Tutti alla Camera, di prima mattina, per la riunione di preparazione all’incontro con Mario Draghi, presidente incaricato, e decidere insieme se entrare nel governo, come entrarci e con quali uomini. Ci saranno tutti, da Di Maio a Conte, passando dagli (ormai) ex ministri, fino alle ultime fila dei parlamentari. Soprattutto ci sarà lui, Beppe Grillo, che al termine dell’incontro guiderà la delegazione 5S all’incontro decisivo con Mario Draghi alla Camera. Grillo spiegherà alle ’truppe’ il senso di questa svolta politica e svelerà, soprattutto, il contenuto delle telefonate di questi giorni con Mario Draghi da cui è derivato questo possibile cambio di passo. All’assemblea (qualcuno ipotizza un grande show di Grillo per tacitare gli animi anche dei più riottosi, che comunque non...

Tutti alla Camera, di prima mattina, per la riunione di preparazione all’incontro con Mario Draghi, presidente incaricato, e decidere insieme se entrare nel governo, come entrarci e con quali uomini. Ci saranno tutti, da Di Maio a Conte, passando dagli (ormai) ex ministri, fino alle ultime fila dei parlamentari. Soprattutto ci sarà lui, Beppe Grillo, che al termine dell’incontro guiderà la delegazione 5S all’incontro decisivo con Mario Draghi alla Camera. Grillo spiegherà alle ’truppe’ il senso di questa svolta politica e svelerà, soprattutto, il contenuto delle telefonate di questi giorni con Mario Draghi da cui è derivato questo possibile cambio di passo. All’assemblea (qualcuno ipotizza un grande show di Grillo per tacitare gli animi anche dei più riottosi, che comunque non mancano) non è prevista, al momento, la presenza di Davide Casaleggio, anche lui calato a Roma vista la delicatezza del momento, con Nicola Morra, tra i pochi, a stare dalla sua parte e a chiedere che la base scelga, come sempre, attraverso il voto su Rousseau.

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Nel marasma che è oggi il M5s, in troppi d’altra parte vedono in Draghi l’uomo delle élite. E qualcuno – come twittato dal senatore Elio Lannutti – lo associa ancora "alle grandi banche e alla massoneria", tutte note che possono provocare rivolte tra i duri e puri dell’elettorato stellato, che con le banche, per dire, hanno sempre avuto un rapporto difficile. E, dunque, per Grillo le parole-chiave sembrano essere sedare, sopire, non rischiare. Soprattutto, convincere.

‘L’elevato’, dicono, si è preparato bene a questo spettacolo per cercare di portare i suoi ragazzi a ingoiare l’impensabile: governare con Berlusconi, forse di nuovo con la Lega e – soprattutto – di nuovo con Renzi, lo ‘sfasciacarrozze’ che ha mandato Conte a casa. Serve un miracolo, non solo un ‘one man show’. Ma Grillo – dicono – racconterà il suo rapporto con Draghi. Quello che nel ’92 chiamava "Dracula" e che ora, invece, gli pare l’unico capace di far uscire il Paese da questa fase, dopo il naufragio del Conte Ter. Tra lui e Draghi sono intercorse, infatti, ben due telefonate, la prima lunghissima (quasi due ore) la seconda di meno di un’ora. Nella prima, avvenuta durante la drammatica assemblea degli eletti dell’altra notte, dove sembrava prevalere il ‘no’ all’ingresso stellato nel governo, l’ex governatore Bce ha chiamato ‘l’Elevato’ per sapere quali fossero, nella sostanza, le regole d’ingaggio per consentire l’appoggio da parte del partito di maggioranza relativa. E Grillo gli ha risposto elencando i punti delle leggi a 5 Stelle (dal reddito di cittadinanza da salvaguardare, ai temi ambientali come l’acqua pubblica passando per la cassa integrazione per tutti e dalla ‘spazza corrotti’) che il Movimento vorrebbe fossero assolutamente preservate, migliorate se possibile, ma non interrotte. Nella seconda, Grillo ha chiesto a Draghi un governo politico perché solo in questo modo il Movimento continuerebbe a stare in piedi. Un governo tecnico, anche solo a metà, darebbe gravi problemi di stabilità interna.

È finita, comunque, con un ‘noi ci potremmo stare’ di Grillo che, però, vede dietro le quinte il vero regista dell’operazione. Ovvero Luigi Di Maio; sarà lui a trattare sui dettagli e a concordare le eventuali “poltrone” ministeriali di spettanza 5 Stelle, nel caso in cui la compagine governativa non fosse appannaggio di soli tecnici. Ma in tutto questo c’è un "ma" grosso come una casa. E riguarda lo scontro interno, molto vivo, che anche se non mette in dubbio i numeri della futura maggioranza al Senato, tuttavia potrebbe spaccare il Movimento rendendolo una bomba sotto la sedia di Draghi. "Al Senato si fomentano tra loro", raccontava ieri una deputata esperta. "Se Grillo non riesce a fare il ‘miracolo’, non so quanto saremo in grado di reggere".