Il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Ansa)
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Ansa)

Roma, 19 gennaio 2015 - "Una giustizia efficiente è un importante obiettivo da raggiungere, un pilastro di ogni moderna democrazia. Faccio appello a tutte forze le politiche perché la giustizia non torni a rappresentare terreno di misera polemica, ma di collaborazione". Con questo invito il ministro  della Giustizia Andrea Orlando ha concluso alla Camera la relazione annuale sull'amministrazione della giustizia. Il guardasigilli ha parlato di corruzione, che nel nostro Paese "ha raggiunto dimensioni intollerabili - ha detto Orlando - anche per il frequente suo intreccio con le organizzazione di tipo mafioso. Questo ha effetti devastanti sul piano economico e per i cittadini". Parlando delle misure di contrasto da adottare, il ministro ha toccato poi anche altri temi complicati, sottolinenando che il "malfunzionamento" della giustizia "è uno dei più grandi macigni sulla strada della crescita". Una disfunzione che  per i cittadini è diventata "un simbolo di calvario da tener lontano dalla propria vita". Lo scontro politico sul tema della giustizia "per 20 anni ha impedito che fossero attuate le riforme. Il mio auspicio - ha detto il ministro - è che questa stagione possa dirsi chiusa".

GIUSTIZIA CIVILE E RESPONSABILITA' DELLE TOGHE - "L'attuale disciplina sulla responsabilità civile garantisce un'effettiva tutela al cittadino? Io credo di no", ha detto Orlando riguardo alle nuove misure in esame su questa materia. Misure il cui "meccanismo non nasce da una finalità punitiva, ma si fonda su un'esigenza di corresponsabilizzazione di chi ha causato il danno, nel risarcimento che lo Stato è tenuto complessivamente a corrispondere". Orlando ha ribadito che "il Governo ha sin qui contrastato qualsiasi ipotesi che possa comprimere l'autonomia del magistrato". E che "sarebbe auspicabile una disciplina che lasciasse solo in carico allo Stato la responsabilità civile" e "non gioverebbe al prestigio della giurisdizione e di chi la esercita".

CAUSE PENDENTI IN CALO - Calano le cause pendenti: "L'analisi a giugno 2014 indica una cifra di 4milioni 898 mila, con un calo del 6,7%: per la prima volta dal 2009 si scende sotto 5 milioni".  Orlando ha riferito le cifre che segnano una diminuzione, anche se il calo "costante dell'arretrato dal 2009 ad oggi, mostrano che rimane comunque elevato il livello del carico di lavoro dei Tribunali; circostanza, questa, che si traduce, inevitabilmente, in un allontanamento nel tempo della risposta di giustizia ai cittadini e alle imprese".

GIUSTIZIA PENALE - In ambito penale per il ministro sono centrali il "rafforzamento patteggiamento, la riforma del giudizio appello, facendone un controllo del giudizio di primo grado, e la razionalizzazione dei casi di ricorribilità per Cassazione". 

TERRORISMO - "La crescente minaccia del terrorismo pone obbligo di un rafforzamento degli strumenti di prevenzione e repressione" ed è "ineludibile introdurre nuove misure per rendere selettivi e stringenti i controlli sui materiali che potrebbero essere usati per attentati e sulle misure contro gli stranieri combattenti".  E ancora: "Credo che sempre in quest'ottica vadano sfruttate al massimo le potenzialità che offre il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nello specifico l'articolo 86, che prevede la possibilità dell'istituzione della procura europea".

CARCERI, "EMERGENZA SUPERATA" - "L'emergenza carceraria è stata superata senza ricorrere a misure straordinarie" come amnistia e indulto, ha spiegato Orlando riferendo che al "31 dicembre 2014 i detenuti erano 53.623, dato che è stabilizzato da qualche mese. A dicembre 2013 erano 62.536; nel periodo della condanna europea erano 66mila e nel 2010 sono arrivati a più di 70mila. La diminuzione dei detenuti è stata realizzata, ha illustrato il guardasigilli, con il "rafforzamento delle misure e delle sanzioni alternative" alla detenzione, che sono aumentate "sino ad arrivare al 31 dicembre 2014 a 31.962". L'emergenza, cioè, è stata ridotta "senza ridurre in maniera sensibile il numero complessivo dei soggetti trattati, tra carcere e misure alternative: dico questo per rispondere con i numeri a chi ha più volte parlato di indulti mascherati", ha specificato. "Particolare rilevanza - ha aggiunto Orlando - riveste, poi, la sensibile diminuzione dei detenuti in attesa di giudizio di primo grado, passati da 11.108 a dicembre 2013 a 9.549 al 31 dicembre 2014. La percentuale dei detenuti in attesa di primo grado si è ridotta al 18% del totale dei detenuti, mentre la percentuale della somma dei detenuti in attesa di primo grado e non definitivi è scesa al 33%. Quando l'Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo era al 40%. Contestualmente il numero complessivo dei detenuti in custodia cautelare è passato dai 24.409 di dicembre 2013 ai 18.475 del 31 dicembre 2014; soltanto nel 2010 i detenuti in attesa di giudizio di primo grado erano 30.184". Dopo aver snocciolato i numeri, Orlando ha spiegato che  "A fronte della consistente diminuzione dei detenuti, va evidenziato l'aumento della capienza delle carceri che, al 31 dicembre 2014, ha raggiunto i 49.635 posti"

 

 

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