tutti: è al secondo mandato e tornare al voto per lui significherebbe la fine della carriera politica.  Nella stessa situazione ci sarebbero anche molti parlamentari grillini che, visto il calo del Movimento, potrebbero essere più propensi a non staccare la spina per evitare di non essere rieletti.
Probabilità: medio-alta

2) Il governo salta (e pure Di Maio)

Al di là delle enunciazioni post voto, Luigi Di Maio potrebbe non accettare di seguire l'agenda Salvini. O, meglio, i suoi potrebbero costringerlo a staccare la spina al governo, oppure potrebbero essere proprio i grillini con i loro 'no' a creare l'incidente e far sì che la Lega crei la crisi di governo. Di certo c'è che, la parte più insofferente della minoranza interna al M5s, l'ala sinistra del presidente della Camera, Roberto Fico, potrebbe tornare a farsi sentire e puntare a un cambiamento della leadership (che tra l'altro piacerebbe a 'sinistra'). Qualcuno, come la dissidente Paola Nugnes, ha già fatto presente questa eventualità. Per ora Di Maio ha smentito dicendo che da Grillo a Casaleggio nessuno ha chiesto le sue dimissioni, ma i contendenti restano in campo: Fico, Di Battista e qualcuno dice pure Conte che, depotenziato dall'ondata leghista, potrebbe pensare di diventare il frontman del Movimento.
Probabilità: alta 

3) Il forno M5s-Pd 

A questo punto, senza Di Maio e con una leadership più spostata a 'sinistra', il Pd potrebbe pensare a un accordo con i grillini. Ipotesi negata da molti big democratici (almeno in questa legislatura), ma c'è chi, soprattutto nell'ala sinistra Pd, che non disdegna l'ipotesi. Con un ostacolo: Renzi è contrario. E al suo no si aggiunge quello dell'astro nascente Carlo Calenda, recordman di preferenze alle Europee nel Nord-Est.
Probabilità: bassa

4) Maggioranza di centrodestra

Considerando il ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e 5 Stelle e, soprattutto, il tonfo del Movimento,  l'ipotesi di ribaltone non è così peregrina. Il centrodestra unito (Lega, Forza Italia, Fd'I), seguendo i dati delle Europee, sfiorerebbe il 50 per cento e quindi avrebbe i numeri per governare. In questo scenario, Salvini potrebbe essere il nuovo premier al posto di Giuseppe Conte. Di certo c'è che, in caso l'alleanza di governo si rompesse,  Sergio Mattarella potrebbe sondare questa possibilità. 
Probabilità: medio-alta

5) Il voto anticipato

In caso di crisi di governo e non si trovasse un'alternativa alla maggioranza giallo-verde si potrebbe andare a nuove elezioni in tempo utile per avere un governo in grado di scrivere la nuova manovra. La data utile potrebbe essere in autunno. Considerando che con la legge elettorale vigente basta superare il 40% per avere i numeri giusti in Parlamento, Salvini potrebbe anche rischiare di andare al voto soltanto alleandosi con Fratelli d'Italia (senza Forza Italia). Con un vantaggio ulteriore: scriverebbe la manovra dopo il voto, non prima (caso, quest'ultimo che inevitabilmente porterebbe un calo dei consensi).  
Probabilità: media

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