Roma, 5 giugno 2018 - Giornata intensa, quella di oggi, per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che sarà in Aula al Senato alle 12 per le dichiarazioni programmatiche. Chiuso nel suo ufficio, Conte è stato ieri mattina al lavoro con il suo staff per scrivere di suo pugno il discorso. Oggi a seguire, a Palazzo Madama, dalle 14,30, avrà inizio la discussione generale, cui farà seguito il voto di fiducia al governo, verso le 19.30. Il termine della seduta con la proclamazione del risultato è previsto tra le 20 e le 20.30. Alla Camera l'iter della fiducia avrà inizio alle 13.30 con le dichiarazioni di Conte. Domani, mercoledì 6 giugno, è in programma la discussione generale dalle 9 alle 14.30, quindi le dichiarazioni di voto e le repliche alle 15.45. Il voto di fiducia comincerà alle 17.40.

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Giuseppe Conte, presidente del Consiglio

I NUMERI AL SENATO - A Palazzo Madama, primo vero banco di prova, il nuovo governo può contare, numeri alla mano, su 167 voti certi, 6 in più rispetto alla maggioranza assoluta: i 58 senatori della Lega e i 109 del Movimento 5 stelle. A questi, però, si dovrebbero aggiungere almeno altri 4 voti, facendo salire la maggioranza a quota 171, sempre che le dichiarazioni fatte in occasione delle consultazioni di Conte come presidente incaricato da due ex grillini e altrettanti esponenti del Maie vengano confermate. I numeri del governo Conte potrebbero crescere ulteriormente, e arrivare a 174-175, qualora anche il gruppo delle Autonomie a Palazzo Madama, che aveva lasciato aperto un canale con l'allora 'semplice' professore di Diritto, dovesse optare per il voto favorevole alla fiducia. Di diverso, rispetto alle previsioni iniziali, c'è anche l'astensione del gruppo FdI che conta 18 senatori.

ANCHE RENZI - Nel dibattito al Senato sulla fiducia al governo Conte, interverranno in Aula per il gruppo Pd il vicepresidente Franco Mirabelli, il senatore Antonio Misiani, già membro della commissione Bilancio della Camera, la senatrice Teresa Bellanova, già viceministro dello Sviluppo economico, e Matteo Renzi. La dichiarazione di voto - si apprende sempre da fonti dem di Palazzo Madama - sarà espressa dal capogruppo, Andrea Marcucci.

I NUMERI ALLA CAMERA  - A Montecitorio, invece, l'esecutivo giallo-verde ha una maggioranza schiacciante, con 346 voti (222 deputati M5s e 124 leghisti). Quindi, 30 voti di scarto rispetto alla maggioranza assoluta di 316. Anche qui i voti a favore potrebbero aumentare, sempre grazie ad alcuni deputati ex M5s e alcune componenti del gruppo Misto. FdI - come al Senato - dovrebbe astenersi, mentre Forza Italia, Leu e Pd dovrebbero votare contro.

LE COMMISSIONI - Subito dopo la fiducia, si passa alle commissioni permanenti dei due rami del Parlamento: i gruppi dovranno indicarne i rispettivi componenti, starà poi a loro eleggere presidente e ufficio di presidenza di ciascuna commissione.

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