Giovedì 18 Luglio 2024
CLAUDIA MARIN
Politica

Meloni: “Sui migranti fatti passi avanti. Il Mes? Uno stigma. Al fianco dell’Ucraina fino alla fine”

Ospite del Forum in Masseria di Bruno Vespa, la premier ha affrontato anche il tema dei femminicidi, nel nuovo Patto di Stabilità e del Pd

Manduria (Taranto), 9 giugno 2023 - Dai femminicidi (“Ho chiamato la mamma di Giulia”) al nuovo Patto sui migranti (“Fatti passi avanti”), dal Mes (“Uno stigma che non vogliamo”) all’Ucraina (“Resteremo al fianco di Zelensky fino alla fine”), dalle accuse di Elly Schlein (“Confonde il dissenso con l'autoritarismo”) alle riforme e all’autonomia differenziata e al taglio del cuneo. È una Giorgia Meloni a tutto campo quella che risponde alla raffica di domande di Bruno Vespa dal palco allestito nei giardini della Masseria Li Reni, la residenza della famiglia Vespa in terra di Puglia, per tre giorni forum di seminari e dibattiti senza sosta, con la presenza di nove ministri. Una kermesse che ha avuto come momento clou il colloquio pubblico con la premier, arrivata la sera prima per la cena e rimasta ospite nella notte nella casetta-suite della Masseria, l’Imperiale.

La premier Giorgia Meloni ospite di Bruno Vespa alla Masseria Li Reni
La premier Giorgia Meloni ospite di Bruno Vespa alla Masseria Li Reni

La telefonata alla mamma di Giulia

Davanti a una platea per le grandi occasioni, con manager privati e pubblici in prima fila, Meloni esordisce dall’omicidio di Giulia e del suo bambino. “È una vicenda che m'ha lasciato senza fiato, come la gran parte degli italiani. Da madre ho chiamato la madre di Giulia: la prima cosa alla quale penso è la mamma. M'ha scioccato non solo la freddezza, m'ha scioccato vedere il video di Giulia e la morte di un bimbo che a sette mesi sarebbe stato in grado di vivere”. Certo è che non bastano le leggi per contrastare i femminicidi: “Noi possiamo intervenire e interveniamo come abbiamo fatto nel caso di Giulia, per esempio, sul tema del Codice Rosso e sulla violenza contro le donne che continua a essere un fenomeno che, nonostante i ripetuti provvedimenti, non si riesce alla fine a risolvere. Ma è una questione molto più ampia, culturale. A questo va accompagnato un altro lavoro, di educazione. A me piacerebbe portare le vittime che ci sono ancora o i parenti delle vittime che non ci sono più a raccontare la loro vicenda nelle scuole”.  

La ministra Roccella: "Codice Rosso potenziato, basta interventi in ritardo. Solo così si salvano vite"

Migranti e Piano Mattei

Il ritorno alla politica nelle domande di Vespa e nelle risposte della premier prende le mosse dal Patto raggiunto nella notte sui migranti. “Si sono fatti molti passi in avanti – spiega –. Quando sono arrivata nei primi consigli europei ho posto un tema semplice: finché ci occupiamo solo dei movimenti secondari scarichiamo il problema uno sull'altro e non lo risolviamo. Ormai il paradigma della visione è condiviso da altri Paesi europei, anche quelli che sono stati più scettici”. Meloni rilancia il Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo e incalza sulla Tunisia: “Sto lavorando quotidianamente, domenica ci recheremo io, von Der Leyen e il primo ministro olandese Rutte. Ci sono già stata martedì, ed è grazie al lavoro molto prezioso che l'Italia ha fatto, insieme a quella missione, che si dovrebbe concretizzare il primo pacchetto di aiuti della commissione che è anche propedeutico a favorire l'accordo con il Fmi. A Tunisia e Fmi chiedo un approccio il più possibile pragmatico e non ideologico e mi pare che su questo si stiano facendo passi in avanti”.

Polonia, Ungheria e Italia

Il giorno dopo il voto sul patto per l'Asilo, sottoscritto dall'Italia e respinto da Ungheria e Polonia, la premier spiega che “nessuno va spinto per allontanarsi, ma al contrario, per avvicinarsi. Voglio rafforzare una civiltà fondata sull'uguaglianza e la democrazia. Bisogna fare attenzione al tema dello Stato di diritto. Comincio a vedere che si pone il tema sullo Stato di diritto anche sull'Italia: cerchiamo di essere dotati di senno. È possibile che lo Stato di diritto sia un modo per colpire governi distonici rispetto al mainstream”. Certo è, però, che la distanza da Orban e dai vertici polacchi è nei fatti. “Per quanto riguarda Polonia e Ungheria - insiste - sono democrazie più giovani della nostra, perché quando finì la Seconda guerra mondiale sono stati abbandonati al gioco sovietico. Sì, c'è un lavoro che va fatto per rafforzare quelle democrazie e accompagnarle, e sono pronta a farlo perché l'Europa non è un club di serie A e B ma soprattutto una civiltà”.

Mes e Patto di stabilità

Nessun cambio di passo sul Mes. “Il Mes - spiega - è un tema che sarebbe stupido aprire adesso, per due ragioni: la prima è che non ho cambiato idea sul Mes, ma è una parte di una serie di strumenti che vanno discussi nel loro complesso. Non ha senso ratificare la sua riforma se non sai cose prevede il nuovo patto di stabilità e crescita. Non sono convinta sulla proposta della commissione”, anche perché “il Mes è uno stigma che ora rischia di tenere bloccare delle risorse in un momento in cui invece stiamo tutti cercando risorse: poi non verrebbe utilizzato da nessuno”. Dunque, nessuna ratifica e nuove riserve sul nuovo Patto di stabilità: “Spero che si affronti questo tema in modo pragmatico e non come in Italia, in modo ideologico. Non ha senso - spiega - ratificare la riforma quando non sai cosa prevedono le nuove norme sul Patto di stabilità e crescita, rispetto alle quali, lo dico, non sono molto d'accordo sulla proposta della commissione Ue”.

Schlein e i rischi dell’autoritarismo

Prendendo le mosse dal caso della contestazione della ministra Eugenia Roccella al Salone del Libro di Torino, Meloni non risparmia Schlein: “Più ancora che di questi signori che vogliono impedire di parlare a un ministro, sono stupita che la segretaria del Pd dica che siamo allergici al dissenso: se confonde il dissenso con l'autoritarismo abbiamo un problema. Escudo che gli italiani credano che siamo in un regime di autoritarismo”. Drastica la conclusione: “Se il nuovo corso del Pd è andare dritti sulla strada che li ha portati alla sconfitta elettorale, non sono nessuno per dirgli di cambiare strategia”. Netto anche il j’accuse su possibili cambiamenti di posizione sull’Ucraina: “Una Nazione affidabile è quella in cui i politici non cambiano idea in base al fatto se stanno al governo o all'opposizione, ed è quello che sto vedendo da parte di molti. Una Nazione così può farsi sentire quando ha bisogno di essere sostenuta. E questo si vede, si vede che dell'Italia ci si può fidare, ed è molto considerata quando ha interessi da difendere”.