Roma, 16 febbraio 2021 - Tra colpi di genio – Antonio di Funiciello a palazzo Chigi – e nomine prevedibili e scontate (gli ambasciatori di carriera) si compone, piano piano, lo staff operativo del nuovo governo guidato da Mario Draghi. Come forse molti non sanno, infatti, un governo, quando si insedia, è fatto di tante cose, anche molto diverse tra loro (i ministri, in prima linea, i viceministri e i sottosegretari di Stato, in seconda linea), ma anche e soprattutto di staff e ‘capi staff’, indispensabili per poter bene operare. L’operazione, di solito, è complessa e complicata da mille equilibrismi e mille esigenze, sia pratiche (gli staff vanno pagati, ma trattandosi di una amministrazione dello Stato, per quanto ‘centrale’, ci vuole il tempo che ci vuole per stilare e approvare i relativi contratti) che politiche (il ‘braccio di ferro’ sulla partita del ‘sottogoverno’ è sempre un must, tra i partiti della maggioranza di ogni governo e crea sempre frizioni e guai, figurarsi in questo caso in cui convivono partiti e gruppi di idee e dalle esigenze opposte come Pd-FI-LeU-M5s-Lega), ma, almeno in questo caso, si sta procedendo con celerità.

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Garofali a capo della macchina organizzativa di Draghi

Roberto Garofoli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio (ImagoE)

Naturalmente, il ‘cuore’ della macchina governativa, quella di palazzo Chigi, è la prima che deve essere messa in condizione di bene e corretto operare. Draghi non ha perso tempo. Prima ha nominato, contestualmente al primo cdm, Roberto Garofoli a sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il quotidiano La Stampa ha svelato che Draghi è stato accompagnato, nel suo insediamento a palazzo Chigi, da una sola persona, il nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, descritto come “il più noto dei consiglieri di Stato, costretto a lasciare il ministero del Tesoro a fine 2018 per le pressioni dei 5 Stelle e del portavoce di Conte, Rocco Casalino” che lo attaccò pesantemente in alcuni whats’app inviati a dei giornalisti.

Non è un tipo facile Roberto Garofoli, 54 anni, tarantino di nascita, molfettese di adozione, magistrato da oltre 25 anni, prima penale e dal 2000 al Consiglio di Stato, di cui è presidente di sezione. L’esperienza di governo di Garofoli comincia a fine del 2011 con l’esecutivo Monti e prosegue con Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

L’ultimo suo ruolo pubblico è stato quello di capo di Gabinetto all’Economia, quando il ministro era Giovanni Tria nel primo governo Conte. La sua uscita di scena fu polemica: un articolo del Fatto quotidiano lo tirava in ballo su un presunto scambio di favori con la Croce Rossa tramite un emendamento da 84 milioni inserito in Finanziaria, in cambio della cessione di una parte di un immobile a Molfetta. Sul punto, dando le dimissioni poco tempo dopo, Garofoli dichiarò: “Che fosse un attacco deliberato lo attesta il fatto che si è voluto insistere con questo autentico falso anche dopo la ferma e pubblica e documentata presa di posizione del ministro Tria”. 

Le dimissioni, fu chiarito al tempo dallo stesso Tria, “non hanno nulla a che vedere con questa storia”, ma in molti ricordano gli attacchi subiti da Garofoli soprattutto dal M5S, culminati con l’audio dell’allora portavoce di palazzo Chigi Rocco Casalino, poi reso pubblico, che minacciava di ‘fare fuori’ i vertici del Tesoro, ‘colpevoli’ di non trovare le risorse per il Reddito di cittadinanza. L’uscita di scena di Garofoli allora lasciò stupiti molti. Così come il suo ritorno in un ruolo-chiave, da uomo di fiducia di Mario Draghi.

I 'mandarini' del governo Draghi, ovvero i capi-staff

Ma, piano piano, stanno uscendo anche gli altri nomi di coloro che sono considerati gli uomini e le donne “ombra” del nuovo Governo e che, come succede sempre, stanno un passo dietro il presidente del Consiglio e i suoi ministri. Uomini che non amano apparire in pubblico, né tantomeno sui giornali, ma che mettono in moto le rotelle delle decisioni che contano. Più che consiglieri, sono la macchina operativa del governo, detti i “mandarini” di Mario Draghi.

Il 'metodo Machiavelli' del capo gabinetto Funiciello

A palazzo Chigi il capo di gabinetto sarà il giovane Antonio Funiciello. Giornalista, scrittore e grande esperto di comunicazione, ha pubblicato, abbastanza recentemente, il libro “Il metodo Macchiavelli. Il leader e i suoi consiglieri: come servire il potere e salvarsi l’anima”, edito da Rizzoli. Il suo è un ritorno, a palazzo Chigi. Nel 2016, infatti, l’allora premier Paolo Gentiloni lo scelse per metterlo a capo del suo staff. Prima ancora, nel 2013, l’allora segretario del Pd Guglielmo Epifani gli conferì la delega per la cultura e la comunicazione del Pd. Un ritorno, quello di Funiciello, che ha scatenato subito polemiche.

In realtà, Funiciello è una specie di ‘miracolo’ della scuola politologica italiana. Campano, 45 anni, laureato in filosofia alla Federico II, prima di diventare responsabile Cultura del Pd, nella segreteria di transizione di Epifani, è stato consulente politico di Luigi Zanda, di Veltroni, del gruppo dem al Senato, del presidente della commissione Bilancio del Senato, Enrico Morando (ex leader dell’ala liberal dei Ds e poi del Pd) e animatore di ‘Libertà eguale’, che ancora oggi rappresenta l’anima ‘liberal’ dentro i dem.

Collaboratore del Foglio, di Europa, del Riformista, e di molti altri giornali, Funiciello è stato il braccio destro di Luca Lotti quando questi era il ‘braccio sinistro’ di Renzi, e poi il ‘cuore’ della macchina di palazzo Chigi con Gentiloni. Ed è sempre rimasto un riformista convinto.  Il suo ultimo libro, Il metodo Machiavelli, racconta proprio della sua esperienza con Gentiloni, descrivendo tratti e caratteristiche dei consiglieri di ogni ‘Principe’. Proprio al Machiavelli ha fatto riferimento nei giorni scorsi Renzi mentre descriveva, a mo’ di confessione, “Per come ho gestito la vicenda io, molto più Machiavelli che Moro”...

 

La riconferma del segretario generale Chieppa

Robeto Chieppa (ImagoE)

Un’altra delle novità più rilevanti nella squadra del neo presidente del Consiglio, sia per il posto che occuperà sia per la scelta “politica” fatta, è la riconferma di Roberto Chieppa a segretario generale di palazzo Chigi. Magistrato, già segretario generale dell’Agcom, fedelissimo di Giuseppe Conte, Chieppa continuerà dunque il suo mandato. Per capire quanto Chieppa è stato cruciale nello scorso governo basta leggere le lettere della trattativa con i Benetton su Autostrade dove la prima firma era la sua.

A Chigi anche Daria Perrotta: sarà capo di gabinetto del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. Anche il suo è un ritorno: è stata consigliere giuridico durante il Conte I. Invece, Carlo Deodato sarà il capo del Dipartimento degli Affari giuridici e legislativi: nel 2018 fu scelto come capo di gabinetto del ministero degli Affari europei guidato dal ministro Paolo Savona.

La nomina di Chiné al Tesoro e il rapporto con la Figc

Al Tesoro, altro ministero chiave del nuovo governo, il ruolo di capo di gabinetto va a Giuseppe Chiné che, già magistrato amministrativo del Consiglio di Stato, conosce bene via XX settembre, ora guidata da Daniele Franco. Dal 2011 al 2013 capo dell’ufficio legislativo del Mef, Chiné vanta anche altre esperienze nell’apparato di governo: nel 2009-2010 è stato capo dell’ufficio legislativo del ministro per la Semplificazione. Il magistrato Chiné è procuratore capo della Figc, ma la Federcalcio non vuole lasciarlo andare almeno fino a giugno. Tutto in regola, e nei termini di legge, ma il ministero del Tesoro dovrà decidere anche su eventuali sgravi e aiuti al mondo del pallone…

Tutte le altre nomine già fatte nei principali dicasteri

Il capo di gabinetto del ministro dello Sviluppo economico, finito nelle mani di Giancarlo Giorgetti, sarà Paolo Visca. Tra gli altri nomi che compongono il puzzle c’è quello di Francesco Fortuna: sarà il capo di gabinetto del ministero delle Politiche agricole in mano al grillino Stefano Patuanelli. Qui, come capo del legislativo, ci sarà Stefano Varone: nel Conte I venne nominato vicecapo del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di palazzo Chigi dall’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti.

L’ex direttore generale di Confindustria (quando presidente era Vincenzo Boccia), Marcella Panucci, sarà il capo di gabinetto della Pubblica amministrazione, il ministero senza portafoglio guidato dall’azzurro Renato Brunetta. Invece, Gaetano Caputi andrà al nuovo ministero del Turismo, guidato dal leghista Massimo Garavaglia: anche lui nel ruolo di capo di gabinetto. Caputi è docente della Scuola nazionale dell’amministrazione della presidenza del Consiglio dei ministri, già direttore generale della Consob. 

A rappresentare Draghi nel mondo sarà Luigi Mattiolo

Luigi Mattiolo (ImagoE)

Luigi Mattiolo sarà invece il nuovo consigliere diplomatico del presidente del Consiglio. Già ambasciatore in Israele, Turchia e Germania, Mattiolo vanta una carriera diplomatica iniziata nel 1981 e una lunga serie di incarichi tra Farnesina, Ue, Onu e consiglio Atlantico. Rappresenterà lui il premier Mario Draghi nei prossimi vertici G7 e G20.

Mattiolo è attualmente ambasciatore italiano in Germania, carica che ricopre dal 2018 dopo aver passato tre anni alla guida della delegazione diplomatica italiana in Turchia. Nato a Roma nel 1957, il nuovo consigliere ha iniziato la sua carriera nel 1981. Un anno più tardi la prima esperienza all’estero presso l’ambasciata italiana a Mosca. Nel 2008 la nomina come ambasciatore in Israele. Nel mezzo, appunto, una lunga serie di incarichi tra Farnesina, Ue, Onu e Nato.