Calato il sipario sull’affaire Rousseau, la strada per il governo è in discesa. Oggi Draghi incontrerà Mattarella. Avrà certamente la sua lista dei ministri in tasca, ma non è detto che la tiri fuori per l’annuncio ufficiale: l’esame dell’organigramma con il capo dello Stato, benché si siano sempre tenuti in contatto, potrebbe richiedere un po’ di tempo. La liturgia simbolica impone la contemporaneità, ma il passaggio ufficiale potrebbe slittare a domani. Seguiranno la cerimonia del giuramento e la nomina dei sottosesgretari (in gran parte politici) prima dell’arrivo in Parlamento martedì. I partiti hanno avuto modo di far conoscere le loro preferenze all’incaricato, il quale però ha chiarito a tutti che la scelta spetta a lui. Non ha trattato e non tratterà. La sua esigenza principale è...

Calato il sipario sull’affaire Rousseau, la strada per il governo è in discesa. Oggi Draghi incontrerà Mattarella. Avrà certamente la sua lista dei ministri in tasca, ma non è detto che la tiri fuori per l’annuncio ufficiale: l’esame dell’organigramma con il capo dello Stato, benché si siano sempre tenuti in contatto, potrebbe richiedere un po’ di tempo. La liturgia simbolica impone la contemporaneità, ma il passaggio ufficiale potrebbe slittare a domani. Seguiranno la cerimonia del giuramento e la nomina dei sottosesgretari (in gran parte politici) prima dell’arrivo in Parlamento martedì.

I partiti hanno avuto modo di far conoscere le loro preferenze all’incaricato, il quale però ha chiarito a tutti che la scelta spetta a lui. Non ha trattato e non tratterà. La sua esigenza principale è che il nuovo esecutivo sia subito operativo, per questo si è interessato non solo alla poltrona principale, ma anche allo stato dell’intera macchina, e cioè ai funzionari dai quale dipende l’efficienza dei ministeri.

La necessità di una funzionalità immediata sommata a quella di garantire una qualche continuità con l’esecutivo precedente potrebbe portare alla conferma di alcuni dicasteri ’pesanti’ non direttamente coinvolti nella gestione del Recovery, dove Draghi vuole tecnici di sua fiducia. Le conferme sarebbero quelle di Lamorgese all’Interno, Speranza alla Salute, Di Maio agli Esteri e Guerini, apprezzato pure dal capo dello Stato, alla Difesa. Anche in caso di bis di Speranza, Draghi punta a un cambio di passo nella gestione della pandemia e dei ristori: in ballo ci sono le poltrone del commissario Arcuri e del presidente dell’Inps Tridico.

Oltre al rebus del ministri, il premier incaricato dovrà anche sciogliere il nodo del nuovo dicastero della Transizione Ecologica. Grillo vorrebbe l’accorpamento secco dell’Ambiente e del Mise, Draghi sarebbe orientato a scorporare dal Mise solo il comparto Energia (il resto potrebbe andare a Patuanelli), ma non quello delle Attività produttive che implicherà le delicate trattative sulle aziende in crisi. Difficilmente la guida del superministero finirà nelle mani di un politico ( un grillino, nel caso) e, tra i tecnici, il più quotato è Enrico Giovannini, che stacca Catia Bastioli.

Ecco, una nota a parte riguarda la presenza femminile, ritenuta essenziale dal presidente incaricato. I nomi sponsorizzati dai partiti, però, sono per lo più maschili. La Lega oltre a Giorgetti (Infrastrutture) schiera due uomini (Garavaglia e Molinari) e due donne (Bongiorno e Stefani). Berlusconi si rivela il più attento alle quote: punta su Tajani per gli Affari europei, ma per il resto le soluzioni preferite sono tutte femminili. Bernini, Gelmini, Carfagna. Iv ha in campo la Bellanova per l’Agricoltura, ma se questa dovesse rivelarsi inafferrabile, punta sull’ex ministra Bonetti per l’Istruzione (altra ipotesi è Patrizio Bianchi).

Il peggiore si rivela il Pd: suggerimenti tutti al maschile. Oltre a Guerini, ci sono Franceschini e Orlando: e pensare che Zingaretti ha dedicato parte dell’intervento in Direzione all’uguaglianza. Ancora ieri, il segretario sperava in un’opzione diversa da quel governo politico-tecnico, citato dal quesito della piattaforma Rousseau: preferirebbe un esecutivo di tecnici "e figure d’area" non direttamente impegnate in politica. Strada percorribile, ma che nulla finora lascia intendere che Draghi voglia farlo. A incaricarsi della mediazione col futuro premier per i 5 Stelle non è il reggente Crimi, ma il presidente della camera Fico: secondo voci, M5s puntava sull’ingresso di Conte che però scombinerebbe ogni possibile organigramma ideato da Draghi. Non solo perché l’ex premier rappresenterebbe la continuità che non potrebbe essere replicata in altri ministeri, ma il suo ingresso produrrebbe quello di Salvini in squadra. Tutto si complicherebbe. Ecco perché l’idea, se davvero è stata accarezzata, pare non piaccia né al premier né al Colle.

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