Roma, 27 maggio 2018 - Non sarà "un mero esecutore di ordini" come sostiene il New York Times (lo stesso quotidiano che ha svelato il suo curriculum gonfiato) ma quantomeno Giuseppe Conte subirà una sorta di commissariamento politico. Sarà controllato a vista e non potrà muovere un passo senza che gli azionisti della sua maggioranza non diano il loro via libera. Il M5S gli ha affiancato, sin da subito, Pietro Dettori, già ghost writer di Beppe Grillo, braccio destro di Davide Casaleggio e socio di Rousseau, il cervello operativo del Movimento. Sarà l’ombra di Conte, sempre che non assuma l’incarico di capo dello staff del premier.

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Accanto a lui, nel ruolo di portavoce, il responsabile della comunicazione Rocco Casalino. Un ‘affiancamento’ già iniziato lo scorso 23 maggio, quando prima di salire al Colle, il prof Conte ha avuto un incontro di un’ora e mezza nell’appartamento di Dettori, a due passi da Castel Sant’Angelo, dove insieme a Casalino, alla media trainer Silvia Virgulti (ex fidanzata di Di Maio) e al social manager Dario Adamo, sono stati messi a punto il discorso da pronunciare all’uscita dall’incontro Mattarella. Elementi che fanno insorgere il deputato dem Michele Anzaldi che accusa la Casaleggio Associati di "aver messo le mani su palazzo Chigi".

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Ma se questa è la strategia del M5S, quella della Lega è ancora più semplice. Nell’organigramma del nuovo governo (se vedrà la luce) il ruolo chiave da Sottosegretario a palazzo Chigi, sarà di Giancarlo Giorgetti, fedelissimo di Salvini. Conte non potrà fare alcuna mossa senza che lui lo sappia prima. Ma non basta: qualsiasi provvedimento del governo sarà preceduto, come da prassi, da un pre Consiglio dei Ministri coordinato dallo stesso Giorgetti che potrà decidere quali decreti o ddl inserire all’ordine del giorno. Per quanto riguarda gli altri ruoli la lista è pronta.

Il nome di Paolo Savona è associato al Mef ed è scritto in neretto, della serie se Mattarella lo blocca allora si "va al voto", parola di Salvini. Agli Esteri, in quota M5S, è in pole il diplomatico Luca Giansanti, direttore generale per gli Affari politici della Farnesina, già ambasciatore a Teheran, ma in lizza ci sarebbero ancora anche Massolo e Moavero Milanesi. Agli Interni Salvini, alla guida del super ministero che accorpa Sviluppo e Lavoro, Di Maio. Alla Difesa il M5S punta su Elisabetta Trenta. Per la Lega Centinaio otterrà le deleghe su Agricoltura e turismo (il nuovo ministero del made in Italy), Molteni la Funzione Pubblica, Manuela Lanzarin la Disabilità e Famiglia.

L’Istruzione andrà al responsabile del Carroccio della scuola Mario Pittoni e gli Affari regionali a Lorenzo Fontana. Al M5S la Giustizia con Bonafede, la Cultura con Carelli, la Salute con Giulia Grillo. Infine Trasporti e infrastrutture dovrebbero andare comunque a Laura Castelli, fortemente difesa da Di Maio nonostante le ultime polemiche che l’hanno coinvolta. Se ci fossero problemi è pronto a subentrare il leghista Stefano Candiani.

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