Il Presidente Sergio Mattarella  con il premier Giuseppe Conte (ImagoE)
Il Presidente Sergio Mattarella con il premier Giuseppe Conte (ImagoE)

ROma, 17 febbraio 2020 - Spiazzato, sorpreso, a disagio. A Mattarella non sono piaciute affatto le voci che lo inquadrano nella caccia ai responsabili. Come se l’operazione che mira a sostituire Italia viva con un manipolo di senatori pescati qua e là fosse stato avallata e benedetta dal Colle. Ecco perché da lassù arriva una nota molto dura: "Si registra stupore per le ricostruzioni apparse in qualche giornale in cui si attribuiscono abusivamente intenzioni al Capo dello Stato riguardo alla situazione politica". Tradotto dal linguaggio quirinalizio significa che l’irritazione è enorme. Non è un caso che Palazzo Chigi si associ alla smentita: "Non cerchiamo nuove maggioranze".

Anche se è difficile capire da quale altro luogo gli spifferi possano essere partiti. Sulla questione, va in scena un feroce battibecco social: il renziano Anzaldi incolpa il portavoce di Conte di aver fatto uscire "indiscrezioni infondate". E Casalino lo accusa di diffamazione.

E così, appare in salita la manovra che dovrebbe affrancare il premier dai ricatti di Renzi: al Nazareno serpeggiano dubbi. Una parte del Pd appoggia apertamente l’operazione. Bettini – mentore ascoltato di Zingaretti – sottolinea la necessità di allargare il perimetro della maggioranza per rendere Renzi ("una tigre di carta") e i suoi inoffensivi: "Quanta pazienza si può avere con il fiorentino? Consiglio di preparare al più presto scenari alternativi", scrive su Facebook indicando la possibilità di "sostituire Iv con parlamentari democratici". Ma un’altra fetta dei democratici nutre perplessità. Teme che un governo del genere sarebbe ben più fragile di questo e sa che il Quirinale non si accontenterebbe delle parole ma, prima che parta, vorrebbe chiarezza, numeri sicuri, nomi certi e soprattutto garanzie di solidità. Quelle che una maggioranza raccogliticcia non potrebbe dare. "Prima facciamo chiarezza in quest’alleanza", sottolinea il ministro Provenzano. E Anna Ascani rincara: "I responsabili sono un guaio per noi".

Ma in fondo il guaio vero è nel pallottoliere. Che un gruppo consistente di responsabili ci sia davvero non sembra certo. Renzi è convinto del contrario: "L’operazione è fallita". È sicuro che nessuno dei suoi verrà preso ("fake news, la pazienza è potenza"), semmai accadrà l’opposto: "Contiamo di accogliere nuovi ingressi". Non solo il leader Iv non arretra ma, al rientro dal Pakistan, pensa all’affondo. Ha l’agenda piena: mercoledì andrà da Vespa a Porta a porta, giovedì presenterà il piano choc per l’economia e sabato guiderà l’Assemblea del partito.

Cos’ha in testa? Ufficialmente, il riconoscimento della pari dignità di Italia viva. "Non rompiamo con il governo, cerchiamo la sintesi", sottolinea la ministra Bonetti. Apparentemente una roba poco esosa dietro la quale si cela la richiesta di una retromarcia a Conte. "O torna indietro o deve dimettersi", è il refrain del week end. Che significa non solo basta attacchi a Iv, ma pure il riconoscimento ai renziani del diritto di contrastare i provvedimenti considerati inaccettabili. Insomma: come in un eterno gioco dell’oca la partita torna al punto di partenza, con i due leader convinti ormai di doversi liberare dell’altro. La settimana che si apre sarà determinante per definire gli equilibri nella maggioranza e forse la sua possibilità di sopravvivenza.