Roma, 21 aprile 2018 - Stallo sul governo e stallo sul Parlamento. A quasi due mesi dal voto delle elezioni politiche, non c’è ancora un governo e le Camere se la sono presa molto comoda. 
Intanto, però, quello del 25 aprile e del Primo maggio sarà per il Parlamento un super ponte: Montecitorio e Palazzo Madama hanno già chiuso i battenti da mercoledì 18 aprile e non li riapriranno prima del 7 maggio. Quindici giorni di 'vacanza'. Che potrebbero anche allungarsi perché la riapertura avviene di lunedì, un giorno tradizionalmente 'morto' per l’attività parlamentare – che da anni si concentra dal martedì al giovedì – e nel quale l’ordine del giorno non è di quelli essenziali: si votano le nomine dell’Autorità dell’energia.

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È vero che le 14 commissioni permanenti di Camera e Senato devono essere ancora formate ma sono state nominate le commissioni speciali che sostituiscono quelle ordinarie e che si dovrebbero occupare di gestire la fase di transizione. Comunque sia il segnale che viene dato al Paese dal Parlamento, che vede una maggioranza schiacciante di deputati e senatori del Movimento cinque stelle e della Lega, è molto negativo. E di certo non innovativo, come nelle promesse della campagna elettorale. È stallo totale.

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Deputati e senatori ad oggi hanno depositato circa 700 proposte di legge ma sono tutte ferme, perché la discussione deve iniziare in commissione. Solo che per costituire una commissione bisogna eleggere l’ufficio di presidenza e per farlo bisogna avere chiare le idee su quale sia la maggioranza parlamentare. 

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Tra veti incrociati, giri di consultazioni a vuoto e accordi che sfumano appena iniziano a sembrare concreti non si è ancora capito da quali forze sarà composta la maggioranza che sosterrà il governo. Tutto fermo anche al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, che si occupa di controllare l’operato dei servizi segreti e alla commissione di Vigilanza Rai: la guida di questi due organi viene da prassi consolidata affidata a un membro dell’opposizione. Ma qual è l’opposizione?

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Il Parlamento della diciottesima legislatura non si ammazza di lavoro, anzi. 
Secondo l’ufficio studi del Senato dal 4 marzo a Palazzo Madama si è lavorato per 12 ore e 56 minuti. Un impegno che ammonta a circa un giorno e mezzo di lavoro di una persona ‘normale’. Montecitorio dal giorno delle elezioni ci sono state solo 7 sedute. Tutto questo mentre i costi delle aule e dei Palazzi continuano a correre tra manutenzioni varie, corrente elettrica, assistenti parlamentari e addetti alle pulizie. Il Palazzo costa a prescindere da quello che produce.

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Il bilancio di previsione per il 2018, già approvato, parla di costi stimati per quest’anno di 968 milioni di euro per Montecitorio e di 551 milioni di euro per Palazzo Madama. In pratica 80,6 milioni di euro al mese per la Camera. Basta fare due conti per rendersi conto che questo inizio di legislatura è già costato ai cittadini italiani 161 milioni per Montecitorio e 91 milioni per Palazzo Madama, 252 milioni di euro. Per non fare niente.