Roma, 25 maggio 2018 - Dopo il primo giro di consultazioni coi partiti, il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte si è recato stamane a Bankitalia per incontrare il governatore Ignazio Visco, un faccia a faccia durato un'ora e mezzo. Poi Conte - sempre a bordo di un taxi e auto di scorta al seguito - è tornato alla Camera per un vertice con Salvini e Di Maio, per dedicarsi agli ultimi nodi relativi alla squadra di governo. Conte è poi salito al Quirinale a metà pomeriggio per un incontro informale durato circa un'ora. Il premier incaricato non si è recato da Mattarella per presentare la lista dei ministri e sciogliere la riserva ma solo per fare il punto della situazione. Al momento quindi non è stata fissata né la data in cui Conte salirà al Quirinale per sciogliere la riserva né quella del giuramento.

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LE PAROLE DI CONTE - "Abbiamo doverosamente parlato dello stato dell'economia italiana, c'è stato un aggiornamento", ha detto ai cronisti il premier incaricato parlando dei temi dell'incontro con il governatore di Bankitalia. Conte ha poi ricordato che la prossima settimana ci sarà la relazione finale di Banca d'Italia. "Mattinata di lavoro molto proficua. Stiamo lavorando per dare il governo del cambiamento a questo Paese", ha scritto poi Conte su Twitter al termine del summit con Salvini e Di Maio pubblicando una foto che lo ritrae con i due leader nella riunione a Montecitorio.

Ancora più entusiasta Di Maio, che al termine dell'incontro, dice: "L'incontro è andato molto bene. È come se avessimo lavorato sempre insieme, c'è una totale sinergia e sintonia e stiamo lavorando con abbastanza velocità per assicurare il governo del cambiamento". "Savona? - risponde Di Maio ai cronisti - Non voglio parlare di nomi. Di questo ne devono parlare il presidente della Repubblica e Conte. Quello che vi posso dire è che c'è molta compattezza e che ci capiamo al volo".

IL NODO SAVONA E IL POST DI SALVINI - Il nodo centrale resta infatti Savona. "Sarà il presidente incaricato a fare le sue valutazioni", dice Salvini lasciando Montecitorio ai cronisti che gli chiedono se quello di Paolo Savona resti l'unico nome per il ministero dell'Economia. In serata, l'irritazione di Salvini esplode su Facebook, dove il leader del Carroccio lascia un post più che eloquente: "Sono davvero arrabbiato", che guadagna subito il like di Di Maio. Non c'è "alcun piano B" a Savona, fano poi sapere fonti leghiste. L'alternativa dunque sarebbe il voto. 

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MINISTRI, I NOMI SUL TAVOLO - Per la formazioni della squadra di governo, pare che tutto giri proprio intorno a Savona. Sul tavolo del vertice di questa mattina tra Salvini, Di Maio e Conte ci sarebbe ancora il nome dell'ex ministro per la casella dell'Economia. La questione però ancora non è chiusa definitivamente, tant'è vero che il nome di Giancarlo Giorgetti è ancora ben scritto sotto quello di Savona, ma è anche presente nel ruolo di sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi. Rumors di palazzo infatti parlano dell'uscita dalla squadra di governo di Nicola Molteni, pronto a sostituire Giorgetti come capogruppo alla Camera. Nel caso in cui il braccio destro di Salvini fosse spostato al Mef, come sottosegretario andrebbe Lorenzo Fontana (per ora agli Affari regionali). L'Agricoltura, dicastero caro alla Lega, sarebbe accorpato al Turismo, sotto la guida di Gian Marco Centinaio. Lo Sviluppo economico e il Lavoro sembrano invece ancora fusi in un unico super-ministero con Luigi Di Maio pronto a dirigerlo. In caso di esclusione di Savona, però, dovrebbero essere, secondo la richiesta della Lega, scorporati, con il Lavoro che sarebbe assegnato ai 5Stelle e lo Sviluppo economico alla Lega. Ancora vuote invece alcune caselle importanti, non perché manchi un nome bensì una assegnazione d'area. Si discute infatti ancora su le Infrastrutture, che la Lega rivendica con Stefano Candiani. Anche la Salute sarebbe ancora sul tavolo, pretesa invece da Movimento 5Stelle. Nota dolente il ministero degli Esteri su cui i pentastellati vorrebbero mettere il cappello con Enzo Moavero Milanesi, anche se è spuntato il nome di Pasquale Salzano. Nel caso che prevalga l'ambasciatore, Moavero Milanesi si occuperebbe di Politiche Ue. Il fedelissimo Riccardo Fraccaro si occuperebbe dei Rapporti con il Parlamento, mentre Danilo Toninelli delle Riforme. Alfonso Bonafede tiene alla Giustizia, come del resto Salvatore Giuliano all'Istruzione. Ancora traballante invece la Difesa, con Elisabetta Trenta indicata dai 5Stelle, su cui però la Lega non è convinta.

 

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LO SPREAD VOLA - Intanto, all'indomani dei colloqui coi partiti e l'impasse su alcune caselle chiave, lo spread tra Btp e Bund supera quota 210 punti base. Il differenziale si è ampliato a 217 punti base, al massimo da dicembre 2013, poi la chiusura a 206. Giornata difficile per Piazza Affari, che ha chiuso a -1,5%, dopo aver perso anche oltre il 2%. Particolarmente pesanti i titoli bancari. La Borsa di Milano in nove sedute ha bruciato 51 miliardi.

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L'APPELLO DI CONFINDUSTRIA - Torna a farsi sentire il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che lancia un appello. "Il jobs act e l'industria 4.0 stanno mostrando degli effetti nell'economia reale e perciò è importante che questi provvedimenti non vengano distrutti, ma che si prosegua su questa strada", dice Boccia. "Non valutiamo i governi ma i loro provvedimenti. Altri Paesi come la Francia stanno andando avanti e perciò neanche noi ci possiamo fermare".

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